Il prezzo dell’oro ha avviato una fase di consolidamento dopo aver toccato un massimo relativo a 3.345 dollari, frenato da prese di profitto e da un temporaneo rafforzamento del dollaro americano. Tuttavia, il quadro di fondo resta favorevole al metallo, sorretto da fattori geopolitici, timori fiscali e crescenti dubbi sulla solidità del debito americano.
Il dollaro, che aveva guadagnato terreno grazie a dati macroeconomici solidi (tra cui un miglioramento degli indici PMI e richieste di disoccupazione in calo) ha invertito rotta, scendendo ai minimi di una settimana dopo il downgrade del rating sovrano USA da parte di Moody’s, da Aaa a Aa1. La revisione riflette le crescenti preoccupazioni per un deficit in espansione, alimentato dall’ultimo bilancio federale approvato, che potrebbe aggiungere oltre 4.000 miliardi di dollari al debito nei prossimi anni.
Questo deterioramento della posizione fiscale americana ha spinto il mercato a riconsiderare lo status del dollaro come valuta di riserva globale, con il rischio che si avvii un progressivo disimpegno da parte di investitori istituzionali esteri.
Nonostante il rallentamento della domanda di beni rifugio nel brevissimo periodo, l’oro resta ben sostenuto da un contesto geopolitico fragile. Le tensioni tra Israele e Iran alimentano l'incertezza internazionale e mantengono vivo l’interesse verso asset difensivi. Inoltre, il peggioramento degli indicatori anticipatori dell’economia Usa ha rafforzato le aspettative di un possibile rallentamento economico nei prossimi mesi.
Sul fronte della politica monetaria, i commenti dei funzionari della Federal Reserve hanno riflettuto una crescente cautela. Il vicepresidente Jefferson ha definito la politica attuale “moderatamente restrittiva”, auspicando un approccio attendista, mentre il presidente della Fed di Atlanta, Bostic, ha espresso preoccupazione per l’inflazione e si è detto favorevole a un solo taglio dei tassi nel 2024. Il presidente della Fed di New York, Williams, ha ribadito che serviranno mesi per valutare l’impatto delle politiche fiscali e commerciali sull’economia, rafforzando l’idea di un atteggiamento “wait-and-see”.
Dal punto di vista tecnico, l’oro si muove all’interno di un canale discendente ma ha mostrato resilienza in area 3.200 dollari, sostenuto dalla media mobile a 50 giorni. Un breakout sopra 3.345 dollri aprirebbe la strada verso 3.400 dollri e successivamente 3.438 dollari. Al ribasso, i supporti chiave si collocano a 3.204 dollari e 3.191 dollari. Il momentum resta positivo, con l’RSI che si mantiene sopra la soglia di neutralità.
In sintesi, sebbene il contesto macroeconomico nel breve continui a generare pressioni ribassiste sull’oro, le dinamiche fiscali e geopolitiche offrono supporto strutturale ai prezzi. I trader restano focalizzati sulle prossime decisioni della Fed, ma con un occhio sempre più critico alla sostenibilità del debito e all’evoluzione del quadro internazionale.