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Il trading diventa radioattivo
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L’uranio nell’ultimo mese ha registrato un forte rialzo delle quotazioni

Il trading diventa radioattivo

MFT - Numero 186 pag. 20 del 21/09/2021

Milano Finanza Intelligence Unit

Dalla metà di agosto i prezzi sono passati da 30 a 50 dollari alla libbra e potrebbe essere solo l’inizio di una fase più importante. Ecco tutti gli strumenti per operare

Il nuovo mantra della transizione energetica ha portato numerose materie prime a registrare forti rialzi di prezzo, con in prima battuta i metalli. La corsa per molte di queste sembra tuttavia non solo giunta al termine, ma addirittura invertita a ribasso. I trader però, sempre alla ricerca di nuove opportunità, hanno cominciato a puntare un sottostante che fino al mese scorso era rimasto al palo e che nell’ultimo periodo ha conosciuto una fase di apprezzamento: l’uranio. Basti pensare che solo il 16 agosto scorso i prezzi dell'Uranio (espresso in dollari per libbra - $/Lbs) battevano quota 30 dollari, mentre la chiusura di ieri sul contratto future americano ha superato i 50 dollari, massimo dal 2012. “Una salita verticale guidata da diversi fattori, sia tecnici che fondamentali”, ha spiegato Giacomo Andreoli, fondatore e ceo di Sovereign Capital Advisory, realtà operativa negli investimenti alternativi per i quali funge sia da advisor che da investitore diretto.

Ma quali sono stati i fattori che hanno portato i prezzi dell'Uranio a raggiungere questi valori ed a trascinare in questo movimento i prezzi delle azioni dei principali produttori di Uranio al mondo? Secondo Andreoli i fattori guida del movimento possono essere identificati in diversi fattori. Il primo driver è sicuramente la spinta ESG per un’economia carbon-zero, che vede la tecnologia nucleare come una possibile soluzione non da abbandonare ma da far crescere: la produzione di energia elettrica dal nucleare è quella con le più basse emissioni di CO2. I policy maker stanno sempre più indirizzando la propria comunicazione verso un'accettazione del nucleare e futuro suo utilizzo come soluzione in un'economia con basse emissioni. Il secondo fattore è una consapevolezza del non-rischio legato al nucleare insito in una maggiore sicurezza legata alla maturità di questa tecnologia. C’è poi il fattore legato al costo dell'energia prodotto con le altre fonti energetiche, in particolare con gas e petrolio, con i prezzi della “bolletta” energetica che stanno aumentando vertiginosamente mentre l'economicità dell'energia nucleare sta tornando ad essere un tema d'attualità, non solo in Italia. Ci sono poi fattori contingenti che hanno contribuito al rialzo dei prezzi come l'avvio di iniziative di investimento che hanno l’obiettivo di fornire un’esposizione diretta all’uranio fisico, paragonabili alle funzioni di un Etf replicante dell’andamento di una commodity. Le più importanti sono il canadese Sprott Physical Uranium Trust, gestito dall’asset manager Sprott, e l’inglese Yellow Cake quotata all’AIM di Londra.

Questa entrata degli asset manager specialisti nelle commodities in un mercato piccolo come quello dell'uranio, sta provocando una vera e propria rincorsa al materiale fisico ed a cascata una forte pressione sui prezzi, “tanto che un asset manager come Sprott si potrebbe definire un elefante in una cristalleria” specifica Andreoli. Le dimensioni dello Sprott Physical Uranium Trust ed i suoi acquisti sul mercato spot dell'Uranio, con dimensioni molto piccole e con supply chain complessa, è un vero e proprio game changer. Attualmente lo Sprott Physical Uranium Trust ha masse di Uranio pari a  27.714.382 libbre (circa 12.600 Tonnellate). Ha da solo praticamente ¼ della produzione mondiale annuale. Posizione che si è costruita principalmente negli ultimi mesi. L’inglese Yellow Cake ha circa 15.860.000 di Libbre (circa 7.100 Tonnellate). Sommando l’esposizione di queste due realtà abbiamo circa 1/3 della produzione annua allocata in veicoli che vanno ad incrementare la domanda totale di Uranio.

Conseguenza di questo è l’accelerazione del deficit di uranio fisico. Deficit già ampio rispetto alla domanda legata alla produzione delle centrali. Nel 2019 la produzione mondiale di uranio è stata di poco sotto le 50.000 tonnellate, mentre l’utilizzo per il funzionamento dei reattori è superiore alle 60.000 tonnellate. Un importante gap tra domanda ed offerta e che si sta allargando ogni giorno di più.

Lo scenario per il medio periodo, da qui ai prossimi mesi, vede una continua ascesa dei prezzi anche alla luce di un ritorno dell’interesse degli investitori in scia alle nuove dinamiche di mercato in essere. Rispetto ai bull market precedenti, questo appena iniziato possiede un elemento aggiuntivo: la presenza di specifici asset manager che accumulano uranio fisico con il conseguente effetto di creare un forte gap domanda/offerta. Ma come è possibile per un investitore partecipare al movimento in questo mercato?  Le soluzioni possono essere principalmente due: utilizzare ETF che rappresenta un paniere di società operative nell’industria dell’Uranio o acquistare direttamente azioni delle società quotate.

Nel primo caso esistono diversi ETF quotati sui principali mercati. Probabilmente lo strumento più rappresentativo è il Global X Uranium ETF (URA), quotato al NYSE, in quanto contiene un panel di quasi cinquanta aziende operative nel settore oppure il più piccolo ETF North Shore Global Uranium (URNM). Questi strumenti hanno partecipazioni che spaziano dalla Canadese CAMECO Corporation (CCN) quotata anche a New York che ad oggi ha una capitalizzazione di circa 9 miliardi di dollari, passando per la Kazaka Kazatomprom, l’Australiana Paladin Energy e la Canadese Denison Mines. “Ma a questi produttori che gestiscono direttamente l’estrazione di uranio nelle loro miniere, si devono aggiungere quelle società che hanno sviluppato un business model molto particolare: lo stoccaggio di uranio fisico”, ha aggiunto Andreoli. Secondo lo specialista, le due più importanti come detto precedentemente sono la canadese Sprott Physical Uranium Trust, costituito partendo dalla Uranium Participation Corporation, e l’inglese Yellow Cake quotata sul mercato AIM di Londra. Queste due società hanno la particolarità di accumulare Uranio fisico e di conseguenza il loro valore è rappresentato dal quantitativo di Uranio posseduto moltiplicato per il prezzo spot. Il loro valore può essere quindi rappresentato da un NAV (net asset value) che le stesse società pubblicano in maniera abbastanza ricorrente al fine di dare un’indicazione agli investitori del valore dei loro asset.



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