La strada per arrivare alla de-dolarizzazione dell'economia mondiale è ancora molto lunga e irta di difficoltà, come si può ben notare dall'andamento del Dollar Index. Il derivato che mette da una parte il dollaro e dall'altra un paniere delle principali valute mondiali (dove l'euro pesa per il 50%), è ancora quello che fa il bello e il cattivo tempo sui mercati finanziari. Nell'ultima settimana il future sul dollaro è ritornato a salire di valore andando a chiudere l'ottava a ridosso di 109,33 punti dopo che la scorsa settimana, si era assistito ad una discesa che aveva riportato le contrattazioni sui minimi di 108 punti. L'inversione a rialzo si è concentrata principalmente in una seduta, quella di martedì 13 settembre, quando il dato americano sull'inflazione, risultata in calo rispetto alla rilevazione precedente ma più alta delle attese degli analisti, ha riproposto nuovamente al centro della finanza la paura del rialzo dei prezzi. Chiaramente il pensiero degli operatori è andato immediatamente verso quello che si propone di essere il market mover del mese: la riunione della Federal Reserve. Il prossimo 21 settembre, il governatore della banca centrale americana Jerome Powell e i membri del Fomc decideranno di rialzare nuovamente i tassi d'interesse. Le attuali previsioni spingono per una stretta del costo del denaro di 0,75%, tuttavia una parte degli analisti punta addirittura ad un rialzo di 1 punto, percentuale che porterebbe il tasso Usa al 3,25/3,50%. Queste attese di rendimenti più alti, e il decoupling rispetto alle altre banche centrali che hanno tassi più bassi, stanno portando i flussi di denaro degli investitori mondiali sempre più verso il dollaro e verso il suo debito, dando forza alla valuta. Si tratta di una situazione transitoria, almeno fino a quando non si riuscirà a mitigare l'inflazione (o affondare l'economia), ma non per questo meno allettante per i forex traders. Gli operatori puntano alla rottura rialzista dell'area di resistenza di 110 punti. Se venisse meno questa barriera, gli spazi di risalita sarebbero importanti, visto tra l'altro che si tornerebbe a quotazioni che non si vedevano dal 2002. Il target di breve/medio termine è sui massimi di gennaio 2002 a 120 punti. Sono però allentanti anche i target di breve periodo, come ad esempio l'area dei 112,50 punti, minimo di settembre 2001. Per un'operatività long sul Dollar Index nelle prime sedute della prossima settimana è comunque necessario uno stop loss a protezione, poco sotto 108,4 punti, perché non bisogna cantare il de profundis della resistenza statica di 110 punti troppo in fretta. Si tratta pur sempre di una barriera di lungo periodo che tiene dal giugno 2002. Si potrebbe infatti decidere di temporeggiare fino alla decisione della Fed danzando sul filo della resistenza fino a giovedì prossimo quando sapremo cosa avrà deciso di fare Powell. Attenzione a non farsi poi ingannare da probabile compressione di volatilità, sarebbe solo propedeutica ad un movimento esplosivo. (riproduzione riservata)