Sempre più trader puntano sulle obbligazioni. La politica monetaria di nuovo molto accomodante delle banche centrali offre infatti spunti interessanti nel mercato dei bond, offrendo al contempo ai trader un’alternativa all’elevata rischiosità dei mercati azionari, specie per chi pensa all’apertura di posizioni di medio periodo. Il trading con le obbligazioni tuttavia è diverso da quello azionario, e per due motivi: i bond hanno comunque una scadenza e una cedola, che sotto certi aspetti proteggono in caso di strategia errata, e in secondo luogo si prestano meglio a strategie con tempi più prolungati.
In ogni caso, come per i mercati azionari, «il fattore decisivo sta nella volatilità degli strumenti utilizzati, ha spiegato Lorenzo Raffo, trader specializzato in obbligazioni: «quanto più è elevata, tanto più salgono le probabilità di profitti rilevanti». Ottenere dati in merito non è però semplice sebbene alcune piattaforme specializzate (e a pagamento) forniscano informazioni utili a tale scopo.
La volatilità dipende da vari fattori, correlati alle politiche monetarie, al rischio di credito e anche, nel caso delle emissioni corporate, ai numeri riferiti alla capacità di generare utili e flussi finanziari e quindi in prospettiva di ripagare l’investitore. «Altrettanto decisivo è lo spread, cioè la differenza tra il prezzo denaro e il prezzo lettera praticato dal mercato», ha aggiunto Raffo: «nelle obbligazioni può essere molto più largo rispetto alle azioni, soprattutto perché contratti e controvalori sono meno rilevanti».
Per l’operatività intraday si usano soprattutto future su titoli di Stato tedeschi (Bund) e italiani (Btp). Di questi tempi però, sarebbe meglio mettere in stand by questi strumenti perché già parecchio tirati. La corsa al rialzo che hanno registrato indurrebbe a posizionarsi short, ma tutti quelli che ci hanno provato finora si sono ritrovati a contare solo le perdite. Mettersi al rialzo è ancora più rischioso, perché la bolla che alimenta i future sui mercati obbligazionari (dovuta alle aspettative di ulteriore discesa dei tassi) potrebbe sgonfiarsi da un momento all’altro.
Future a parte, non mancano comunque altri strumenti obbligazionari per tutti i tipi di operatività. Ecco come orientari. I titoli di Stato italiani per esempio si prestano al trading sulle scadenze brevi come su quelle lunghe, anche se è difficile costruire strategie differenti perché il trend è tendenzialmente correlato su tutte le scadenze e su tutte le tipologie.
Funziona bene anche l’operatività sugli strumenti di debito dei Paesi emergenti e sui Treasury americani anche se spesso lo spread denaro/lettera è abbastanza ampio e in alcuni casi bisogna far attenzione ai bassi scambi che possono rendere difficile l’uscita immediata (e al giusto prezzo) dal prodotto. Da prendere con le giuste cautele i bond bancari per cui, i Tier 2, risultano i più interessanti, anche se le oscillazioni rialziste intraday sono in genere poco significative. Da evitare la maggior parte delle obbligazioni corporate in euro, spesso illiquide, care e poco dinamiche. Meglio puntare piuttosto sui corporate bond Usa nonostante gli scambi modesti con spread denaro/lettera talvolta ingiustificabili. Fare molta attenzione invece agli high yield quotati in euro, settore in cui si trovano poche emissioni adatte al trading (Telecom su tutti) in quanto si tratta per lo più di società di secondo piano. Più facili da utilizzare gli high yield quotati in dollari che, viste le innumerevoli emissioni, hanno il vantaggio di consentire una diversificazione su vari settori.
Per essere un trader obbligazionario completo serve saper operare anche sui mercati Otc che, nonostante il loro nome, non sono più la giungla non regolamentata di alcuni anni fa ma anzi, l’elevata liquidità, ha reso questi mercati spesso più efficienti delle piazze regolamentate. Per utilizzare i bond Otc bisogna però essere pronti ad avere più conti trading, spesso transnazionali, perché trovare il broker che consente l’operatività su quel determinato strumento Otc può essere complicato.
Un approccio utile per avviare un’operatività proficua sta nel costruire un portafoglio base, composto per esempio da una ventina o trentina di titoli con elevata volatilità o con scambi rilevanti sul Mot o sul Tlx. Una quota consiste deve essere naturalmente in Btp a tasso fisso ma risultano idonei all’operatività anche quelli indicizzati all’inflazione europea. Spazio poi alle obbligazioni in valute emergenti: puntando su scadenze lunghe e magari con quotazioni molto sotto la pari si scommette su un doppio rialzo potenziale, riferito al cambio e al prezzo. Se invece si scelgono scadenze corte il fattore prevalente è il cambio, con in più il valore aggiunto della cedola.
Quali titoli si adattano oggi meglio a un trading veloce? Raffo opera soprattutto con il Btp 3,25% Settembre 46 (Isin IT0005083057), nonché con il classico cavallo di battaglia fra i governativi, il 2,8% Marzo 67 (Isin IT0005217390) e con gli Tbond lunghi, i più reattivi all’evoluzione della politica monetaria della Fed. Al tutto si aggiunge la piacevole sorpresa del Cdp Giugno 26 (Isin IT0005374043), che in poche sedute ha dimostrato una buona propensione alla volatilità. È chiaro che l’intera area del dollaro è interessante, sebbene occorra tenere conto della particolare curva dei rendimenti che può portare a veloci e redditizi switch fra le diverse scadenze in funzione delle possibili scelte della Fed. Inevitabile infine una domanda. Si può anche andare short? Sì, con gli Etf Inverse che replicano in positivo i movimenti ribassisti dei future. Sono disponibili sia a leva (per l’operatività intraday) sia a replica lineare, consigliabili per chi vuole esporsi su periodicità corte o medie.
Come nei titoli azionari, l’analisi tecnica può essere d’aiuto per attuare le correte scelte d’investimento. Per ogni obbligazione vanno settate almeno due medie mobili, quella a 200 periodi per capire se i prezzi sul medio/lungo periodo sono al di sopra o al di sotto del loro valore medio, e quella a 50 periodi per capire se il timing d’entrata immediato è corretto o meno. Utile anche il Macd, indicatore basato sulla media mobile della convergenza/divergenza, calcolato sottraendo il valore di una media mobile esponenziale a 26 periodi da una a 12 periodi. Questa elaborazione di dati dà origine a un oscillatore utilizzato abbinandolo alla propria media mobile esponenziale di 9 periodi. Quando la linea Macd incrocia la linea del segnale dall’alto verso il basso si ha un avviso di vendita mentre quando incrocia la linea del segnale dal basso è un avviso di acquisto. Poco conosciuto (a torto) dagli operatori è il Chaikin money flow, indicatore di forza del mercato che misura intensità e direzione dei flussi di liquidità che si muovono sul mercato, in relazione a un certo sottostante. In altre parole, si manifesta la propensione ad accumulare con l’acquisto (barre verdi) o a distribuire con la vendita (barre rosse). (riproduzione riservata)