Questa settimana la sterlina ha macinato tutte le rivali globali maggiori. Non c’è stata storia, dollaro, yen, australiano, canadese, tutti in perdita contro la moneta inglese. E non sembra neanche finita qui. Solo l’euro ha cercato di tenere un minimo il confronto andando a perdere comunque lo 0,6% anche se in questo periodo la moneta unica viaggia con dinamiche tutte sue, interne alla zona euro. Ma questa è un’altra storia, magari la settimana prossima dopo la riunione della Bce.
Questo invece è il momento di gloria per il pound che si sta riprendendo sempre di più dopo lo storico minimo del cable dello scorso autunno (1,0356 dollari del 26 settembre 2022), quando i mercati finanziari fecero capire all’ex primo ministro Liz Truss che non si potevano. Durante questa ottava, la sterlina ha mostrato da subito notevole struttura per poi andare ad affrontare proprio nell’ultima seduta la resistenza di 1,25 dollari, rompendola. Alla fine, il cambio ha chiuso nei dintorni di 1,2580 dollari (+1,10% su base settimanale), proprio a ridosso di un’altra resistenza che se infranta potrebbe portare in un attimo al massimo del 31 maggio 2022 a 1,2660 dollari per poi allungare verso 1,2770 dollari.
La valuta del Regno Unito si è rafforzata grazie alle indicazioni che arrivano da un’economia che sta reggendo meglio del previsto. L'attività manifatturiera è aumentata dello 0,1% nell’ultimo trimestre dello scorso anno, rispetto a delle previsioni di una stagnazione. La crescita del prodotto interno lordo di gennaio invece è stata stimata in rialzo dello 0,3%, dopo il calo dello 0,5% di dicembre. Questa resilienza sta rafforzando le aspettative che la Banca d'Inghilterra manterrà la sua politica di aumenti aggressivi dei tassi di interesse, nonostante le preoccupazioni per la salute del settore bancario globale permangono. L'aumento dei tassi può aumentare la valuta nazionale perché aiuta ad attrarre investitori stranieri alla ricerca di rendimenti più elevati.
Anche l'inflazione in Uk è balzata a un tasso annuo del 10,4% a febbraio , sottolineando la necessità per la Banca d'Inghilterra di mantenere il suo approccio duro. L’Fmi ha previsto a gennaio che l'economia del Regno Unito si contrarrà dello 0,6% quest'anno, mentre tutte le altre economie avanzate cresceranno, anche se di poco. Ma il brusco calo dei prezzi dell'energia e la riapertura della Cina hanno fornito un po' di sollievo sulle prospettive economiche dall'inizio dell'anno. Per la prossima settimana non si attendono grossi movimenti, fino alla riunione della Fed, quando invece le previsioni sono per un aumento della volatilità. In quell’occasione però il pallino lo prenderebbe in mano il dollaro e probabilmente lo terrà in mano fino all’11 maggio, quando la riunione della banca centrale dell’Inghilterra dovrà decidere sul da farsi. Le aspettative sono per un rialzo dei tassi, ma c’è ancora incertezza sul quanto, e in quante volte. (riproduzione riservata)