Passare alle mid caps, abbandonando i soliti nomi associati alle grandi capitalizzazioni, può offrire diversi vantaggi. Si affronta innanzitutto un cambiamento in termini settoriali e di tipologia di business, una scelta che può portare a rendimenti sufficientemente disallineati rispetto ai classici indici di mercato. D’altronde, spesso le minori capitalizzazioni operano in business più di nicchia (spesso legati alla tecnologia) e sono più dinamiche rispetto alle blue chips, nonchè flessibili alle evoluzioni del mercato. Rimanendo nell’area europea allargata, includendo quindi Uk e Svizzera, nel passato un posizionamento a livello di indice Mid Caps avrebbe pagato, compensando il maggior rischio di tale posizione. Negli ultimi 5 anni, se il Msci Europa ha restituito mediamente all’investitore il 6,9% annuo (4% annuo nell’ultimo decennio), le medie capitalizzazioni hanno realizzato un interessante +8,6% medio annuo (+7,2% sul decennio). Tale vantaggio rimane anche se si allunga ulteriormente l’orizzonte temporale.
Come sempre, è necessario però assumersi una dose di volatilità leggermente più alta, per incassare tale premio. Sul lungo periodo, l’indice Msci Europe ha espresso una volatilità media del 14% annuo, mentre le medie capitalizzazioni vedono salire l’indicatore di rischio verso il 15,5%; gli indicatori di rapporto rendimento-rischio però sono migliori per queste ultime, in quanto il vantaggio in termini di rendimento supera l’elemento negativo associato alla volatilità. Guardando alla statistica, la correlazione tra i due indici è giustamente molto elevata, prossima a 0,95, affiancata dal beta vicino a 1,1; elementi che confermano una maggior dinamicità per le medie capitalizzazioni, che può portare a extra-performance durante le fasi bullish dei mercati bilanciata da drawdown più consistenti nelle fasi critiche dei listini globali.
In termini di settori, un’esposizione diversificata di questo tipo conduce, a livello europeo, ad un buon sovrappeso verso il comparto industriale (25% circa rispetto a 16% circa del Msci Europe) e le telecomunicazioni, a discapito principalmente dei settori health care e beni di consumo di base. Guardando ai multipli e al dividendo atteso, si evidenzia un sostanziale pareggio, con un P/e atteso un filo più contenuto per le mid caps e uno yield annuo del 3,15% in entrambi i casi. Diverse azioni a minore capitalizzazione sono però oggi piuttosto care, e per gli amanti del rischio specifico, che preferiscono puntare su singoli nomi o un basket concentrato di azioni, è importante identificare titoli potenzialmente ancora in grado di correre.
BILFINGER

In Austria e Germania si segnalano i titoli Bawag Group (settore finanziario, P/e atteso pari a 8,5, dividend yield del 8,5%, beta di 1,25) e Bilfinger (settore servizi di ingegneria, P/e atteso pari a 12,5, dividend yield del 3,5%, beta di 0,51), in entrambi i casi caratterizzati da un trend al rialzo ben impostato. In Francia spiccano i titoli Spie (settore tecnologico, P/e atteso pari a 14,3, dividend yield del 2,3%, beta di 0,84), che ha risentito maggiormente della volatilità delle ultime sedute, Sopra Steria (settore servizi IT, P/e atteso pari a 11,5, dividend yield del 2,2%, beta di 1,19), Rexel (settore servizi industriali, P/e atteso pari a 10,2, dividend yield del 4,6%, beta di 1,35) e Ipsos (settore marketing, P/e atteso pari a 12,1, dividend yield del 2,5%, beta di 0,67).
Nei Paesi Bassi interessante la struttura grafica di Arcadis (settore servizi di ingegneria, P/e atteso pari a 18,7, dividend yield del 1,5%, beta di 0,75) e Aercap (settore aereo, P/e atteso pari a 8,7, dividend yield del 1,1%, beta di 1,05), mentre in Spagna si conferma da alcuni mesi molto tonico il titolo Atresmedia (settore media, P/e atteso pari a 9,8, dividend yield del 7,8%, beta di 0,79) che ha ancora molti margini di recupero rispetto al passato. In Svizzera ben impostati Sulzer (settore servizi tecnologici, P/e atteso pari a 16, dividend yield del 3%, beta di 1,02), al test dei massimi storici, e Swiss Life (settore assicurazioni, P/e atteso pari a 15, dividend yield del 5,3%, beta di 0,96). Nel Regno Unito svettano infine i titoli Qinetiq (settore difesa, P/e atteso pari a 14,6, dividend yield del 1,8%, beta di 0,5) e Beazley (settore assicurazioni, P/e atteso pari a 7,2, dividend yield del 2,1%, beta di 1,04), il primo in area di ipercomprato che necessita di uno storno di breve periodo.
DANIELI

Nel panorama italiano si segnalano i titoli Danieli (settore industriale, P/e atteso pari a 11,4, dividend yield del 0,85%, beta di 0,57) e Piovan (settore industriale, P/e atteso pari a 11,7, dividend yield del 2,3%, beta di 0,25); il legame con il listino è molto basso, dove il primo titolo esprime un trend molto forte mentre Piovan sembra più adatto in ottica di portafoglio per chi cerca decorrelazione. (riproduzione riservata)