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Il Dollaro torna a regnare
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Il Dollaro torna a regnare

07 marzo 2026, 02:00

Milano Finanza Intelligence Unit

L'escalation di conflitti in Medio Oriente ha spinto gli investitori a rifugiarsi nel dollaro, penalizzando l'euro. Il cambio euro/dollaro ha registrato la peggior performance settimanale da oltre un anno, chiudendo a 1,16 dollari

Quando soffia la tempesta, si torna sempre sul biglietto verde. Con l’avvio della guerra in Medioriente i forex trader sono tornati all’ovile, ridirigendo i loro flussi verso il dollaro che è tornato in un attimo a riprendersi il suo valore di asset rifugio. A farne le spese maggiormente è stato l’euro che, da perfetto sparring partner, si è subito adeguato alla nuova realtà, facendo registrare al cambio euro/dollaro la peggior perfomance settimanale da un oltre un anno, con una chiusura d’ottava a ridosso di 1,16 dollari.

Come anticipato, il driver di tutto questo è stata la nuova escalation in Medio Oriente, con gli Stati Uniti che, sotto la guida del presidente Donald Trump, hanno affiancato Israele in un massiccio attacco contro l’Iran, aprendo di fatto un nuovo fronte di guerra nella regione.

L'impatto della crisi in Medio Oriente sui mercati

L’effetto immediato sui mercati è stato un brusco aumento dell’avversione al rischio. Gli investitori hanno ridotto l’esposizione agli asset più rischiosi, privilegiando rifugi tradizionali come il dollaro. In parallelo, il prezzo del petrolio è schizzato verso l’alto: il West Texas Intermediate è salito di circa 20 dollari al barile, raggiungendo i livelli più alti degli ultimi due anni. Il rialzo dell’energia ha accentuato le preoccupazioni per l’inflazione globale, ma con effetti particolarmente rilevanti per l’Europa, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche.

L'inflazione in Europa e il ruolo della Bce

Sebbene i livelli restino sotto il target del 2% della Banca centrale europea, il balzo dei costi energetici rischia di riaccendere rapidamente le pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi. Per l’Europa si tratta di una combinazione complessa: crescita economica moderata (il Pil del quarto trimestre è stato rivisto all’1,2% annuo dall’1,4% precedente) e prospettive di inflazione potenzialmente più elevate proprio a causa del rincaro dell’energia. Un contesto che complica il lavoro della Bce guidata da Christine Lagarde e che ha contribuito a indebolire l’euro sui mercati valutari.

Il mercato del lavoro negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti, invece, il quadro macro ha offerto segnali contrastanti ma nel complesso favorevoli al dollaro. A febbraio l’economia statunitense ha perso 92 mila posti di lavoro, un brusco peggioramento rispetto ai 126 mila nuovi occupati registrati a gennaio. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,4%, oltre il 4,3% atteso, mentre la crescita dei salari medi orari si è leggermente accelerata al 3,8% annuo. Il rapporto ha contribuito a rafforzare il clima di incertezza sui mercati. In questo scenario, la Federal Reserve si prepara alla prossima riunione di politica monetaria, dove il consenso degli analisti è per un mantenimento dei tassi di interesse invariati.

Analisi tecnica del cambio euro/dollaro

Dal punto di vista tecnico, il cambio euro/dollaro mostra ora un chiaro orientamento ribassista. Sul grafico giornaliero le quotazioni sono scese sotto tutte le principali medie mobili. Il primo supporto passa a 1,1530, seguito dall’area chiave di 1,1470 dollari; una rottura di questo livello potrebbe aprire spazio verso 1,14 dollari. In caso di rimbalzo, le prime resistenze si collocano invece tra 1,17 dollari e 1,18 dollari. (riproduzione riservata)



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