Natural Gas americano pronto a rompere i minimi assoluti. E nonostante ciò, ancora non vede la fine al movimento ribassista in atto. Sono ormai un lontano ricordo i massimi a 10 dollari di agosto 2022, in piena crisi geopolitica: ieri il contratto sul gas naturale Usa Henry Hub scadenza marzo 2024 ha inaugurato l'ottava con un gap down a 1,53 dollari per Mmbtu (unità di misura standard per i contratti di gas naturale, pari a un milione di Btu), salvo poi chiudere in leggero recupero a 1,554 dollari. «Livelli simili di prezzo sul contratto frontale non si vedevano dal 2020 e prima ancora dal 2016», ha spiegato Andrea Paltrinieri, professore associato di Economia degli intermediari finanziari, Università Cattolica del Sacro Cuore e analista di Natgasweather. Secondo l'esperto, a differenza del 2020, quando la discesa dei prezzi era da attribuire alla riduzione della domanda di energia elettrica a causa della pandemia, l'attuale situazione ricalca quanto avvenuto nel 2016: un inverno mite e un eccesso di offerta di gas.
L'inverno 2023-2024 negli Stati Uniti si sta rivelando come uno dei dieci più miti della storia in termini di heating degree (ovvero le temperature ponderate per i consumi residenziali e commerciali). «In particolare», continua Paltrinieri, «le temperature superiori alla media si sono manifestate in dicembre, a fine gennaio e per tutto febbraio e ora gli ultimi modelli meteo per la prima settimana di marzo prevedono temperature vicine ai record storici nelle aree a più alto consumo come il Midwest, il Nord-Est Usa e il Texas».
Questa contesto ha comportato una situazione di scorte estremamente critica, specie se proiettate a fine stagione. «In base alle ultime proiezioni, il mio modello segnala scorte vicine a 2.100 miliardi di piedi cubici (Bcf) per marzo, con un surplus che si avvicinerà ai 500 miliardi di piedi cubici rispetto alla media degli ultimi 5 anni». Il fattore importante però, secondo Paltrinieri, non riguarda tanto l'attuale livello ma la proiezione per novembre 2024, quando inizierà la prossima stagione di ritiro scorte per l'inverno 2024-2025. «Infatti, se come accade di solito durante il periodo primaverile-estivo e autunnale dovessimo aggiungere iniezioni di gas i 2.100 miliardi di piedi cubici», ha calcolato Paltrinieri, «si raggiungerebbero i 4.200 miliardi di piedi cubici, livello che esprime un rischio di contenimento. In pratica non si saprebbe dove stoccare l'eccesso, considerato che il massimo tollerabile dal sistema è di 3.850-3.900 miliardi di piedi cubici».
La domanda che si stanno ponendo gli operatori è: come si potranno togliere dal mercato 250-300 miliardi di piedi cubici di gas per far ripartire i prezzi al rialzo? Qui entrano in gioco le diverse opzioni. La prima riguarda chiaramente il fattore meteo, con un'estate potenzialmente calda vicino ai record e con cooling degrees, ovvero utilizzi di aria condizionata ponderati per la popolazione, superiori al media storica. Questo sicuramente consentirebbe iniezioni di gas nei periodi di luglio e agosto inferiori alla media o addirittura lievi prelievi di gas, andando così ad assorbire l'eccesso.
Un altro elemento fondamentale è rappresentato dalla produzione. Nelle prossime settimane tutti i trader che vorranno capire l'evoluzione dei prezzi allo scopo di approfittare di un movimento rialzista di medio termine, dovranno monitorare le decisioni operative dei piccoli produttori dell'area Permia Basin o Haynesville, che potrebbero iniziare a tagliare la loro produzione, anticipando le scelte dei grandi produttori. L'Eia, l'agenzia americana per l'energia, prevede che la produzione di gas naturale negli Stati Uniti aumenterà a febbraio, e raggiungerà i 105 Bcf/g entro marzo con l'attenuarsi delle perturbazioni legate alle condizioni meteorologiche. Secondo l'agenzia, nel 2025 invece la produzione aumenterà raggiungendo una media di oltre 106 miliardi di piedi cubi/giorno, stabilendo un nuovo record di produzione.
In caso i driver non dovessero modificarsi è lecito aspettarsi che il prezzo per il natural gas possa andare ben al di sotto dei prezzi attuali. Secondo la configurazione grafica, una volta infranta l'area di 1,5 dollari si andrà verso i minimi del 1995, stabiliti a 1,26 dollari. Un ulteriore conferma della tendenza ribassista arriva anche dalla dai contratti future, con le scadenze di aprile, maggio e giugno che viaggiano attualmente sotto i 2 dollari, mentre per rivedere quota 3 dollari bisogna slittare fino alla scadenza di dicembre 2024 che ieri ha chiuso intorno a 3,2 dollari. (riproduzione riservata)