Sul Forex si può fare trading su tutte le valute del mondo ma, in questo periodo, a dominare è soprattutto (se non esclusivamente) la sterlina. Non importa che sia Sterlina/Dollaro, Euro/Sterlina, Sterlina/Yen o Sterlina/Dollaro neozelandese, basta che ci sia la moneta inglese da qualche parte. La causa è presto spiegata: è l’unica valuta che si muove in maniera importante ogni giorno. Le questioni legate alla Brexit stanno creando notevole volatilità sul pound che difficilmente andrà scemando nei prossimi giorni, anzi. A tenere banco presso i forex trader nelle ultime sedute sono i ricorsi contro la decisione del premier Boris Johnson di sospendere i lavori nel Parlamento inglese. Il 30 agosto scorso, la Corte di Giustizia Scozzese, ha rigettato il primo e nei prossimi giorni verranno esaminati i due che ancora pendono. E non è detto che non ne verranno presentarti altri, viste le dichiarazioni che continuano a susseguirsi da parte dei politici britannici. Non c’è dunque occasione migliore per i forex trader per un po’ di trading intraday e multiday. La seduta di ieri è stata all’insegna del ribasso sulla sterlina che, contro i maggiori cambi mondiali, non ha fatto altro che svalutarsi.
Sterlina/Yen. La valuta britannica contro la moneta giapponese ha perso circa 1% del suo valore andando a chiudere la giornata a quota 128,12 yen. Dopo alcune sedute di compressione a ridosso di 130 yen, la perdita di ieri potrebbe aver dato il via a una tendenza ribassista di medio termine con primo target sui minimi d’inizio agosto a 127 yen. La speranza degli operatori è però per una rottura ribassista del supporto statico che metterebbe nel mirino addirittura il minimo del 2016 a 122,7 yen.
Sterlina/Dollaro. Il cable si trova in una situazione ancora più delicata rispetto al cambio precedente. Qui, infatti, il supporto statico prima del «burrone» è a 1,2030 dollari, a pochissima distanza rispetto alla chiusura di 1,2060 dollari di ieri. La discesa sotto tale livello aprirebbe una fase decisamente buia per il cambio, considerato che non ci sono riferimenti in grado di fermare la discesa del cambio se non il famoso minimo del 7 ottobre 2016 a 1,1452 dollari.
Sterlina/Franco. Il pound sembrava poter recuperare contro la moneta elvetica ma il calo dello 0,70% di ieri ha anche qui invertito la tendenza di breve/medio periodo facendola diventare ribassista. Senza escludere un possibile rimbalzo per oggi dovuto, a prese di profitto, il cross sembra destinato a tornare anche qui sui minimi di metà agosto nonostante questi siano abbastanza lontani. Il supporto statico di riferimento si trova a ben due figure e mezzo (1,17 franchi) dalla chiusura di ieri a 1,1940 franchi. La positività su questo cambio potrebbe arrivare solo al superamento di 1,21 franchi.
Sterlina/Dollaro Australiano. Anche su questo cross c’è stato poco da fare e il ritorno su 1,7960 dollari (0,68%) ha di fatto interrotto definitivamente il tentativo di rimbalzo in atto dall’inizio di agosto. Su questa coppia di valute tuttavia ci sono molti livelli prima di arrivare al minimo relativo di fine luglio a 1,7677 dollari. C’è l’area di 1,79 dollari in prima battuta e 1,78 dollari in seconda. Entrambi i livelli però non sembrano semplici da violare a ribasso.
Sterlina/Dollaro neozelandese. Non c’è cross migliore di questo per rendere l’idea di quanto sia debole la moneta britannica. Il dollaro neozelandese infatti è in avvitamento ribassista contro le principali valute del mondo a causa della recente decisione della banca centrale neozelandese (Rbnz) di tagliare il tasso d’interesse principale. La mossa della Rbnz è stata fatta per dare un po’ di ossigeno all’economia colpita dalla guerra dei dazi Usa-Cina. In proporzione, le attuali quotazioni di 1,9120 dollari sono le più distanti rispetto ai minimi di periodo e per questo molti trader stanno puntando proprio su questo cambio per andare al ribasso. L’obiettivo si trova a 1,84 dollari per poi eventualmente provare a raggiungere gli 1,81 dollari, minimo da dicembre 2018. L’impostazione ribassista di medio termine su tutti i cambi che hanno la sterlina come controparte, potrebbe essere facilitata dalle voci su possibili elezioni anticipate in Gran Bretagna. Le eventuali posizioni ribassiste devono essere però coperte da stop loss o monitorate costantemente, perché il rischio di un’inversione di tendenza (dopo magari un accordo con l’Ue) non è da escludere. (riproduzione riservata)