Spettacolare inversione di tendenza sul mercato delle valute, dollaro in primis, dopo il dato sull'inflazione della scorsa settimana. Nelle ultime tre sedute la svalutazione del dollaro ha fatto cambiare direzione a tutti i cambi che hanno a denominatore il biglietto verde, permettendo ai trader più aggressivi di effettuare uno stop and reverse sulle posizioni lunghe in essere. D'altronde il movimento è stato ampio come dimostra quanto avvenuto sul Dollar Index che, una volta rotto a ribasso il limite inferiore del canale leggermente ribassista che ingabbiava il future da fine settembre, ha perso oltre tre figure passando da 109,5 punti al minimo relativo di 106,14 punti. Il tutto appunto a causa del dato sull'inflazione Usa che per la prima volta dopo molti mesi ha mostrato un rallentamento rispetto alle aspettative. A ottobre infatti i prezzi sono saliti dello 0,4% rispetto al mese precedente contro il +0,6% atteso, mentre su base annua il rialzo è stato del 7,7% contro il +7,9% atteso. Tanto è bastato agli operatori per vedere la luce in fondo al tunnel. Da qui la reazione immediata, anche se non è detto che il nuovo trend sia destinato a durare. Già ieri sul forex si è assistito a volatilità in netta diminuzione tanto che il Dollar Index è rimbalzato dello 0,5%, chiudendo la seduta a 106,7 punti. Nell'attuale contesto risulta ancora più interessante l'evoluzione dell'euro/dollaro, correlato inversamente al Dollar Index, che non solo è ritornato ampiamente sopra la parità ma si trova ora a combattere con la resistenza statica di medio termine in area 1,04 dollari. Per la violazione rialzista servirà un ulteriore indebolimento del dollaro, che non sembra però imminente. I forex trader sembrano infatti in attesa di qualche altro fattore che confermi politiche delle banche centrali meno aggressive. Ecco perché nelle prossime sedute potrà verificarsi una fase laterale che difficilmente si potrà estendere fino alla prossima riunione di Fed o Bce (previste il 14 e il 15 dicembre). Probabilmente la decisione di rompere a rialzo o stornare potrebbe arrivare a seguito di dichiarazioni da parte di autorità monetarie o da ulteriori conferme (o smentite) a livello macro, ad esempio i dati su prezzi alla produzione o al consumo. Ad ogni modo in caso di movimento rialzista l'obiettivo per l'euro/dollaro è a ridosso dei minimi del marzo 2020 quando il cambio era a 1,07 dollari. Uno storno invece potrebbe spingersi fino all'ex resistenza (ora supporto) a 1,02 dollari, per poi scendere verso 1,01 dollari. D'obbligo inserire uno stop loss.
Un altro cambio che vale la pena tenere sotto controllo è il dollaro/yen. Nelle scorse settimane su questa coppia valutaria si è consumato uno scontro tra gli operatori e la Bank of Japan che almeno in due riprese è dovuta intervenire direttamente vendendo dollari per tentare di dare un po' di forza alla moneta nipponica, ma senza grande successo. Quello che non è riuscito alla BoJ è invece riuscito al dato sull'inflazione usa. La debolezza del biglietto verde si è infatti riversata anche sul dollaro/yen che è tornato a ridosso di quota 140 yen, ben al di sotto del massimo di lungo periodo segnato il 21 ottobre a 151,94 yen. Anche in questo caso bisognerà aspettare un ulteriore discesa sotto il supporto di 140 yen per mettersi short sul cambio. Interessanti i target con un primo obiettivo a 137,5 yen per poi andare verso l'area dei 135 yen. (riproduzione riservata)