Partiti le vendite e presi gli stop, loss o profit che siano. Si potrebbe descrivere così la seduta di trading di ieri. I trader intraday la stavano aspettando e in pochi l’hanno subita. La maggior parte l’ha cavalcata short o l’ha utilizzata per uscire dalle posizioni portate in overnight, fissare guadagni o perdite, e magari rientrare proprio oggi a prezzi migliori. Si tratterrebbe, per ora, di sfruttare un’eventuale rimbalzo tecnico, visto che per una ripresa solida del trend rialzista servirebbero molte conferme. Ieri si sono rotti dei livelli supportivi decisamente importanti, soprattutto sul Dax, anche se il nostro future sul Ftse Mib non è stato da meno (partita totalmente diversa sull’America).
Il derivato di Francoforte è sceso sotto il supporto dinamico che accompagna il rialzo del mercato dal “minimo Covid”. Nello specifico la trend line è molto facile da ottenere e basta partire dal minimo del 19 marzo 2020 a 7.943 punti, unirla con il minimo del 30 ottobre 2020 a 11.313 punti e mandarla in estensione. Si potrà così notare che ieri, in area 15.350 punti, questa linea di tendenza è stata rotta a ribasso e da lì è partito un movimento ribassista che ha portato al raggiungimento dell’area di 15.000 punti (salvo rimbalzare leggermente e chiudere la seduta a ridosso di 15.080 punti). Un movimento così violento è spesso seguito da un rimbalzo tecnico in grado di riportare le contrattazioni a ri-testare il supporto dinamico precedentemente rotto a ribasso. Se così dovesse avvenire ci potrebbe essere un ritorno persino sui 15.500 punti andando di conseguenza anche a richiudere il gap down lasciato aperto nella seduta di ieri. Fermo restando che sarebbe solo un rimbalzo all’interno di un contesto di breve/medio termine diventato negativo e che s’invertirebbe (tornando positivo) solo al di sopra almeno dei 15.650 punti. Se il Dax dovesse invece scendere sotto i 15 mila punti, si andrebbe velocemente verso i minimi di maggio di 14.810 punti per poi viaggiare verso i 14.430 e infine approdare verso l’area dei 14.100 punti, obiettivo ultimo del movimento partito ieri. Per tutti quelli che sono spaventati da tali livelli, sappiano che il target finale è soltanto il 23,6% (ossia il 1°livello) di ritracciamento di Fibonacci di tutto il movimento rialzista registrato dai “minimi Covid”.
Manco a dirlo, il mercato italiano è messo peggio. Fermo restando che per il Dax si parla di un calo dai massimi storici mentre i livelli del Ftse Mib gira intorno alla metà dei massimi del 7 marzo 2000, il problema del derivato italiano è che se mai si dovesse riallineare tecnicamente all’omologo teutonico per andare (solo) ad incrociare il supporto dinamico, dovrebbe scendere fino ad area 22 mila punti. Questa discrasia di situazioni tecniche è avvenuta principalmente perché verso la fine dell’anno scorso l’indice italiano ha accelerato maggiormente rispetto a quello tedesco andando ad aumentare l’incidenza dell’angolo del rialzo, allontanandosi di conseguenza dal supporto dinamico sopracitato. Ad ogni modo, se il Dax rimbalzerà quest’oggi anche il Ftse Mib seguirà lo stesso andamento puntando alla ricorpertura del gap down a 24.650 punti. Il ritorno del trend rialzista si avrebbe invece con la risalita oltre i 26mila punti, dove si andrebbe a superare a rialzo la resistenza dinamica di breve periodo partita con i massimi del 14 giugno a 25.870 punti. Nell’ipotesi invece che il trend negativo di ieri prosegua la sua corsa, rompendo il supporto statico di 23.650 punti bisognerebbe aggrapparsi all’area dei 23mila punti perché dopo c’è l’incrocio con il famoso supporto dinamico appunto a 22mila punti.
I mercati americani, manco a dirlo, sono messi meglio di tutti. L’S&P500 ad esempio, nonostante il calo di ieri, non ha ancora rotto a ribasso la trend line rialzista, partita con i minimi Covid e che sta funzionando da supporto dinamico. Anche qui gli operatori si attendono per oggi una seduta di rimbalzo soprattutto perché il grosso dei volumi di scambio, in base all’analisi volumetrica è stato fatto nei dintorni di 4.240 punti, al di sopra di tutta un’area supportiva caratterizzata dai molti volumi scambiati nelle prime tre settimane di giugno, tra i 4.200 e i 4.230 punti. Non sarebbe però un dramma per l’indice americano scendere al di sotto del supporto dinamico sotto area 4.200 punti, anche perché con una risalita superiore del 100% dal minimo Covid al massimo storico di 4.384 punti del 16 luglio scorso, anche una discesa del 10% fino ad area 3.800 punti sarebbe fisiologico.