Titoli bancari nel mirino dei trader. Dopo il mancato accordo tra Mef e Unicredit per l'integrazione di Banca Mps, le carte del risiko bancario si sono rimescolate, con i trader che stavolta puntano sul Banco Bpm. La speculazione d'altronde è già partita ieri e si può desumere facilmente dai volumi che sono stati transati su chi si sta puntando, e su chi non viene proprio preso in considerazione. Tenendo Unicredit come pivot della partita, possiamo subito scartare dal mazzo delle papabili per il nuovo risiko bancario Intesa Sanpaolo. Oltre ad esser stata protagonista della prima tornata d'integrazioni, la banca guidata da Carlo Messina viene ormai considerata dagli operatori alla stregua di una obbligazione più che un titolo azionario, vista la stabilità dei corsi e visto il fatto che il prossimo 22 novembre staccherà la terza cedola dell'anno (0,0721 euro). L'attuale scarso appeal speculativo del titolo si può notare dal fatto che in una giornata calda come quella di ieri per il comparto banche, ha scambiato 71,6 milioni di titoli, meno della media degli ultimi tre mesi (87 milioni di azioni).
Non rientra in questi giochi neanche Mediobanca, impegnata su un altro tavolo, non di certo meno caldo. Tolti Unicredit e Banca Mps, chi invece è protagonista della partita a pieno titolo è Banco Bpm, con gli operatori che nella seduta di ieri si sono letteralmente scatenati. L'istituto guidato da Giuseppe Castagna ha chiuso la giornata scambiando 25,4 milioni di pezzi (77 milioni di euro), più del doppio rispetto ai 10 milioni di media giornaliera degli ultimi tre mesi. A impressionare è soprattutto il dato del turnover percentuale rispetto al flottante che ha evidenziato come a passare di mano sia stato l'1,7% delle azioni quotate. Il fermento di ieri mattina sul titolo ha portato immediatamente il titolo a guadagnare il 4% fino a raggiungere quota 3,0830 euro, in prossimità del precedente massimo relativo segnato l'8 giugno scorso, salvo poi ritracciare e chiudere la seduta a 2,9650 euro. Quest'area rappresenta una resistenza statica di medio termine che in caso di violazione rialzista porterebbe le quotazioni verso il massimo relativo di settembre 2017. Se poi anche questo dovesse essere rotto al rialzo, si aprirebbe una prateria per Banco Bpm, in grado di far rivedere al titolo anche quota 5 euro. Ed è proprio su questo che puntano gli operatori. Nelle sale operative, e non solo, si è sempre parlato di una possibile unione tra l'istituto guidato da Andrea Orcel e quello di Castagna. Magari anche attraverso un'opa ostile. Salvo valutazione della fattibilità finanziaria di un'operazione simile, si andrebbe a creare effettivamente un altro campione nazionale. In base all'analisi dei volumi della seduta di ieri c'è però un'altra carta che potrebbe risultare un jolly sul tavolo del risiko bancario: Bper. L'istituto è ancora alle prese con l'integrazione delle 620 filiali acquistate da Intesa Sanpaolo e Ubi, ma i volumi non mentono e dicono che ieri ben l'1,54% del flottante è passato di mano attraverso lo scambio di 21,8 milioni di azioni a fronte di una media degli ultimi tre mesi di 13,5 milioni. Anche Bper a livello grafico, con la chiusura di ieri a 2,0470 euro, si sta spingendo sui massimi di periodo: se riuscisse a superare di slancio l'area di 2,15 euro avrebbe spazi di risalita almeno fino a 2,50 euro, per poi tornare ai livelli pre-Covid di 3 euro per azione.
Difficile invece vedere Banca Profilo come protagonista di un eventuale risiko, outsider finora rimasto sottotraccia. Tuttavia va registrato che nella seduta di ieri anche questo titolo è entrato nel mirino dei trader: 3,4 milioni (0,51% del flottante) le azioni scambiate, dieci volte di più rispetto alla media giornaliera di 376 mila azioni degli ultimi 3 mesi. Potrebbe cadere giusto in tempo per il risiko bancario anche la probabile assemblea dei soci di metà dicembre della Popolare di Sondrio, che verrà chiamata a deliberare la trasformazione in spa. Timing perfetto per entrare in partita avranno pensato i trader, visto che ieri il titolo ha scambiato il doppio rispetto alla sua media degli ultimi tre mesi con 2,3 milioni di azioni passate di mano (0,52% del flottante). Dulcis in fundo, non si possono non spendere due parole per la bella lasciata sull'altare del matrimonio perché la dote non soddisfaceva la controparte: Banca Mps. Ieri il titolo ha chiuso la giornata in calo del 2,4% a 1,04 euro, recuperando sì gran parte del -11% di partenza ma andando a violare dei supporti statici di medio lungo termine. Questo fatto apre uno spazio tecnico per scendere ulteriormente, con il target di 1 euro a fare da riferimento sul breve periodo. Sempre che non si trovi un altro pretendente. (riproduzione riservata)