La settimana si è chiusa con un nuovo segnale di debolezza per il cambio dollaro/franco, che venerdì ha archiviato le contrattazioni in area 0,77 franchi, sui minimi degli ultimi dieci anni. Un valore che certifica il proseguimento della fase ribassista avviata alla fine di gennaio con la violazione del supporto di 0,7850 franchi e che conferma il ruolo della moneta elvetica come una delle valute più forti del momento nel panorama globale.
L’arretramento settimanale del biglietto verde è maturato in un contesto di elevata incertezza macro e geopolitica. Da un lato, il dollaro continua a risentire di aspettative sempre più caute sulla politica monetaria della Federal Reserve, con i mercati che faticano a prezzare un ciclo di rialzi prolungato in presenza di segnali contrastanti sull’economia statunitense. Dall’altro, il franco beneficia di flussi difensivi alimentati dal riemergere delle tensioni internazionali e da un clima di prudenza che favorisce gli asset rifugio.
A rafforzare la valuta elvetica contribuiscono anche i fondamentali interni. I dati sul Pil svizzero del quarto trimestre hanno mostrato una crescita moderata ma stabile, mentre indicatori anticipatori come il Kof Leading Indicator segnalano un miglioramento graduale delle prospettive economiche. Un quadro che consente alla banca nazionale svizzera di mantenere un atteggiamento vigile sull’inflazione senza la necessità di indebolire il cambio, lasciando così spazio a un franco strutturalmente forte.
Sul fronte opposto, il dollaro resta penalizzato dall’incertezza sul commercio globale. Le nuove ipotesi di dazi e il ritorno di un approccio più protezionistico negli Stati Uniti alimentano volatilità e riducono l’appeal della valuta americana, soprattutto contro divise considerate più stabili. In questo contesto, anche dati macro solidi dagli Usa non sono riusciti a innescare un recupero duraturo del cambio.
Dal punto di vista tecnico, il quadro rimane fragile. Il dollaro/franco si muove da settimane appena sopra il supporto chiave in area 0,76 franchi. I tentativi di rimbalzo si sono finora rivelati deboli e confinati all’interno del range di febbraio, segnalando una fase di compressione che spesso precede un movimento direzionale più ampio. Le resistenze più immediate si collocano tra 0,7769 franchi e 0,7771 franchi, primo ostacolo tecnico, e soprattutto in area 0,7872/74 franchi, livello chiave oltre il quale si aprirebbe spazio per un recupero più strutturato verso 0,7927 franchi. Finché il cambio resterà al di sotto di queste soglie, tuttavia, ogni rimbalzo rischia di configurarsi come puramente correttivo. Al contrario, una rottura confermata al ribasso del supporto a 0,7669 franchi rilancerebbe il trend discendente di fondo, con obiettivi successivi in area 0,7537 franchi e 0,7410 franchi. In sintesi, la chiusura settimanale a 0,77 franchi mantiene il dollaro/franco in una posizione delicata: il mercato attende un segnale chiaro, ma il predominio del franco e la struttura tecnica suggeriscono che il rischio principale resti orientato verso nuovi minimi. (riproduzione riservata)