Il cambio sterlina/dollaro, questa settimana, ha mancato per poco la violazione della resistenza di quota 1,36 dollari a causa delle ritrovate tensioni geopolitica che hanno ridato inaspettatamente forza al dollaro, tornato ad essere valuta rifugio. Il mercato valutario ha infatti reagito immediatamente all’escalation militare in Medio Oriente, dirigendo i propri investimenti verso gli asset rifugio, come appunto il dollaro, e vendendo le valute percepite come più esposte al rischio, sterlina inclusa.
L’incertezza è alimentata anche dalla prudenza delle banche centrali. La prossima settimana sarà decisiva: sia la Federal Reserve che la Bank of England sono attese al varco con annunci di politica monetaria. Entrambe le istituzioni dovrebbero mantenere invariati i tassi d’interesse (Fed al 4,25%-4,50%, BoE al 4,25%), ma le attese del mercato divergono sull’evoluzione futura. Negli Stati Uniti, secondo il CME FedWatch Tool, è prevista una graduale riduzione dei tassi a partire da settembre, per un totale di 55 punti base entro fine anno.
Le aspettative sono sostenute dal rallentamento dell’inflazione e dalla cautela manifestata dalla Fed in merito agli impatti delle nuove politiche economiche annunciate dal presidente Trump. Nel Regno Unito, invece, i dati macroeconomici più recenti non offrono spunti molto positivi. Il Pil mensile di aprile ha mostrato una contrazione dello 0,3%, peggiore delle attese, e il tasso di disoccupazione è salito al 4,6%, massimo da luglio 2021. L’indebolimento del mercato del lavoro, accentuato dall’aumento dei contributi previdenziali a carico delle imprese, si somma a una produzione industriale in netto calo.
In questo contesto, la BoE potrebbe essere costretta a rivedere la propria strategia di graduale e prudente normalizzazione, con i mercati che già scrutano l’inflazione di maggio (in uscita mercoledì prossimo), come chiave interpretativa della prossima mossa. Dal punto di vista tecnico, nonostante la battuta d’arresto, il cambio sterlina/dollaro mantiene ancora una struttura rialzista nel breve periodo, con prezzi che si appoggiano sulla media mobile esponenziale a 20 giorni (EMA), attualmente intorno a 1,3490 dollari.
Tuttavia, la pressione ribassista si è intensificata, come evidenziato dall’indice RSI a 14 giorni che ha rotto al ribasso il livello di 60, segnalando un indebolimento del momentum. In caso di ulteriori ribassi, il supporto chiave si colloca a 1,3430 dollari, massimo relativo del settembre 2022. Al rialzo, l’obiettivo intermedio resta una chiusura stabile sopra 1,3640, soglia tecnica rilevante che, se superata, aprirebbe la strada verso area 1,3700.
Alcuni operatori, sottolineano come l’apprezzamento della sterlina sembri eccessivo rispetto ai differenziali sui tassi d’interesse, lasciando spazio a potenziali correzioni. La parola finale sulla direzione del cable sarà dunque in mano alle scelte delle banche centrali e dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. (riproduzione riservata)