Lo short sul dollaro neozelandese contro il dollaro americano (nzd/usd) è andato meglio di qualsiasi aspettativa, con la moneta oceanica che ha raggiunto il target prefissato dai forex trader, a 0,56 dollari, in men che non si dica. La debolezza del <Kiwi> (come viene comunemente chiamata la valuta), riflette un quadro macroeconomico interno sempre più fragile e una rinnovata forza del dollaro statunitense, sostenuto da tassi d’interesse ancora elevati e da un contesto globale di avversione al rischio.
L’ultimo segnale di difficoltà è arrivato questa settimana dal report sul mercato del lavoro del terzo trimestre, che ha confermato la fase di deterioramento dell’economia neozelandese. Il tasso di disoccupazione è salito al 5,3%, il livello più alto dal 2016, in linea con le previsioni della Reserve Bank of New Zealand (Rbnz) e degli analisti. Ancora più preoccupante, la partecipazione alla forza lavoro è scesa al 70,3%, minimo da quattro anni, mentre la quota di giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano né lavorano è balzata al 13,8%, massimo dal 2018. Il quadro è chiaramente recessivo, con l’occupazione rimasta piatta per il terzo trimestre consecutivo, in calo dello 0,6% rispetto all’anno precedente, e con la contrazione che si estende ormai oltre il comparto agricolo. Allo stesso tempo, le pressioni salariali restano modeste: le retribuzioni private, escluse le componenti variabili, sono cresciute solo dello 0,5% nel trimestre, segnalando un’ulteriore moderazione dell’inflazione domestica. Questi dati hanno consolidato le aspettative di un nuovo taglio dei tassi da parte della Rbnz nella riunione del prossimo 26 novembre, dopo la riduzione di ottobre.
I mercati monetari prezzano ora un taglio di 25 punti base quasi certo e, entro il prossimo anno, ulteriori interventi che potrebbero spingere il cash rate sotto il 2%. La prospettiva di una politica monetaria sempre più accomodante sta esercitando una forte pressione sulla valuta, mentre il differenziale dei tassi con gli Stati Uniti si amplia. La Federal Reserve ha recentemente ribadito la volontà di mantenere i tassi invariati a lungo, scoraggiando le scommesse su un altro taglio a dicembre. Ecco perché la discesa del dollaro neozelandese potrebbe non essere finita. Considerato il fisiologico rimbalzo che il cambio Nzd/Usd potrebbe fare nelle prossime sedute, l’impostazione di fondo rimane ancora negativa.
In caso di discesa sotto il supporto di 0,56 dollari, ci sarebbe l’ultima chiamata di 0,5540 dollari prima del baratro rappresentato dai minimi del marzo 2009 a 0,50 dollari circa. Per ora, il messaggio dei mercati è chiaro: il dollaro neozelandese resta ostaggio di un’economia interna in rallentamento e della dominanza del dollaro americano. Solo un miglioramento concreto della crescita o un cambio di passo nella politica monetaria americana potrà invertire una tendenza che, per il Kiwi, resta ancora saldamente ribassista. (riproduzione riservata)