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Lo stacco dei dividendi continuerà a influenzare i titoli anche nei prossimi giorni

Gestire i mercati dopo la cedola

MFT - Numero 099 pag. 21 del 21/05/2019

Milano Finanza Intelligence Unit

L’operatività deve essere modificata. Utile osservare l’andamento delle singole azioni negli anni scorsi, ma per quelle ad alta distribuzione è d’obbligo evitare i gap delle prime ore di contrattazione

Gestire i mercati dopo la cedola

Come ogni anno, nei giorni seguenti allo stacco della cedola, i trader si trovano alle prese con un mercato difficile da maneggiare. I movimenti sono altalenanti, la liquidità su alcuni titoli è esagerata e su altri inesistente, mentre i grafici sono pieni di gap. Ci sono però delle strategie che possono aiutare a orientarsi, come lo studio di quello che è successo negli anni passati e l’utilizzo d’indicatori come il supertrend settato a volumi (e non a tempo). «Non c’è una regola generale per operare in borsa dopo il giorno dello stacco cedola», ha spiegato il trader Massimo Vita, «bisogna prendere caso per caso e analizzare l’andamento dei giorni precedenti e quello che è successo storicamente negli anni». Prendiamo a riferimento due dei principali titoli del listino italiano.

Il primo è Eni. Pur avendo fatto un importante rimbalzo durante la scorsa settimana, e pur essendo molto correlato al titolo Total, il cane a sei zampe ha evidenziato una discrasia rispetto al colosso francese, registrando un minore rimbalzo nelle giornate del 16 e del 17 maggio scorso (sedute immediatamente prima dello stacco). «Questo andamento particolare», ha continuato Vita “mi ha fatto supporre che fosse possibile un recupero nel giorno post stacco”. L’intuizione però non basta, ed è per questo, che lo specialista è solito usare la tecnica statistica del percentile per avere conferma o smentita delle proprie idee. In pratica, si va a vedere cosa è successo negli anni passati per scoprire eventuali ricorrenze statistiche. Su Eni abbiamo notato che, nei giorni post-stacco, in genere il titolo registra una debolezza che, in 5 casi su 6, porta le quotazioni almeno 10 centesimi sotto al prezzo di apertura. Questa strategia però ha bisogno di alcune accortezze, come quella di considerare il gap di apertura. Per ovviare a questa difficoltà bisogna stringere i time frame degli studi. Mettendo per esempio un grafico a 5 minuti si possono avere delle indicazioni, almeno intraday, abbastanza affidabili. «Ieri si è verificata ancora questa situazione», ha commentato Vita, «con uno scarto dal prezzo iniziale addirittura raddoppiato, 20 centesimi, con apertura 14,54 euro e minimo a 14,34 euro». Per i trader più sofisticati, la strategia si può affinare ulteriormente utilizzando l’indicatore Supertrend settato a 100 mila volumi. In parole povere, significa che una candela non è a tempo, ma viene completata ogni volta che vengono scambiate 100 mila azioni.

Se si prende in considerazione invece il titolo Intesa Sanpaolo, la situazione cambia. Secondo il trader, per il titolo di Ca’ de Sass non si può analizzare quello che è successo negli anni scorsi e non bisogna assolutamente operare nelle prime ore di contrattazione perché l’enorme dividendo, del 9% circa, influisce troppo. «Per Intesa non vale la questione della statistica passata», ha sottolineato Vita, «ma bisogna semplicemente seguire l’indicatore Supertrend con però settati 1 milione di volumi». Lo specialista spiega inoltre che non bisogna utilizzare un orizzonte temporale a 5 minuti come nel caso di Eni, ma è meglio ricorrere a un orizzonte di 4 ore e soprattutto, nelle giornate post stacco, non bisogna operare nelle prime due/tre ore post apertura. «Se si utilizzano questi accorgimenti si possono seguire con relativa sicurezza le indicazioni che vengono fornite dall’indicatore Supertrend», ha concluso Vita, «cioè quando diventa verde è il momento di acquistare, mentre quando diventa rosso si può vendere, tenendo ovviamente conto degli stop loss indicati dai vari colori dell’indicatore».

Un altro caso studio nel giorno post-cedola è Generali. Il titolo del Leone di Trieste ha staccato cedole per 1,4 miliardi di euro, con un rendimento del 5%, producendo un marcato gap di apertura. Storicamente però il titolo Generali è sempre stato uno dei più veloci a recuperare i gap prodotti dai dividendi e vista l’impostazione di ieri, probabilmente anche quest’anno rispetterà la sua statistica. Il titolo ha infatti chiuso quasi sui massimi di giornata a 16,30 euro e settando un supertrend a 4 ore si può notare come l’indicatore sia addirittura ancora positivo considerando anche il dividendo netto.

Per gli operatori meno propensi al rischio, tuttavia, la regola generale è lasciare che il mercato vada ad assestarsi assorbendo man mano gli eccessi nei giorni seguenti al pagamento delle cedole. Di solito dopo il quarto giorno di contrattazione, l’analisi tecnica torna a funzionare con una certa correttezza. Non bisogna dimenticare però che fra pochi giorni ci saranno le elezioni europee e perciò probabilmente l’assestamento del mercato quest’anno richiederà più tempo del solito. Per i trader più aggressivi però, significa più opportunità di operare a causa della volatilità che questo evento porterà sui mercati finanziari. (riproduzione riservata)



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