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I trader si convertono all'oro
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Gli acquisti delle banche centrali e il calo del dollaro spingono il metallo giallo

I trader si convertono all'oro

MF - Numero 006 pag. 18 del 10/01/2023

Milano Finanza Intelligence Unit

Da novembre l'asset ha guadagnato il 16%. Secondo gli analisti, i prossimi storni saranno occasioni di acquisto

Altro che borse. Il rally d'inizio anno (e di fine 2022) ha un unico protagonista: l'oro. Il metallo più pregiato, da quando è cominciato l'anno, ha guadagnato un buon 3% chiudendo la seduta di ieri a ridosso dei 1.880 dollari l'oncia. Se si prende a riferimento l'inizio del movimento rialzista, partito dai minimi di periodo, quelli d'inizio novembre a 1.630 dollari, si può tuttavia apprezzare un rialzo del 16,6% nel corso di soli due mesi. Secondo i trader questo movimento potrebbe essere l'inizio di una fase, che punterebbe a far tornare i prezzi dell'oro sui massimi storici, oltre 2.000 dollari l'oncia. Anzi, tutti i futuri ritracciamenti sarebbero occasioni d'acquisto. E potrebbe già essere questo il caso per la seduta odierna, visto che con il raggiungimento della resistenza a 1.880 dollari si potrebbe aprire la via per uno storno fisiologico sul supporto statico di 1.850 dollari, per poi ripartire al rialzo. Storni o meno, i prossimi target rialzisti sono da individuare in primis nella soglia psicologica dei 1.900 dollari, per poi salire sul massimo del 18 aprile scorso a 2.000 dollari. A seguire c'è il massimo storico, segnato nell'agosto del 2020 a 2.089 dollari. Alla base della convinzione rialzista degli operatori ci sono molti fattori a cominciare dalla fame di metallo giallo della banca centrale cinese (Pboc) e dal calo delle quotazioni del dollaro.

Secondo una nota di sabato 7 la banca centrale cinese avrebbe aumentato le sue riserve auree di 30 tonnellate nel mese di dicembre. Questo incremento fa seguito all'acquisto di 32 tonnellate d'oro fatto a novembre, il primo registrato ufficialmente da settembre 2019. E non è certo un caso, che la partenza del rally dell'oro coincida proprio con la prima tornata di acquisti della banca centrale. La maggior parte degli analisti è convinta che questi accumuli siano solo l'inizio di una strategia di lungo periodo, considerato che la quota d'oro gira intorno al solo 4% (circa 118 miliardi di dollari) di tutto l'ammontare di riserve in capo alla Pboc. Un altro aspetto da non sottovalutare, in grado d'influire sui prezzi, è l'effetto molla che gli acquisti cinesi possono indurre nelle altre banche centrali. Gli istituti monetari centrali nel corso del 2022 hanno quasi tutti aumentato le proprie riserve, ma i dati cinese potrebbero far partire una corsa agli acquisti più estrema. Oltre alla questione delle banche centrali, a dare una notevole spinta al corso dell'oro è stato l'indebolimento del dollaro che, alla luce dei deludenti dati macroeconomici sui salari americani, potrebbero indurre la banca centrale americana a rallentare il ritmo di rialzo del tasso Usa, favorendo di conseguenza una svalutazione del biglietto verde. E ogni volta che il dollaro perde valore, l'oro lo acquista. Nel dettaglio, l'economia americana ha creato 223 mila posti di lavoro, al di sopra delle stime economiche medie di 200.000 posti di lavoro. Tuttavia i nuovi dati del Bureau of Labor Statistics hanno mostrato che i salari sono aumentati solo del 4,6% su base annua e dello 0,2% rispetto a novembre, ben al di sotto rispetto alle aspettative degli analisti. Con questi numeri i trader sono certi che la Fed ci andrà piano e che dunque il dollaro ne patirà le conseguenze con una svalutazione. Tra l'altro, anche a livello grafico, il dollar index sta mostrando segni di cedimento. La discesa di ieri sotto il supporto di 103,2 punti ha aperto la strada per un'ulteriore perdita di valore dell'asset che potrebbe raggiungere quota 102 punti a brevissimo. Ci sarebbe poi da fare un accenno sulla de-dolarizzazione in corso dei mercati mondiali che, in base alla velocità che verrà attuata, porterà acqua al mulino dei rialzisti dell'oro. (riproduzione riservata)



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