È il Dollar Index la stella cometa per i trader che vogliono puntare sul rialzo dell’euro contro il biglietto verde. Ed è una fase rialzista che si preannuncia vicina e molto promettente. Gli operatori sono infatti tutti alla finestra nell’attesa che l’euro-dollaro rompa l’ultima resistenza statica di quota 1,23 dollari che impedisce l’approdo verso l’obiettivo finale di medio termine a 1,25 dollari. E a dare il segnale di quando questo avverrà potrebbe essere proprio dal Dollar Index, l’indice che indica il rapporto tra il dollaro da una parte e un paniere di valute dall’altra, in cui comunque l’euro pesa per oltre il 50%. Il recente apprezzamento del cambio è dovuto infatti più all’andamento del dollaro che dell’euro, con la moneta unica relegata a ruolo di sparring partner.
Prendendo in esame le quotazioni del Dollar Index da inizio novembre, si può notare come dal massimo relativo di 94 punti non ha fatto che scendere, andando a rompere al ribasso a fine novembre il precedente supporto statico di medio/lungo termine a 92 punti. In seguito, un’altra ondata ribassista lungo tutto il mese di dicembre ha portato il future a raggiungere l’area dei 90 punti, con un minimo relativo battuto proprio ieri a 89,39 punti. In maniera del tutto speculare, l’euro/dollaro da inizio novembre ha cominciato una corsa al rialzo, partendo dal sopraccitato minimo di 1,16 dollari fino alla chiusura di ieri a 1,2250 dollari.
Nel mezzo ci sono stati tanti livelli importanti superati al rialzo, come l’area di 1,1960/1,20 dollari che assomiglia tanto a quella quota 92 sul Dollar Index che ha dato il via all’ultimo movimento ribassista sul derivato (e rialzista sull’euro/dollaro). Nonostante si stia dimostrando più ostica del previsto, con già tre attacchi intraday respinti nelle scorse sedute, è solo questione di giorni prima che la barriera dei 1,23 dollari venga meno. Da evitare comunque di prendere una posizione rialzista senza la conferma in chiusura di giornata della rottura del livello perché di questi tempi i falsi segnali sono all’ordine del giorno.
L’attuale configurazione grafica permette però di avere riferimenti abbastanza chiari: la trend line rialzista, partita dai minimi di novembre a 1,16 dollari e che sta accompagnando tutto il rialzo degli ultimi due mesi dell’euro/dollaro, fa da spartiacque per un breve storno delle quotazioni. In caso di una sua violazione al ribasso, con discesa sotto quota 1,2220 dollari, si aprirebbe la possibilità di uno storno fino a 1,2150 dollari in prima battuta e 1,2050 dollari in seguito. Sempre che rimbalzi anche il Dollar Index. Se invece il future americano riprendesse la fase discendente verso l’area di 88,5 punti, in corrispondenza del limite inferiore della congestione che si è verificata nella prima parte del 2018, ecco che la resistenza statica di 1,23 dollari sull’euro/dollaro sarà anch’essa superata.
Le variabili che più di tutte possono influenzare l’euro-dollaro sono le politiche monetarie delle banche centrali, Fed in primis. Per ora tutte le indicazioni sono per un prosieguo delle attuali politiche monetarie e questo dovrebbe favorire la svalutazione del biglietto verde. «L’economia Usa ha davanti a sé un lungo periodo di politica monetaria stimolante, per aiutare la nazione a uscire dalla pandemia di coronavirus», ha dichiarato proprio ieri il presidente della Fed di Chicago Charles Evans, osservando che in termini di ripresa, «i progressi sul fronte dei vaccini sono stati molto positivi e sembra che la crisi sanitaria sarà sotto controllo nel corso dell’anno».
Evans, che sarà un membro votante del Fomc quest’anno, ha inoltre ribadito l’idea che la Fed dovrebbe superare in modo aggressivo il target del 2%, per riportare l’inflazione a una media del 2%. Se le parole del presidente della Fed di Chicago verranno fatte proprie anche da tutti gli altri membri votanti del Fomc, già durante il prossimo meeting della banca centrale Usa del 27 gennaio, il Dollar Index potrebbe rompere il doppio minimo di quota 89 punti e proiettare il derivato verso l’area degli 85 punti. In tal caso il famoso target di 1,25 dollari sull’euro/dollaro potrebbe essere solo il principio perché il target successivo è l’area degli 1,2760 dollari, di fatto le quotazioni di novembre 2014. Secondo molti analisti, questo potrebbe essere l’anno giusto per rivedere la quotazioni del cambio anche al di sopra di 1,30 dollari. Effettivamente con la rottura di quota 1,25 dollari si potrebbero aprire ulteriori spazi di risalita, ma non bisogna certo dimenticare l’economia reale. L’Europa uscirebbe con le ossa rotte da un cambio simile ed è quindi probabile che la Banca Centrale Europa decida d’intervenire. A quel punto però saremmo in piena guerra valutaria, ma questa è tutta un’altra storia. (riproduzione riservata)