Non è un segreto che l’indice Ftse Mib sia fortemente esposto al comparto finanziario, con ben 13 titoli attualmente presenti nel paniere principale che appartengono ai settori assicurativi, bancari o dei servizi finanziari. Solitamente questo sbilanciamento espone il benchmark di piazza Affari a maggiori tensioni rispetto ai principali indici internazionali ed è anche uno dei principali motivi per cui il mercato domestico deve spesso pagare dazio in termini di forza relativa. Da alcune settimane proprio questi settori hanno però mostrato grande fermento e per questo motivo può essere interessante fare il punto sul quadro tecnico di alcune di queste azioni.
Banca Generali. Dal punto di vista grafico è certamente uno dei titoli più promettenti: è sostenuto da un solido trend rialzista che ha riportato le quotazioni a ridosso del massimo relativo segnato a metà febbraio dello scorso anno a 33,24 euro, poco prima della deflagrazione della crisi sanitaria. Questo picco non è lontano dal massimo storico del maggio 2015 a quota 33,44 e rappresenta quindi uno spartiacque importante per la dinamica dei prezzi: il breakout di questa fascia potrà infatti aprire spazi di crescita finora inesplorati, che potranno favorire un impulso rialzista anche molto veloce. Al ribasso, il supporto principale può essere invece individuato attorno a 31-30,95 euro.
Banco Bpm. Anche in questo caso il titolo è sostenuto da un solido trend rialzista di medio termine, ma rispetto al caso precedente la dinamica è più scomposta e quindi soggetta a maggiori rischi. Le quotazioni quotano già da tempo oltre il picco di febbraio 2020 posto a ridosso dei 2,60 euro, e si apprestano a testare la soglia psicologica a quota 3. In questo caso sarebbe preferibile attendere una pausa di consolidamento sopra 2,75-2,70 per evitare le potenziali problematiche che spesso emergono quando si cerca di salire su un treno in corsa. Le continue speculazioni su operazioni straordinarie che stanno coinvolgendo il titolo ormai da tempo introducono inoltre una serie di fattori di rischio addizionali non sempre decifrabili.
Intesa Sanpaolo. La dinamica delle ultime settimane è stata molto meno eclatante di quella di altri titoli, ma dal punto di vista grafico il trend di breve può beneficiare di un chiaro polo d’attrazione rappresentato dall’ampio gap down lasciato aperto all’inizio della crisi sanitaria attorno a 2,50 euro: nelle ultime settimane il titolo ha inoltre disegnato una solida base accumulativa sopra 2,32-2,30 che può garantire ai prezzi un valido appoggio e quindi una maggiore consistenza di fronte all’ipotesi di un nuovo tentativo allungo. Al ribasso, un concreto segnale d’inversione potrà invece arrivare solo dal cedimento di 2,20-2,19 euro.
Poste italiane. In questo caso siamo di fronte a un titolo che ha da poco aggiornato i massimi storici e che sta quindi esprimendo una forza relativa decisamente superiore alla media: dopo una breve pausa di consolidamento sopra la fascia di supporto compresa tra 11,25 e 11 euro, il titolo può estendere ulteriormente la progressione rialzista partita a inizio anno. Al ribasso, solo una discesa sotto 10,50 potrà invece fornire un primo segnale d’inversione.
Unicredit. Nell’ultimo mese è stato spesso sotto i riflettori, sulla scorta anche di una trimestrale davvero brillante, in scia alla quale il titolo ha trovato lo spazio per rilanciarsi oltre la soglia psicologica dei 10 euro. La pausa di consolidamento disegnata nelle ultime due settimane proprio sopra quota 10 sembra quasi da manuale e suggerisce un imminente opportunità di ulteriore allungo, che potrà concretizzarsi con il breakout dell’area 10,45-10,50. La distanza rispetto ai livelli di febbraio dello scorso anno è ancora notevole e questo offre margini di apprezzamento ancora più ampi, almeno nell’immediato. Al ribasso, negativa solo una discesa sotto 9,40-9,35 euro. (riproduzione riservata)