Anche se mancano pochi tick al target dei 24.000 punti, per gli operatori è come se fosse già stato raggiunto e ora si sta ragionando sul dopo. Due le correnti di pensiero, con i trader italiani divisi tra chi non vuole perdersi un altro giro sulla giostra e chi ha paura d’entrare e, pronti via, prendersi uno storno in faccia. Il mercato italiano, dal 2009 ad oggi, si sta muovendo all’interno di un trading range molto ampio, con limite inferiore identificato dal supporto statico di 12.500 punti. Tale pavimento è formato dai due importanti minimi segnati nel marzo del 2009 e nel luglio del 2012. La parte alta del trading range è invece rappresentata dall’area dei 24 mila punti che, negli ultimi dieci anni, ha impedito almeno in tre occasioni distinte un ulteriore allungo per il mercato italiano.
«Più precisamente, il target di brevissimo è posto sul livello 24.175 ed è molto probabile che presto venga raggiunto» ha spiegato Alessandro Aldrovandi, trader indipendente e fondatore di Strategie di Trading che però specifica «il vero spartiacque, si trova in area 24.500 e qui potrebbero sorgere i primi dubbi». Il rischio della fine dell’uptrend è alto, come testimoniano gli indicatori. Sul future del Ftse mib ad esempio, il Relative Straight index (Rsi), ossia l’indicatore che misura l’ipercomprato e l’ipervenduto su un certo sottostante, mostra un livello di 70 limite oltre il quale scatta l’ipercomprato. Oltre all’Rsi, anche le bande di Bollinger mostrano una situazione abbastanza tesa (a rialzo), con il mercato italiano che dal 5 gennaio scorso sta spingendo sulla parte alta delle bande. «Le resistenze sono fatte per essere superate e generare nuovi trend, ma in questo caso si tratta di un livello davvero importante, che potremmo addirittura definire storico», ha concluso Aldrovandi.
Se il mercato dovesse riuscire a superare la barriera si aprirebbero spazi rialzisti molto importanti con il primo target identificato nel raggiungimento del minimo 16 luglio 2008 a 26.660 punti per poi estendere il rialzo fino al massimo relativo dell’11 agosto 2008 a 29760 punti e puntare poi verso i massimi storici di maggio 2007. Anche se ora potrebbe sembrare fantafinanza, l’unica cosa che ha impedito al mercato italiano di essere sui massimi è il comparto bancario. L’indice e il derivato sono infatti appesantiti da tutte le vicende che hanno contraddistinto le banche italiane, con in primo luogo la questione dei Non Performing Loans. Tralasciando l’inequità di trattamento che i burocrati europei (e la speculazione internazionale) ha riservato all’Italia rispetto ad esempio al tema derivati in capo alle banche di Francia e Germania, il Ftse Mib non è mai riuscito a far dimenticare il suo fardello. La questione, attualmente, è stata messa in una sorta di stand-by dopo la querelle dell’ultimo trimestre 2017.
Lo scontro tra la vigilanza bancaria della Bce, presieduta da Danièle Nouy, e il parlamento europeo su chi dovesse redigere le norme sul tema, è soltanto questione di giorni prima che torni di attualità. Ieri pomeriggio si è infatti tenuta la riunione dei ministri finanziari della zona euro, seguita come di consueto dal consiglio Ecofin di oggi. In agenda a questi eventi, secondo indiscrezioni, c’è una discussione preliminare su come affrontare le sofferenza bancarie, sulla scia del documento presentato dalla Commissione Europea giovedì scorso 18 gennaio. E sarà proprio questo tema, nel breve periodo, a stabilire l’entità del possibile rialzo delle quotazioni dell’indice italiano. Se le normative riguardanti gli Npl faranno in modo che questi si potranno gestire in maniera soft, il mercato italiano è destinato a recuperare buona parte del divario rispetto agli altri indici europei. Se invece la linea dura dovesse prevalere presso il legislatore europeo è probabile che il future sul Ftse Mib cominci uno storno.
Se questo scenario dovesse avverarsi, il primo obiettivo dei ribassisti è indicato nell’area dei 23.100 punti per poi raggiungere in breve tempo i 22.800 punti. Il livello violato il quale la situazione potrebbe peggiorare drasticamente tuttavia è l’area dei 22 mila punti, da dove è partito il forte uptrend che ha contraddistinto l’inizio del 2018. Con una discesa sotto tale supporto statico il derivato italiano andrebbe velocemente verso 20 mila punti per poi scendere ulteriormente. Il consiglio degli analisti che va per la maggiore negli ultimi tempi è rimanere alla finestra e in caso di superamento dei 24.000/24.500 punti (con chiusura settimanale) mettersi a rialzo. L’entrata di questa posizione tuttavia dovrà essere gestita in modo scalare, aumentando l’esposizione gradualmente, ma soprattutto dovrà essere coperta da uno stop loss abbastanza stretto posizionato sotto i 24.000 punti. (riproduzione riservata)