Parafrasando il mondo del pugilato, l’euro continua ad essere lo sparring partner perfetto per il dollaro. Una sorta di sacco da boxe, inerme a qualsiasi reazione rispetto al pugile (il dollaro), che lo sta suonando. Un pò quello che sta succedendo anche a livello politico tra i due continenti. Una lotta impari, evidenziato dal fatto lungo tutta la settimana, l’euro non è riuscito a portare a casa neanche una seduta in positivo contro il dollaro, chiudendo l’ottava a ridosso di quota 1,1640 dollari.
Il movimento, come anticipato, riflette una rinnovata forza del biglietto verde, sostenuta persino da una lettura complessivamente resiliente di dati sul mercato del lavoro non troppo entusiasmanti. Nel dettaglio, il rapporto del Bureau of Labor Statistics ha mostrato un incremento degli occupati non agricoli di 50 mila unità nel mese di dicembre, dato inferiore alle attese di consenso fissate a 60 mila e in rallentamento rispetto ai 64 mila di novembre. Tuttavia, la debolezza del dato principale è stata compensata da altri indicatori più solidi. Il tasso di disoccupazione è infatti sceso al 4,4% dal precedente 4,6%, sorprendendo positivamente il mercato, mentre la crescita dei salari orari medi ha registrato un aumento dello 0,3% su base mensile e del 3,8% su base annua, segnali coerenti con una dinamica salariale ancora sostenuta.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un mercato del lavoro in graduale raffreddamento, ma tutt’altro che deteriorato. La moderazione nella creazione di nuovi posti di lavoro convive con condizioni occupazionali ancora tese e con pressioni salariali che restano incompatibili con un rapido rientro delle spinte inflazionistiche. Questo mix ha rafforzato la percezione di una Federal Reserve orientata alla prudenza, pronta a mantenere i tassi invariati nel meeting di fine gennaio, ma non ancora convinta ad accelerare il ciclo di allentamento monetario.
A sostenere ulteriormente il dollaro contribuisce il contesto più ampio dei dati macroeconomici statunitensi. Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione restano su livelli contenuti, mentre il rallentamento evidenziato dai report Adp e Jolts segnalano una progressiva normalizzazione del mercato del lavoro, coerente con l’obiettivo della Fed di raffreddare la domanda senza compromettere la crescita. In questo scenario, il Dollar Index si mantiene vicino ai massimi di periodo, confermando una struttura tecnica costruttiva che continua a penalizzare le valute concorrenti, euro incluso.
Sul fronte della politica monetaria, le aspettative di mercato indicano con elevata probabilità una pausa sui tassi nel breve termine. A livello tecnico, l’euro/dollaro non mostra alcun segnale di possibile inversione del trend discendente e, a meno di eventi esogeni ai mercati finanziari (tipicamente geopolitici), sembra indirizzato verso il supporto di 1,16 dollari, con possibile estensione della discesa fino alla media mobile a 200 periodi che gravita intorno a 1,1560 dollari. (riproduzione riservata)