Tra i settori meno gettonati ma anche più performanti da inizio anno si segnalano i servizi finanziari, sia a livello europeo che statunitense. Cugini dei titoli bancari ed assicurativi, i servizi finanziari sono meno utilizzati ma non per questo poco interessanti, per diversificare il portafoglio e puntare a nomi ad alta potenzialità. In alcuni casi, permettono anche di posizionarsi su singole azioni con caratteristiche di decorrelazione sufficientemente consistenti, per togliersi dal trend comune e focalizzarsi sulle peculiarità delle società interessate.
Ma, in media, non si tratta certo di una scelta difensiva, adatta piuttosto a chi intende sfruttare una fase di mercato risk-on, in ottica di breve periodo. Anche se è sul medio termine che, probabilmente, arrivano le maggiori soddisfazioni. Infatti, l’indice Stoxx Europe 600 Financial Services (espressione dei soli titoli di tale comparto a livello europeo) da inizio anno è in rialzo del 18% rispetto al +12% del mercato, mentre allungando ai 5 anni precedenti il rendimento medio si attesta al 12% per il settore rispetto al +9% dell’indice Stoxx 600 Europe.
Estendendo ancora l’orizzonte, il delta di performance si amplia ulteriormente. L’indice Stoxx Europe 600 Financial Services esprime attualmente un multiplo P/e invitante, pari a 12,3, affiancato da un dividendo del 2,5%; ma la correlazione è superiore a 0,90 e il beta è fotografato a 1,15, il che lascia trasparire l’aggressività di tale scelta. Il settore si muove a braccetto con il mercato, ma con un grado di sensitività elevato, anche se singoli nomi possono avere sfumature differenti rispetto al paniere.
3i GROUP

In modo simile, l’indice Dow Jones Us Financial Services, che guarda ai titoli statunitensi di tale comparto, evidenzia un P/e atteso di 18, affiancato dal dividendo del 1,6% annuo. Il legame con il mercato è ancora molto elevato, come confermato dal beta di 1,1 e dalla correlazione di poco inferiore a 0,9, nei confronti dell’indice S&P500. In questo caso, il delta di performance rispetto all’S&P500 è quasi nullo negli ultimi anni, che è già un grande risultato considerando le performane dei titoli tecnologici racchiusi nel benchmark di riferimento.
In termini di Etf, sono facilmente raggiungibili il prodotto iShares Stoxx Europe 600 Financial Services e l’Etf Invesco European Financials Sector (legato all’indice Stoxx Europe 600 Optimised Financial Services), entrambi quotati su Xetra, che puntano al mercato europeo. L’Etf iShares US Financial Services (indice Dow Jones U.S. Financial Services) punta, invece, al mercato americano, ma non è quotato in Europa. In termini di singoli nomi, le opportunità del mercato europeo sono numerose, e si segnalano in questo caso solo le azioni tecnicamente meglio impostate.
LSE

A partire da London Stock Exchange (Regno Unito, P/e atteso di 29, dividendo del 1,2%, beta di 0,4) che esprime una forza relativa molto elevata rispetto al mercato inglese ed europeo, che sta permettendo la realizzazione di nuovi massimi storici nelle ultime settimane. Convincente il recente breakout di 770-780 pence, che potrebbe alimentare nuove fughe al rialzo, sebbene le valutazioni non siano certo a sconto. Considerazioni simili anche per Deutsche Boerse (Germania, P/e atteso pari a 20, dividend yield del 1,8%, beta di 0,57), in grado di aprire da questa estate, quasi ogni settimana, nuovi massimi storici. Per entrambi i titoli, si segnala peraltro un legame rispetto al mercato non elevato, che permette dinamiche trasversali anche in momenti di mercato difficili.
Nel Regno Unito molto ben impostato anche 3i Group (private equity e infrastrutture, P/e di 8,4, dividend yield del 1,8%, beta di 1,25), che sfrutta in pieno la forza dei mercati privati realizzando, da diversi mesi, massimi storici senza sosta. Ben posizionata anche Exor (Paesi Bassi, P/e atteso di 7,6, dividend yield dello 0,5%, beta di 0,78) e Cvc Capital Partners (Paesi Bassi, P/e atteso di 27, beta di 0,67), listata ad aprile 2024; quest’ultimo titolo, attivo nel private equity ad ampio spettro, ha già espresso un allungo vicino al 50% dalla scorsa primavera, e rimane ben impostato come buona parte delle compagnie attive nei mercati privati.
Infine, nel mercato statunitense i titoli focalizzati sui pagamenti internazionali (American Express, Mastercard e Visa) mantengono una solida struttura grafica che chiama nuovi massimi storici, con il primo titolo meno tirato in termini di multipli. Molto ben impostati anche gli index provider e le agenzie di rating come S&P Global, Msci e Moody’s, ed nomi legati al private equity come Kkr e Blackstone macinano performance da capogiro, anche se spesso sono care come multipli. Continua inoltre a performance bene la holding di Warren Buffett, Berkshire Hathaway, senza perlato evidenziare livelli di sopravvalutazione. (riproduzione riservata)