L’evoluzione del cambio euro/dollaro resta al centro dell’attenzione dei forex trader, sospeso tra segnali contrastanti di politica monetaria, tensioni commerciali transatlantiche e volatilità macroeconomica. In vista dell’incontro di giovedì prossimo della Banca Centrale Europea, gli operatori si interrogano sulle reali prospettive del cambio dopo aver chiuso le contrattazioni settimanali a ridosso di 1,1650 dollari.
Sul fronte dei fondamentali macro, la divergenza tra la Bce e la Federal Reserve resta uno degli elementi cruciali. L’Eurotower ha mantenuto i tassi fermi al 2,00% dopo il taglio di giugno, ma i verbali dell’ultima riunione segnalano una maggioranza favorevole a non intervenire ulteriormente nel breve. Le aspettative di mercato su un taglio a luglio sono solo intorno ad un 30% di probabilità, in calo rispetto ai mesi precedenti. Le dinamiche inflazionistiche europee restano un tema aperto: i dati di giugno non hanno fornito segnali abbastanza forti per giustificare un ulteriore allentamento immediato.
Al contrario, negli Stati Uniti, la Fed appare divisa. I verbali della riunione di giugno hanno mostrato un board spaccato tra chi vuole agire subito con tagli e chi preferisce attendere ulteriori dati sull'inflazione, accentuata da dazi e dinamiche salariali. Le minacce di tariffe doganali al 30% su beni europei e del 25% su importazioni asiatiche hanno rafforzato il dollaro come valuta rifugio, in un contesto in cui l’Unione Europea cerca di mantenere un canale negoziale aperto.
Dal punto di vista economico, l’Eurozona ha mostrato segnali misti: l’inflazione resta elevata, ma il mercato del lavoro e la produzione industriale tengono. L’ottimismo sulla resilienza dell’economia europea è alimentato anche dagli investimenti strutturali su energia verde e digitalizzazione. Secondo alcune view strategiche, se queste dinamiche si confermassero, la Bce potrebbe adottare un tono più hawkish nel medio termine, soprattutto a fronte di una Fed più cauta. Questo restringimento del differenziale di tasso potrebbe favorire un rafforzamento dell’euro.
A livello operativo, il cambio euro/dollaro si muove in un range ancora incerto. Dopo il minimo recente a 1,1556 dollari, il primo supporto tecnico significativo si colloca sulla media mobile a 55 giorni in area 1,1472 dollari, con livelli successivi a 1,1210 dollari e 1,1064 dollaro. Al rialzo, invece, serve un breakout deciso sopra 1,1830 dollari per aprire spazi verso i massimi del 2018 a 1,1852 dollari e oltre. Gli indicatori tecnici offrono segnali moderatamente negativi: l’Rsi è sceso sotto 47 punti, mentre l’Adx intorno a 25 punti evidenzia la debolezza della direzionalità attuale. Il sentiment di mercato tuttavia è misto: secondo i dati CFTC, le posizioni speculative nette lunghe in euro sono salite ai massimi da dicembre 2023, ma anche gli short istituzionali sono aumentati, indicando uno scontro tra visioni opposte. (riproduzione riservata)