Il dollaro neozelandese chiude la settimana in netto calo contro il biglietto verde. Il cambio Nzd/Usd ha terminato gli scambi in area 0,5810 dollari, segnando un arretramento superiore all’1,5% su base settimanale e confermando una fase di debolezza per il cosiddetto Kiwi. La pressione ribassista si è intensificata nelle ultime sedute, con la coppia che ha registrato una sequenza di ribassi giornalieri consecutivi mentre il dollaro statunitense tornava a rafforzarsi sui mercati globali.
Alla base del movimento c’è innanzitutto il rinnovato vigore del dollaro americano. L’indice del dollaro (Dxy), che misura il biglietto verde contro un paniere di valute principali, è tornato sopra la soglia psicologica di 100 punti, avvicinandosi ai massimi da novembre. A sostenere la valuta statunitense contribuiscono anche i rendimenti dei Treasury, in rialzo nelle ultime sedute, fattore che continua ad aumentare l’attrattività degli asset denominati in dollari.
Il rafforzamento del dollaro è stato amplificato da un contesto geopolitico più teso, che ha spinto gli investitori verso asset considerati rifugio. Le tensioni in Medio Oriente sono tornate al centro dell’attenzione dopo le dichiarazioni contrapposte tra Washington e Teheran. Il nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, ha indicato che la chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe restare una leva strategica, alimentando i timori per possibili interruzioni nelle rotte energetiche globali.
Queste tensioni hanno contribuito a un forte rimbalzo dei prezzi del petrolio, con effetti immediati sulle aspettative di inflazione globale. L’aumento delle quotazioni energetiche sta infatti riaccendendo i timori di pressioni inflazionistiche più persistenti, spingendo i mercati a rivedere le attese sulla politica monetaria statunitense. Negli ultimi giorni gli operatori hanno ridimensionato significativamente le scommesse su imminenti tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. In un contesto di inflazione potenzialmente più resistente, cresce l’ipotesi che la banca centrale americana possa mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.
Questo scenario sostiene ulteriormente il dollaro e penalizza le valute più cicliche e sensibili al rischio, tra cui il dollaro neozelandese. Il Kiwi, infatti, è tradizionalmente considerato una valuta <risk-sensitive>, strettamente legata all’andamento della crescita globale e alla propensione al rischio degli investitori. In fasi di incertezza geopolitica e finanziaria tende quindi a perdere terreno rispetto al dollaro statunitense, che beneficia di flussi di capitale verso asset più sicuri.
Dal punto di vista tecnico, la chiusura settimanale a ridosso di 0,58 dollari, apre la strada verso l’ulteriore supporto di 0,5720 dollari, ultimo baluardo prima di tornare sui minimi di fine novembre a 0,56 dollari. Al rialzo, solo un recupero sopra 0,5920 dollari migliorerebbe il quadro tecnico di breve periodo, attenuando il momentum ribassista. (riproduzione riservata)