Sono lontani i tempi del deprezzamento del 20% in pochi mesi della sterlina contro l’euro, sulla scia del referendum per la Brexit del giugno 2016. E da allora, in effetti la divisa britannica ha espresso un ampio e volatile movimento in laterale, con un floor a ridosso di 0,82 e un cap attorno a 0,94 sterline. Anche gli ultimi anni di sconvolgimento delle politiche monetarie, sia a livello Uk che area euro, non hanno impattato più di tanto sulla divisa, sebbene le scelte della Boe siano state molto più incisive e tempestive rispetto a quelle europee. Attualmente il cambio eur-gbp si trova esattamente sulla linea di regressione degli ultimi 7 anni, e ogni tentativo di avvicinamento ai valori estremi (0,82 o 0,94 sterline) viene interpretato come opportunità secondo una logica contrarian o mean reverting; ovvero si comprano sterline sopra 0,92, puntando ad un successivo rafforzamento verso il valore medio, e si vendono sotto 0,84, scommettendo sul rimbalzo dell’euro.
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Tale stabilità del cambio può offrire opportunità di investimento anche in ottica azionaria, in quanto scegliere una componente caratterizzata da basso legame rispetto alle azioni può aiutare a stabilizzare maggiormente i portafogli. D’altronde, guardando agli ultimi 5 anni si evidenzia una correlazione leggermente negativa tra la sterlina e l’Eurostoxx50, con un beta prossimo allo zero, valori confermati anche nell’ultimo biennio. Al tempo stesso, il beta calcolato dell’indice azionario Ftse100, in sterline rispetto all’Eurostoxx50, è inferiore a 0,70, affiancato dalla correlazione vicina a 0,80; valori che confermano una buona profilatura in termini di dipendenza e di rischiosità, anche per via di un’allocazione settoriale non poco differente tra i due ambienti di investimento.
Se per l’area euro i titoli finanziari valgono il 17%, seguiti dal 16% di beni di consumo di base e industriali e dal 11% di IT, il mercato inglese può contare su una maggiore esposizione ad energia, health care e risorse di base, che comporta una forte concentrazione verso il fattore low volatility, in base a quanto evidenziato da Msci nel Factor Box per l’indice Msci Uk. Il momentum sta favorendo sia il Ftse100 che la sterlina inglese, negli ultimi mesi. Rispetto al movimento laterale espresso dalle azioni dell’area euro negli ultimi 3 mesi, il Ftse100 già valorizzato in euro è salito del 5% circa, 6% in sterline. Mentre allungando fino a 6 mesi lo sguardo retrospettivo, la parità dell’Eurostoxx50 si confronta con un +2,4% per l’indice inglese, espresso in euro, e in questo caso un +2% arriva dall’apprezzamento della divisa inglese.
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Si tratta quindi di una scelta sostanzialmente difensiva, utile a chi cerca decorrelazione ed esposizione settoriale sufficientemente disallineata rispetto ai temi dell’eurozona. La forza relativa del Ftse100 si esprime al meglio durante le fasi di difficoltà dei listini europei, come evidenziato nella primavera del 2022 ma anche nelle ultime settimane. Allettante anche dal punto di vista fondamentale: grazie ad un P/e prossimo a 10 e un dividendo del 4% annuo, superiore alla media delle azioni dell’area euro. Le opportunità di investimento in termini diversificati sono numerose tramite fondi ed Etf, mentre per gli amanti del rischio specifico si possono citare alcune situazioni, più interessanti di altre sotto il profilo tecnico e fondamentale.
Molto ben posizionate Tesco (alimentare, P/e atteso di 11,9, dividend yield del 3,9%, beta di 0,75), Standard Chartered (banche, P/e atteso di 6,8, dividend yield del 2,2%, beta di 1,3), Intercontinental Hotels (hotels, P/e atteso di 20,5, dividend yield del 1,9%, beta di 1,30), Ferguson (forniture industriali, P/e atteso di 17,8, dividend yield del 1,8%, beta di 0,75), Crh (materiali da costruzione, P/e atteso di 13,4, dividend yield del 2,2%, beta di 1,18), Bae Systems (difesa, P/e atteso di 17,2, dividend yield del 2,6%, beta di 0,42) e 3i Group (private equity, P/e di 4,4, dividend yield del 2,6%, beta di 1,4). Buon timing di entrata anche su un asset difensivo come Sse (utilities, P/e atteso di 10,2, dividend yield del 6,1%, beta di 0,78) per chi cerca più stabilità.
E una posizione in sterline può avere senso anche in ambito obbligazionario, a maggior ragione considerando gli yield oggi espressi in tale valuta. Le scadenze a 1-2 anni sono prossime al 5% annuo, con una leggera e costante riduzione sulle scadenze più impegnative, per via delle aspettative di inflazione al ribasso. Sui 5 anni si raggiunge il 4,4% annuo, qualcosina in meno rispetto ai Btp ma con un rischio di credito differente (AA con Outlook stabile il rating del Regno Unito). Guardando ai corporate bond in divisa si può spuntare ancora di più; ad esempio, il bond di Banca Intesa con scadenza febbraio 2031 (XS2294840363) rende il 5,16% annuo lordo ad un prezzo vicino a 78, e il bond Enel settembre 2040 (XS0452187320) vede lo yield salire al 6,33% lordo annuo, al prezzo di 94,05. (riproduzione riservata)