Il dollaro neozelandese sta attraversando una delle fasi più delicate dell’anno. Nelle ultime sedute il cambio dollaro neozelandese contro il dollaro americano è infatti scivolato sotto l’area di 0,56 dollari, toccando i minimi da otto mesi, appesantito da dati macroeconomici deludenti e da un contesto globale di crescente avversione al rischio. Tutti elementi che, combinati, rafforzano le aspettative di un nuovo allentamento monetario da parte della Reserve Bank of New Zealand (Rbnz) nella riunione della prossima settimana (26 novembre).
I motivi per un ulteriore taglio del tasso ufficiale che, secondo le aspettative degli operatori sarà probabilmente nell’ordine dei 25 punti base (fino al 2,25%), sono molteplici. In primo luogo, i dati più recenti sui Producer Price Index (Ppi) hanno mostrato segnali di evidente raffreddamento dell’attività. I prezzi in ingresso sono aumentati appena dello 0,2% nel terzo trimestre, ben al di sotto delle aspettative dello 0,9%, mentre i prezzi in uscita hanno registrato un incremento dello 0,6%, mancando comunque le attese.
Numeri che si sommano alle valutazioni della stessa RBNZ, secondo cui le aspettative di inflazione si stanno stabilizzando attorno al 2%, in linea con il target, mentre il tasso di disoccupazione è salito al 5,3%, massimo da nove anni. Questo rallentamento dell’economia sta spingendo la banca centrale a portare avanti un ciclo di tagli particolarmente profondo rispetto ad altri istituti globali.
Dopo aver inasprito la politica monetaria in modo aggressivo tra il 2021 e il 2023 (alzando il suo tasso di 525 punti base), la Rbnz ha intrapreso dall’agosto 2024 una totale inversione di tendenza, andando tagliare i tassi di 300 punti base nel tentativo di sostenere una crescita sempre più fragile. L’inflazione è però rimasta al 3%, limite superiore del target, ma la dinamica del mercato del lavoro offre margini sufficienti per un ulteriore allentamento. Dopo la sorpresa del mese scorso, un taglio inaspettato da 50 bps, la banca centrale ha lasciato intendere di essere ancora aperta a ulteriori riduzioni, alimentando l’idea che il meeting di novembre possa rappresentare l’ultimo atto del ciclo espansivo.
Sul fronte valutario, il quadro resta complesso. Il biglietto verde, pur sostenuto da dati macro statunitensi non entusiasmanti, beneficia dei flussi rifugio in un contesto internazionale incerto, nell’attesa delle nuove indicazioni della Federal Reserve. Questo squilibrio di forze mantiene il dollaro neozelandese sotto pressione, e un ulteriore taglio dei tassi potrebbe spingere il cambio verso nuovi minimi, almeno nel breve periodo. Tecnicamente il cambio ha quasi completato un triangolo di lungo periodo e in caso di discesa sotto quota 0,55 dollari potrebbe partire un ulteriore fase ribassista che proietterebbe le quotazioni verso il minimo di marzo 2009 a quota 0,50 dollari. Un’inversione di tendenza potrebbe arrivare solo con il ritorno del cambio al di sopra di 0,58 dollari. (riproduzione riservata)