Altro che petrolio e gas: a tenere banco è sempre più il grano quotato sul Chicago Mercantile Exchange. Basta vedere l'andamento di ieri, con blocco delle contrattazioni per eccesso di rialzo, per capire quanto il tema sia caldo. A differenza dei titoli quotati sui listini Usa, dove non ci sono limiti alle variazioni, per le materie prime invece esistono e fanno scattare interruzioni automatiche, un paracadute predisposto per evitare che, in situazioni estreme, i prezzi di alcune commodity possano arrivare a livelli destabilizzanti per l'economia mondiale. E il grano è tra queste. A causa del forte rialzo dei prezzi in corso dall'avvio del conflitto tra Russia e Ucraina (entrambi grandi produttori mondiali di grano), la materia prima agricola sta catalizzando l'attenzione degli operatori, a maggior ragione dopo che l'India ha imposto il divieto di esportazione del proprio grano. La notizia non poteva certo lasciare indifferenti i trader, anzi il future scambiato a Chicago non ha fatto in tempo ad aprire che le contrattazioni sono andate subito in limit-up, fermando le quotazioni a 1.247,5 dollari per bushel (27,216 kg), in rialzo del 6%. Del resto l'India è il secondo produttore mondiale di grano dopo la Cina, ed era stato proprio il paese guidato da Narenda Modi, grazie a un raccolto eccezionale l'anno scorso di 7 milioni di tonnellate, a sopperire alle carenze globali causate dal calo della produzione ucraina. Il premier ha dunque fatto marcia indietro dopo che alcune settimane fa aveva annunciato che non avrebbe introdotto nessun divieto di esportazione sul grano. Ma l'inflazione indiana è salita al massimo degli ultimi otto anni, sulla scia dell'aumento dei prezzi dei generi alimentari, e da qui il cambio di rotta. Nel frattempo sui mercati la salita dei prezzi sembra destinata a continuare anche nelle prossime sedute. Il superamento di slancio della resistenza statica a quota 1.200 dollari per bushel apre la strada verso i massimi storici registrati l'8 marzo scorso a quota 1.363 dollari. Difficile dire se le quotazioni riusciranno a superare i massimi anche perché dipenderà dall'evoluzione del conflitto russo-ucraino. A livello tecnico si potrebbe ritestare l'ex resistenza, ora diventata supporto statico, di quota 1.180 dollari ed è quindi ragionevole (e auspicabile) pensare che un ritracciamento possa verificarsi a breve. I prezzi del grano sul Cme durante la prima fiammata di fine febbraio/inizio marzo sono saliti del 70%, passando da 800 a 1.363 dollari. A quella fiammata seguì un periodo di assestamento che ha visto i prezzi del grano in una sorta di fase laterale sui 1.100 dollari, proseguita fino all'11 maggio. I prezzi nel finire della settimana scorsa hanno però ripreso la corsa rialzista forzando la resistenza di 1.160 dollari e andando a chiudere la scorsa ottava a 1.177 dollari. Ieri il colpo che probabilmente riporterà a vedere i massimi. L'operatività sul grano non è delle più immediate, tuttavia molti strumenti consentono di approfittare della volatilità. In primis il future sul Cme che però prevede un margine iniziale di almeno 3.500 dollari a contratto, più le commissioni. Essitono poi gli Etc (anche a leva) che consentono di effettuare un investimento total return sul grano con la replica dell'indice Bloomberg Wheat Subindex in aggiunta al rendimento del collaterale. Questi prodotti vanno però approfonditi con cura soprattutto per capire come impatta il rolling della scadenza dei contratti che ogni prodotto può gestire in maniera diversa. Infine esistono i Cfd che replicano il prezzo del grano, non necessitano di margini iniziali e la commissione è inclusa nello spread tra il primo prezzo in denaro e quello in lettera. Anche qui serve cautela vista la volatilità del sottostante. (riproduzione riservata)