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Incubo parità tra sterlina e dollaro
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Nuovo minimo a 1,035 $ per la divisa Uk dopo l'annuncio del piano di sostegno alle famiglie

Incubo parità tra sterlina e dollaro

MF - Numero 189 pag. 23 del 27/09/2022

Milano Finanza Intelligence Unit

A questo punto atteso un rimbalzo del pound, per poi tornare al ribasso fino alla parità contro il biglietto verde

Obiettivo parità tra sterlina e dollaro? E' il timore che filtra dalle sale operative dopo la drammatica seduta di ieri che ha visto la sterlina raggiungere un nuovo minimo storico sul biglietto verde a 1,0350 dollari. I segnali di tensione sulla moneta britannica però c'erano già tutti a fine estate e ne è riprova proprio l'articolo del 6 settembre scorso del Mf Tradingonline che titolava «Sterlina sull'orlo del precipizio». Allora la divisa Uk danzava pericolosamente sul supporto statico di quota 1,1450 dollari che rappresentava un pavimento di lungo periodo facendo riferimento al minimo del marzo 2020 e soprattutto al minimo di marzo 1984. Il 16 settembre scorso gli operatori valutari sono andati a forzare il supporto, rompendolo a ribasso. Il movimento seguito alla violazione dell'area di 1,1450 dollari non è stato tuttavia impetuoso come ci si poteva aspettare, con alcune sedute in laterale a ridosso di quota 1,14 dollari. E questo perché i forex trader hanno voluto attendere la riunione della Bank of England del 22 settembre per prendere una posizione netta sul cambio sterlina/dollaro nel timore di un rialzo dei tassi d'interesse superiore alle attese. Invece niente, la Boe ha deciso di rialzare i tassi dello 0,50% attestandoli al 2,25%, in linea con le aspettative degli analisti. Dopo questa mossa la sterlina contro il dollaro era destinata a una lenta e inesorabile discesa verso l'area di 1,13 dollari. Poi però è arrivata la neopremier Liz Truss con iun maxi piano di rilancio dell'economia che ha mandato a rotoli la sterlina.

L'obiettivo principale del piano è quello di garantire attraverso un sostegno pubblico il congelamento fino a due anni delle bollette dell'energia per famiglie e imprese. Sono stati poi confermati una serie di tagli delle tasse introdotte dalla precedente compagine di Boris Johnson e dall'ex cancelliere Rishi Sunak, nonché la revoca del tetto sui bonus ai banchieri della City. Il costo di questa manovra aggiuntiva di emergenza, per i soli primi sei mesi di congelamento delle bollette, è stato indicato dal ministro alla Camera dei Comuni in 60 miliardi di sterline, da finanziare con un extra deficit.

Nello dettaglio si punta a un taglio generalizzato delle aliquote sul reddito da aprile 2023, a cominciare da quella per chi supera le 150 mila sterline all'anno, che passerà dal 45% al 40%. Prevista poi, l'abolizione dell'imposta di bollo sulle transazioni immobiliari fino a 250 mila sterline e la cancellazione dell'incremento dell'1,25% sui contributi previdenziali previsti dalla National Insurance.

La nuova premier ha voluto fare le cose in grande, senza però calcolare l'impatto di una simile mossa sui conti pubblici del Regno Unito considerato che l'inflazione è già quasi al 10% in un contesto recessivo dopo che le stime della Boe hanno indicato a -0,1% il trend del Pil nel terzo trimestre 2022, una frenata finora attesa solo a partire dal quarto trimestre.

L'annuncio del piano fatto venerdì scorso ha portato la divisa Uk a chiudere l'ottava in area 1,0840 sterline, anche se il ko è arrivato nelle contrattazioni asiatiche di domenica notte quando in genere si registrano scambi più esigui. La rarefazione dei book sul Forex non ha lasciato scampo alla sterlina che, colpita dalle forti vendite, ha segnato un nuovo minimo storico a 1,0350 dollari. Nel corso della seduta di ieri c'è stato poi un susseguirsi di indiscrezioni secondo cui la Boe sarebbe intervenuta con una riunione straordinaria per rialzare i tassi (si vociferava addirittura di un rialzo nell'ordine di 100/150 punti base), indiscrezioni che hanno portato il cambio a recuperare parte delle perdite e tornare poco sopra 1,09 dollari. Purtroppo poi è arrivata l'ennesima doccia fredda. Nel tardo pomeriggio è infatti arrivata una nota della Bank of England che ha lasciato poco spazio per sperare in un intervento straordinario, spiegando che effettuerà una valutazione completa delle nuove misure annunciate dal governo e del loro impatto su domanda, inflazione e sterlina alla prossima riunione del direttorio del prossimo 3 novembre e poi «agirà di conseguenza. La Banca sta monitorando molto attentamente gli sviluppi sui mercati, alla luce dei rilevanti ripricing degli asset finanziari«.

Insomma, escluso un imminente rialzo dei tassi, anche se la Boe non esclude ulteriori interventi su questo versante al momento appropriato e che «non esiterà a modificare i tassi nella misura necessaria per riportare l`inflazione all`obiettivo del 2% in maniera sostenibile».A queste parole ha fatto seguito una nuova discesa della sterlina che ha infine chiuso a 1,0675 dollari. Per le prossime sedute ci si attende un possibile lento ritorno della sterline verso 1,10 dollari in prima battuta, per poi tentare il ritorno sull'ex supporto, ora resistenza statica, a quota 1,1450 dollari. Questa potenziale risalita, ammesso che arrivi, sarebbe però solo un rimbalzo tecnico da aspettative perché il trend di fondo rimane ampiamente ribassista, con un target di medio termine che tutti vedono ma nessuno ha il coraggio di dire: la parità tra sterlina e dollaro. (riproduzione riservata)



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