Non accenna a fermarsi il poderoso recupero del dollaro australiano contro il dollaro americano (detto Aussie) che, in sole due settimane, porta a casa un rialzo di tre figure, passando da 0,67 dollari del 19 gennaio scorso, alla chiusura di questa ottava a 0,70 dollari (con un top a 0,71 dollari). Nonostante il lieve arretramento dell’ultima seduta di borsa, il bilancio resta solido: a gennaio l’Aussie ha guadagnato quasi il 5%, mettendo a segno la miglior performance mensile dal 2022 e posizionandosi tra le valute G10 più forti dell’anno.
Alla base del movimento rialzista c’è innanzitutto il cambio di percezione sulla politica monetaria della Reserve Bank of Australia. I dati macroeconomici pubblicati nelle ultime settimane, con un mercato del lavoro robusto e un’inflazione al consumo più alta delle attese, hanno rafforzato la convinzione che la banca centrale australiana sia pronta a tornare ad alzare i tassi. I mercati monetari prezzano oggi oltre il 70% di probabilità di un rialzo di 25 punti base già alla prossima riunione, con il tasso ufficiale visto in area 3,85% entro maggio e oltre il 4% nella seconda parte dell’anno. Anche se l’ultimo dato sui prezzi alla produzione ha mostrato un’inflazione stabile e non in accelerazione, il quadro complessivo resta compatibile con un orientamento monetario più restrittivo.
Questo scenario ha innescato un forte riposizionamento degli investitori sul mercato dei derivati e del forex. Le opzioni call sul dollaro australiano, che beneficiano di un apprezzamento della valuta, hanno registrato volumi nettamente superiori alle put, mentre gli indicatori di rischio mostrano che per la prima volta dal 2018 gli operatori sono disposti a pagare di più per scommettere su un rialzo dell’Aussie piuttosto che su un ribasso. Il crescente interesse si estende anche alle strategie che puntano su un rafforzamento del dollaro australiano contro il dollaro neozelandese, in un contesto di normalizzazione monetaria condivisa nell’area del Pacifico.
A sostenere il cambio contribuiscono anche fattori esterni. Negli Stati Uniti, il clima politico e le recenti indicazioni della Casa Bianca hanno ridotto la sensibilità verso un dollaro forte, mentre la Federal Reserve (pur con dati sull’inflazione alla produzione ancora sostenuti) appare meno aggressiva rispetto ad altre banche centrali. Sul fronte asiatico, l’aspettativa di nuove misure di stimolo in Cina, in particolare per il settore immobiliare, ha dato impulso ai prezzi delle materie prime, tradizionale punto di forza dell’economia australiana.
Sul piano tecnico, il cambio AUD/USD mantiene un’impostazione positiva. La tenuta dell’area 0,69/0,70 dollari conferma il breakout rialzista avviato nelle scorse settimane e trasforma questa zona in un primo supporto chiave. Gli indicatori di momentum restano in territorio costruttivo, pur segnalando un parziale riassorbimento dell’ipercomprato dopo il rally. Solo un ritorno sotto 0,68 indebolirebbe il quadro tecnico complessivo. (riproduzione riservata)