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Il reddito fisso calamita i trader
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I movimenti sui prezzi offrono ottime occasioni, specie sulle scadenze più lunghe

Il reddito fisso calamita i trader

MFT - Numero 212 pag. 22 del 27/10/2020

Milano Finanza Intelligence Unit

A offrire gli spunti migliori sono ovviamente i Btp. Per chi vuole invece puntare sul mercato obbligazionario americano meglio scegliere un paniere di Etp legati ai Tresury e a corporate bond

Finché c’è bond c’è speranza (per i trader). Nelle ultime sedute i movimenti sui mercati obbligazionari hanno dato la sveglia ai trader. Se gli investitori di lungo periodo hanno infatti difficoltà a trovare rendimenti, i trader di breve hanno invece soddisfazioni a speculare sul trend dei prezzi nominali. In Europa nessuno può competere con il mercato dei titoli di Stato italiani, di gran lunga i più scambiati. La parte del leone la fanno le scadenze più lontane nel tempo, in particolare il Btp 2,8% marzo 2067 che ieri, 26 ottobre, ha scambiato oltre 71 milioni di euro di controvalore. Se a questo si sommano gli scambi effettuati dai Btp 2,45% 2050, Btp Italia 2025, Btp Futura 2030 e Btp 1,45% marzo 2036, l’ammontare passato di mano supera i 210 milioni. L’interesse sui titoli di Stato italiani è noto, tuttavia la solida tendenza ribassista dei rendimenti (in essere dal 22 aprile scorso su tutte le scadenze citate a causa degli interventi della Bce) ha dato per contro una spinta rialzista alle quotazioni inserendo i movimenti in un canale che preannuncia ulteriori salite.

Prendendo ad esempio in considerazione il Btp 2,8% marzo 2067, si può notare come dal minimo di 92,60 punti del 22 aprile scorso, il prezzo sia risalito fino alla chiusura di ieri a 128,69 punti, segnando persino un massimo relativo il 14 ottobre a 134,91 punti. La seduta di ieri ha però lasciato un gap up aperto molto importante e, per chi crede in un (probabile) rafforzamento ulteriore delle quotazioni, prima di posizionarsi lunghi occorre attendere la chiusura del gap con ritorno dei prezzi a 127 punti. I target rialzisti sono però molto interessanti e contano come minimo il ritorno sui massimi relativi a 135 punti. L’unico segnale di pericolo arriverebbe con la discesa sotto 125,50 punti, che andrebbe a violare a ribasso il canale rialzista, proiettando le quotazioni verso un primo supporto di 121,6 punti, e 115 punti in seconda battuta.

Un altro paio di maniche è invece il mercato americano, dove i trader non hanno grandi possibilità di operare sul Treasury, in quanto mancano gli ampi movimenti visti sul Btp. L’operatività sull’obbligazionario in dollari appare complessa, anche perché non pochi corporate stanno correggendo pesantemente. Secondo Lorenzo Raffo, trader obbligazionario, un’opzione praticata dal mercato negli ultimi giorni è stata quella del T-Note 1,75% Mz22, che non espone a incertezze sulla duration, con un rendimento in corso però solo dello 0,20%, che di fatto si annulla considerando l’inflazione. Il livello dell’1% viene garantito soltanto da scadenze di almeno 15 anni, mentre con un trentennale si va di poco oltre l’1,5%. Meglio allora dirottarsi verso i bond corporate? «Assolutamente no, perché purtroppo sul mercato regolamentato italiano sono penalizzati da ampi spread», ha spiegato Raffo. L’unica vera alternativa sta allora negli Etf riferiti all’obbligazionario in dollari, che meglio si adattano a una situazione di incertezza sulle evoluzioni future, garantendo allo stesso tempo rendimenti interessanti. «Con un pac inoltre si riesce anche a tenere sotto controllo l’incertezza dell’andamento del dollaro», conclude il trader. Per l’operatore, considerando tutte le tensioni che caratterizzeranno le prossime settimane a causa dell’imminenza delle elezioni americane, un piano di accumulo su etf con sottostanti diversi costituisce la soluzione migliore.

Ecco allora che se si scelgono tre etp obbligazionari, diversi tra loro, si possono soddisfare l’esigenza di puntare su significative variazioni delle quotazioni nel tempo assicurando comunque discreti rendimenti cedolari. Il Pimco Us Low Duration Corporate Bond replica obbligazioni societarie investment grade a breve scadenza (duration da 0 a 4 anni). Ha una buona dimensione, si caratterizza per una volatilità media fra il 7,5 e il 9% e paga una cedola trimestrale con rendimento in corso del 2,5% in euro. C’è poi il Lyxor Core US Treasury 10+ Years che riproduce titoli di Stato Usa lunghi, potenzialmente più esposti a variazioni della curva. Rilevante la dimensione, mentre la volatilità è logicamente maggiore e si aggira sul 20% con punte anche del 22-24% nel breve periodo. Rende il 2,5%, sempre espresso in euro, con cedola annua.

Infine l’Ubs Us Liquid Corporate ha come sottostanti bond societari investement grade in dollari su tutte le diverse scadenze. Sebbene le dimensioni del fondo siano inferiori a quelle dei due precedenti, la volatilità supera il valore medio del 10% e il rendimento cedolare (a doppio stacco ogni anno) oltrepassa il 3%. Tutti e tre questi Etf stanno vivendo una fase di debolezza piuttosto accentuata e duratura dopo i massimi di febbraio. «Proprio questo riscontro giustifica la scelta di un piano di acquisto strutturato su diversi livelli di prezzo», conclude Raffo, «perché le previsioni prevalenti ipotizzano un rialzo dei rendimenti, ma non si può scartare totalmente l’ipotesi opposta». (riproduzione riservata)



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