Il dollaro americano sta attraversando una fase di consolidamento al rialzo dopo l’ultima tornata di decisioni monetarie, con la Federal Reserve che ha optato questa settimana per un taglio dei tassi di 25 punti base accompagnato però da un messaggio tutt’altro che accomodante. Il governatore Jerome Powell ha infatti ridimensionamento le aspettative su un percorso di easing lineare, ribadendo che i progressi sull’inflazione non sono ancora garantiti e ricordando ai mercati che un ulteriore taglio a dicembre non è scontato.
La probabilità di una nuova riduzione, inizialmente data per prossima alla certezza, è scivolata verso il 70%, ma molti operatori ritengono che anche tale pricing sia eccessivamente ottimistico. La combinazione di politica monetaria prudente e rendimenti dei Treasury ancora sostenuti ha favorito il dollaro, in un contesto in cui la curva USA mostra un appiattimento ribassista: meno tagli attesi implicano premi al rischio più elevati sul tratto lungo, elemento che sostiene la valuta contro le principali controparti a basso rendimento.
Dall’altra parte dell’Atlantico, la Banca Centrale Europea si muove su un sentiero più fragile. La crescita europea resta debole, con la Germania bloccata su un Pil piatto e un’inflazione che, pur in rallentamento, rimane lontana dall’obiettivo con dinamiche eterogenee tra i Paesi membri. La Bce ha mantenuto un tono cauto e ha ribadito che i rischi sull’inflazione non sono del tutto archiviati, ma la mancanza di momentum nell’economia limita i margini per ritardare eventuali allentamenti nel 2025. La divergenza tra le due sponde dell’Atlantico si traduce in pressione costante sull’euro, incapace finora di trovare supporto strutturale.
Sul piano tecnico, l’euro/dollaro ha chiuso l’ottava a ridosso di 1,1560 dollari dopo una discesa di circa 2% a livello settimanale. L’impostazione tecnica del cambio è estremamente delicata perchè su quota 1,1550 dollari si trova un supporto fondamentale che, in caso di violazione, ribassista aprirebbe la strada verso il successivo supporto indicato nei minimi d’inizio agosto a 1,14 dollari. I principali indicatori di forza relativa, con Rsi sotto 50, descrivono un mercato debole ma non ancora esteso in ipervenduto, lasciando spazio a ulteriori discese senza condizioni tecniche estreme. Al contrario, un recupero sopra 1,1660 aprirebbe un corridoio di ricoperture verso 1,1700–1,1770, area dove convergono i principali ritracciamenti di Fibonacci del movimento ribassista autunnale.
Perché tale scenario possa concretizzarsi, però, servirebbe un indebolimento netto dei dati macro Usa o un’inversione del tono Fed, elementi che al momento appaiono prematuri. L’immobilismo da parte della Banca Centrale Europea rende decisamente più agevole il mancato rafforzamento deciso del dollaro americano che continua a beneficiare dell’incertezza comunicativa del direttivo dell’istituto monetario europeo. (riproduzione riservata)