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L'analisi del ciclo economico-finanziario

21 ottobre 2022, 23:55

Milano Finanza Intelligence Unit

Il comportamento dei diversi settori azionari è legato all'andamento di alcuni fattori macroeconomici. I tassi di interesse e il livello di inflazione svolgono un ruolo chiave.

L'analisi del ciclo economico-finanziario

L’alternanza tra fasi di espansione e fasi di contrazione economica influenza in modo consistente l’andamento dei mercati finanziari. Per l’investitore, quindi, è fondamentale avere uno schema generale di riferimento all’interno del quale si possono individuare le relazioni esistenti fra il ciclo economico e i diversi mercati finanziari e conoscere quali sono i fattori che condizionano le scelte operative dei vari operatori di mercato. 
In generale: 
- un’attività economica in espansione è solitamente favorevole ai mercati azionari, con i prezzi delle azioni titoli che salgono sostenuti da un miglioramento (o dalle attese di miglioramento) degli utili aziendali; 
- un’economia debole favorisce invece i prezzi delle obbligazioni sia per l’assenza di pressioni inflazionistiche sia per uno spostamento di flussi finanziari verso le attività finanziarie considerate più sicure; 
- un’economa in fase inflazionistica spesso alimenta una salita del prezzo delle materie prime e provoca una discesa del prezzo delle obbligazioni.

Volendo sintetizzare il tutto da un punto di vista grafico l’andamento economico generale si può trovare in una di queste quattro situazioni di riferimento:
- fase 1 di contrazione (che a volte diventa recessione);
- fase 2 di ripresa;
- fase 3 di crescita/espansione (con possibile surriscaldamento);
- fase 4 di rallentamento.

Associando queste quattro situazioni all’andamento dei mercati finanziari è possibile evidenziare che:
- il mercato obbligazionario spesso anticipa le svolte al rialzo e al ribasso del ciclo economico (è quindi il mercato leading);
- il mercato azionario può anticipare sia i minimi sia i massimi economici;
- il mercato delle materie prime segue con un certo ritardo i punti di svolta dell’economia (è quindi il mercato lagging).

Per ciascuna di queste quattro fasi è possibile poi individuare un’asset class che tende a sovraperformare le altre attività finanziarie. In particolare:
- nella fase 1 vanno privilegiate le obbligazioni (bond);
- nella fase 2 le azioni (stock);
- nella fase 3 le materie prime (commodities);
- nella fase 4 la liquidità (cash).

Nella fase 1 l’economia è in fase di contrazione e ciò impatta negativamente sui risultati delle società, in particolare di quelle più legate all’attività economica. Il mercato azionario è solitamente ribassista, le commodity industriali sono in discesa e gli investitori si spostano verso il mercato obbligazionario le cui quotazioni salgono sia per gli acquisti alimentati dal fly-to-quality (per la relazione inversa che lega i rendimenti ai prezzi dei bond) sia per le politiche monetarie di tipo espansivo (ad esempio Qe) messe in atto dalle banche centrali. La discesa dei prezzi delle materie prime contribuisce infatti a diminuire le pressioni inflazionistiche, con le banche centrali che possono pertanto intervenire per ridurre i tassi di intesse al fine di contrastare la fase di contrazione e favorire una ripresa. A beneficiare di questa situazione sono i settori Front-end of cycle ossia le aziende che forniscono prodotti per i consumi di base (alimentari), servizi per la cura della persona (healthcare), telecomunicazioni (tlc) e servizi di pubblica utilità (utilities). Gli alti livelli di dividend yield offerti da questi settori, in un periodo di bassi tassi di interesse, li rendono particolarmente attraenti agli occhi degli investitori.

Nella fase 2 si assiste ad una ripresa economica, alimentata sia da una salita dei consumi sia da un incremento della produzione e degli investimenti. Il comparto tecnologico (ad esempio i semiconduttori) e quello industriale ne traggono beneficio e sostengono la ripresa del mercato. In questa fase (risk on) i settori più avvantaggiati (Middle of cycle) sono anche quelli più sensibili ai tassi di interesse ossia il comprato bancario, i servizi finanziari, l’immobiliare e l’automobilistico. Le materie prime più reattive iniziano a rimbalzare mentre il mercato obbligazionario prosegue la sua risalita in quanto le pressioni inflazionistiche rimangono contenute.

Nella fase 3 l’economia prende slancio (da una fase di ripresa si passa ad una di crescita e di espansione). I principali dati macroeconomici registrano un miglioramento della situazione generale. L’andamento economico generale è positivo: in questa fase i settori leader (Back-end of cycle) sono l’energia, i materiali e i prodotti industriali, trainati da un deciso aumento della domanda. Anche il settore della tecnologia continua a registrare buone performance grazie all’aumento degli investimenti per hardware e software da parte delle imprese. Le banche centrali, tuttavia, cercano di anticipare un possibile aumento dell’inflazione compiendo manovre restrittive (aumentando i tassi o riducendo l’acquisto di obbligazioni, il cosiddetto tapering): ciò impatta in modo negativo sui settori più sensibili ai movimenti dei tassi di interesse e sul prezzo delle obbligazioni che iniziano quindi a scendere.

Nella fase 4 l’economia raggiunge il suo picco e poi rallenta. I settori più sensibili all’andamento dell’economia, come i materiali e l’energia, rimangono forti in quanto l’espansione di fine ciclo contribuisce a mantenere elevata la domanda. Man mano che l’attività fornisce segnali di rallentamento, tuttavia, gli investitori si spostano verso settori più difensivi (risk off), dove gli utili sono meno correlati al ciclo economico e più connessi alle esigenze basilari come i consumi di base e la sanità. (riproduzione riservata)



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