La prossimità dei prezzi del petrolio ai minimi degli ultimi 3 anni apre opportunità, per gli amanti delle azioni energetiche. L’orizzonte non deve però essere di trading, ma di medio periodo. Sono numerosi gli elementi che, storicamente, invitano a posizionare parte del portafoglio su tale settore. La transizione energetica può, peraltro, portare con sé sia opportunità sia rischi, per le aziende energetiche; le crescenti pressioni ambientali e normative, finalizzate a limitare l'uso dei combustibili fossili per i prossimi decenni, rappresentano un rischio per le aziende meno coinvolte nelle energie rinnovabili, ma possono tramutarsi in vantaggio relativo per le società che stanno investendo con maggior convinzione nel processo di transizione energetica.
STOXX OIL&GAS

Chi punta sui titoli energetici (petroliferi in particolare) fa, inoltre, una duplice scommessa. Da un lato si deve augurare che i prezzi dell’oro nero riescano a muoversi al rialzo, dall’altro lato la scommessa è a favore di rendimenti tonici per gli indici azionari globali. Se uno dei due elementi -o persino entrambi- viene a mancare, le performance espresse dalle azioni energetiche possono risultare deludenti o nettamente inferiori a quelle del mercato.
Ma, se il prezzo del petrolio vola, anche in caso di stabilità dell’azionario globale il settore si può muovere bene. La situazione ideale, chiaramente, è rappresentata dalla compresenza di entrambi i fattori di rischio che soffiano a favore; come accaduto nel febbraio-aprile del 2024, dinamiche che hanno permesso alle azioni energetiche di esprimere performance eclatanti. Il posizionamento sui livelli attuali può, quindi, essere considerato come una scelta contrarian, che appoggia le radici in una relativa sottovalutazione dei prezzi del petrolio, in un contesto di azionario tutto sommato tonico, soprattutto a livello Usa.
ENI

La statistica conferma la profilatura descritta rispetto al mercato: la correlazione sui rendimenti settimanali tra l’indice di settore europeo (Msci Europe Energy) e il mercato è vicina a 0,4, con un beta prossimo a 0,7. Ciò significa che i movimenti dei titoli energetici possono essere solo parzialmente spiegati dal trend generale del mercato azionario, ma non per questo il settore può essere considerato una scelta difensiva, anzi. E la correlazione rispetto al petrolio si attesta, negli ultimi anni, poco sotto 0,60, identificando bene l’altro fattore di rischio associato alle azioni energetiche.
L’altro aspetto che da sempre alletta gli investitori che guardano a questo tipo di investimento ha a che fare con gli utili distribuiti agli azionisti. I generosi dividendi, che storicamente caratterizzano questo settore, sono tuttora elevati, prossimi al 5,4% annuo a livello di indice europeo, rispetto al 3% circa del mercato. Il dividendo, peraltro, è spesso la principale fonte di performance per gli investitori in questo settore, sul lungo periodo. Guardando, ad esempio, all’indice Msci Europe Energy, negli ultimi 10 anni il benchmark ha restituito come solo prezzo un valore di poco superiore allo zero (stessa considerazione per molti titoli che lo compongono) ma se si considerano i dividendi il rendimento complessivo si avvicina al 6% medio annuo.
In termini di multipli, il P/e atteso del settore energetico europeo è a sconto, sotto 7,5 (rispetto ai circa 13 del mercato), con un rapporto price/book value di poco superiore all’unità, rispetto ad un valore doppio per il mercato europeo. Il factor box di Msci evidenzia, inoltre, un posizionamento forte a favore dello stile Value (azioni a sconto), Yield (generoso rendimento da dividendo) e Quality (buona qualità), a scapito dei fattori Momentum (trend forte) e Size (capitalizzazione bassa), quest’ultimo per via della grande market cap di molti titoli energetici.
In termini di strumenti finanziari idonei per inserire tale settore in portafoglio, l’offerta indicizzata italiana è elevata a livello globale, mentre se ci si limita al mercato europeo sono disponibili Etf che puntano agli indici Msci Europe Energy oppure Stoxx 600 Europe Energy Esg Screened. Gli amanti del rischio specifico possono contare sulla nostra Eni (P/e atteso di 7,8, dividendo del 6,9% annuo, beta di 0,5), approfittando della debolezza espressa nell’ultimo anno. Tra gli altri colossi europei si segnalano, in particolare, Shell (P/e atteso di 8,1, dividendo del 4,1%), TotalEnergies (P/e atteso di 7,8, dividendo del 5,5%) ma anche la norvegese Equinor (P/e atteso di 7, dividendo del 6,2%), a sua volta al test di importanti supporti di medio periodo. (riproduzione riservata)