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Monitorando i certificati durante la loro vita si possono cogliere opportunità speculative che vanno al di là della logica operativa con cui sono stati concepiti. Un esempio concreto 

Investimento e trading

29 luglio 2023, 02:00

Milano Finanza Intelligence Unit

Investimento e trading

Quando si analizzano i certificati d’investimento ci si concentra quasi sempre sul loro profilo di rimborso a scadenza, cioè sui diversi scenari di mercato a cui sono legate le potenzialità di rendimento di ogni prodotto: del resto questi strumenti vengono concepiti proprio per valorizzare una certa dinamica del sottostante, direzionale o meno, e quindi per valutare l’appeal di un certificato è necessario innanzitutto comprendere a quali aspettative può rispondere e quali sono le condizioni di mercato che ne posso esaltare maggiormente l’efficacia. Tipicamente, un certificato d’investimento viene acquistato a ridosso dell’emissione o addirittura sottoscritto in collocamento, e viene poi detenuto fino a scadenza, o alla data di esercizio anticipato, nel caso di strumenti con opzione autocallable: questo accade perché alla maggior parte di questi prodotti viene più spesso associata una logica di tipo obbligazionario che non azionario, soprattutto quando si parla di certificati a rendimento cedolare e quindi anche l’operatività che si sviluppa attorno a questi strumenti è molto più spesso conservativa e prevede un ridotto turnover.

Nel corso della vita di un certificato possono però accadere molte cose, che alterano anche in modo drastico le caratteristiche di uno strumento e che possono facilmente esaltarne anche il potenziale speculativo, esaltando una logica operativa più aggressiva, quasi orientata verso il trading di tipo azionario.

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A titolo di esempio si può apprezzare la dinamica che ha caratterizzato un Express su A2a e Unicredit quotato da Leonteq a ottobre 2021 (Isin CH1139076025): si tratta di un certificato che prevede il pagamento su base trimestrale di un premio condizionato con memoria pari a 45 euro (4,5% lordo), che poteva essere pagato nelle occasioni in cui entrambi i sottostanti avessero rispettato una soglia limite posta al 100% del loro valore iniziale nelle prime quattro date di valutazione (18 gennaio, 19 aprile, 18 luglio e 18 ottobre 2022), al 95% dello strike nelle successive quattro (18 gennaio, 18 aprile, 18 luglio e 18 ottobre 2023). Curiosamente, la condizione di pagamento di queste cedole non si è mai verificata, soprattutto a causa delle difficoltà di A2a, e questo si è tradotto in un deciso calo del prezzo del certificato, crollato dai 1.000 euro del prezzo di emissione fino a quota 600, a ottobre dello scorso anno. Un aspetto da tenere in considerazione è l’effetto memoria che caratterizza le cedole e che di fatto ne permette il progressivo accantonamento: ciò significa che per ogni cedola che non è stata pagata in passato, l’ammontare che si potrà potenzialmente incassare nei trimestri successivi diventerà sempre più elevato.

A fine ottobre 2022 le condizioni del certificato erano quindi cambiate in modo drastico: con ben quattro cedole accantonate e un prezzo di mercato pari a 600 euro, lo strumento poteva offrire un potenziale di rendimento molto più elevato sia sul fronte dei premi periodici, sia soprattutto sul fronte del capitale (da 600 a 1.000 euro), tenendo conto che lo strumento in questione vincola la protezione del valore nominale al rispetto di una barriera posta al 60% del valore iniziale dei due titoli (1,09590 per A2a, 7,014 per Unicredit). Con A2a che era scivolata brevemente al di sotto di quota 1 (Unicredit non ha mai raggiunto la soglia di knock-out), si poteva scommettere sul fatto che il titolo sarebbe stato in grado anche solo di recuperare la barriera entro la scadenza per puntare a un rimborso di 1.000 euro. La realtà dei fatti ha poi offerto uno scenario incredibilmente più suggestivo, con A2a che non solo ha recuperato la barriera, ma che negli ultimi mesi ha più volte anche flirtato con la soglia utile per il pagamento delle cedole, scesa nel frattempo al 95% dello strike, quindi a 1,735175 euro per A2a e 11,1055 euro per Unicredit (già ampiamente superata). A poco meno di tre mesi dalla scadenza il prodotto si porta oggi in dote ben sette cedole accantonate, più quella finale che potrebbe essere pagata il prossimo 18 ottobre se nel frattempo A2a dovesse risalire oltre 1,735175 euro. Non per niente il prezzo del certificato è risalito nel frattempo fino a 1.250 euro, iniziando a scontare proprio un’elevata probabilità che si configuri lo scenario migliore, che a scadenza potrebbe determinare un rimborso a 1.360 euro.

L’esempio in questione è abbastanza particolare e probabilmente estremo nel suo sviluppo temporale e sarà davvero interessante monitorare la situazione per vedere se ci sarà anche il lieto fine, ma il senso del discorso è che ancora una volta i certificati rivelano un potenziale operativo davvero ampio, che può anche andare al di là della logica con cui sono stati sviluppati. (riproduzione riservata)



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