I segnali di un’imminente nuova tornata del risiko bancario ci sono tutti, e non passano certo inosservati ai trader. Tralasciando le varie indiscrezioni di stampa o i rumors del sottobosco delle sale operative, a rafforzare le ipotesi di una nuova fase di m&a tra banche ci sono gli input operativi. C’è ad esempio il fatto che il settoriale bancario italiano ha rotto la resistenza di medio/lungo termine dei 9 mila punti, chiudendo ieri ben oltre a 9.208 punti. C’è l’aumento dei volumi sui gruppi maggiormente interessati dal risiko e ci sono le chiusure, o riduzioni ai minimi termini, delle posizione nette corte (le operazioni ribasisste) degli hedge fund su tutti i titoli del comparto bancario. La domanda che sorge spontanea è: su chi puntare? A livello tecnico ci sono delle configurazioni molto interessanti che, anche in caso di mancato deal, potrebbero portare rendimenti ai trader.
Cominciamo con il dire che non è il caso di Unicredit, o meglio, lo sarebbe se non aleggiasse sopra di lei il matrimonio con Banca Mps, non proprio caldeggiato dagli analisti. Il titolo di Piazza Gae Aulenti si trova infatti con un’impostazione tecnica decisamente positiva, specie dopo che ieri ha superato la barriera di quota 9,5 euro, andando a chiudere la seduta a 9,85 euro. Il corso azionario ha dunque un primo obiettivo a quota 10 euro, salvo poi puntare verso il target dei 11,25 euro per azione in corrispondenza del minimo di inizio novembre 2019. L’ipotesi però, come anticipato, non contempla l’incorporazione di Mps che potrebbe invece produrre una fase di ribasso sul titolo. Tecnicamente ci sono due segnali incontrovertibili, ossia i gap lasciati aperti tra i 5 e il 6 maggio scorso e quello tra il 2 e il 3 febbraio. Per ricoprire il primo gap bisognerebbe tornare fino a quota 8,85 euro mentre, per ricoprire il secondo, la discesa dovrebbe estendersi fino a 7,78 euro. Tutt’altra configurazione Banco Bpm che sembrerebbe in una situazione win-win. Che la banca diventi uno dei protagonisti del prossimo risiko è scontato ed è testimoniato dal fatto che proprio ieri l’hedge fund Marshall Wace ha chiuso l’ultima posizione short che era presente sul titolo. Le ipotesi che serpeggiano sul gruppo guidato da Giuseppe Castagna sono di un’opa ostile da parte di Unicredit o di un’unione amichevole con Bper. In entrambi i casi il titolo potrebbe lanciarsi verso nuovi orizzonti rialzisti. Il titolo ha superato ieri la resistenza statica di quota 2,50 euro, chiudendo la giornata a 2,5290 euro e ha come primo target l’area di massimi relativi di luglio 2018 a 2,74 euro. Il vero obiettivo degli analisti si trova però sulla soglia dei 3 euro per azione, livello su cui l’azione ha veleggiato per tutta la prima parte del 2018. Sembrerebbe fantafinanza, e probabilmente lo è, tuttavia bisogna rimarcare il fatto che Banco Bpm, tecnicamente, avrebbe da ritestare ancora l’area dei 5 euro dopo la discesa del 2016. C’è poi un gruppo bancario che in silenzio sta catalizzando l’attenzione degli operatori per risultati economici e impostazione tecnica: Banca Popolare di Sondrio. Il gruppo guidato dall’amministratore delegato Mario Alberto Pedranzini, è dato come tra i papabile per un possibile m&a bancario; ipotesi rafforzata dopo la trimestrale presentata proprio ieri che ha evidenziato un utile trimestrale di 59,3 milioni di euro. Purtroppo per i ritardatari, il titolo della Pop. di Sondrio è stato uno di quelli che ha recuperato di più dopo il minimo «Covid» di marzo 2020, anche se non tutto è perduto. Se le indiscrezioni di un interesse verso l’istituto valtellinese dovessero rafforzarsi, il corso azionario potrebbe andare a superare un bivio molto importante, quello di area 4 euro.
Se si dovesse superare tale resistenza statica, che dura dalla fine del 2015, le proiezioni tecniche parlano di un primo obiettivo a 4,5 euro per poi raggiungere il massimo relativo dell’agosto 2015 a 4,76 euro per azione. Ci sarebbe poi l’area di 5 euro, ma è meglio andare passo per passo. C’è infine Bper che, nonostante si trovi ancora in ballo con l’integrazione degl sportelli Ubi, resta un altro attore protagonista del risiko. Difficile però dire se avrà, e soprattutto quale sarà, il suo ruolo nell’eventuale risiko. Questa indecisione viene rappresentata anche nelle quotazioni con il titolo che deve ancora superare la resistenza di medio termine dei 2/2,1 euro. Se riuscirà nell’impresa c’è da pensare di poter raggiungere l’area dei 2,5 euro. Se questo non accadrà attenzione a un possibile ritorno verso 1,8 euro. (riproduzione riservata)