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Il metallo giallo ha raggiunto la resistenza dei 1.300 dollari e ora punta a 1.330

È ripartita la febbre dell’oro

08 gennaio 2019, 02:00 Ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2019, 12:30

Milano Finanza Intelligence Unit

Le crescenti tensioni sul trend dell’economia globale hanno fatto tornare gli acquisti sul bene rifugio per eccellenza. Future, Etc e acquisto diretto della commodity gli strumenti per investire. Ecco come

Recuperata quota 1.300 dollari l’oncia, tutto pronto per un ritorno della corsa all’oro. L’accelerazione dei prezzi nelle ultime due settimane (+5%) ha infatti riacceso l’interesse degli investitori per il metallo giallo. Ma la domanda è: il trend proseguirà? Stando alle valutazioni dei professionisti sì, anzi, potremmo essere solo all’inizio di una fase toro di medio-lungo termine. Il punto focale di un’eventuale rally è ovviamente la paura che sta tornando a insinuarsi tra gli operatori. «L’ottimismo spinto dalle politiche del presidente Donald Trump con il programma American First è terminato», ha spiegato Carlo Vallotto, commodities trader e fondatore di Metalli-Preziosi.it, «e le recenti cautele sul contesto globale, espresse anche nel discorso del 4 gennaio dal governatore della Fed Jerome Powell, stanno ridimensionando la fiducia degli operatori». L’aria insomma è cambiata e le preoccupazioni per un rallentamento dell’economia globale stanno mettendo sotto pressione i mercati finanziari. A comandare non è più soltanto l’economia Usa, ma anche qualla cinese, che sta attraversando un periodo piuttosto difficile. A ciò si aggiunge il braccio di ferro tre le due sui dazi, altro elemento di tensione globale. Insomma, ce n’è abbastanza per l’inizio di una salita repentina dei prezzi dell’oro, al punto che «sembra una di quelle situazioni dove ogni discesa è un buon momento per acquistare», aggiunge Carlo Alberto de Casa, analista senior di Activtrades ed esperto di oro.

Dal punto di vista tecnico, a dare la linea per ora è la seduta di venerdì 4 gennaio, che fornisce due livelli chiave di supporto e resistenza. La barriera al rialzo è identificata a 1.300 dollari (il massimo relativo della seduta), un valore significativo sia da un punto di vista psicologico (come tutte le cifre tonde), ma anche dal punto di vista dei volumi, considerati gli enormi scambi avvenuti in quell’area. Il supporto invece è da identificare nei minimi della stessa seduta a 1.268 dollari. Secondo gli analisti, nel brevissimo periodo è più probabile che si vada a testare il livello ribassista che non quello rialzista. In caso di rottura al ribasso dei minimi, la debolezza potrebbe portare le quotazioni del metallo giallo fino al primo target di 1.260 dollari in prossimità dei massimi relativi di luglio 2018. L’eventuale discesa però potrebbe protrarsi fino ai 1.250 dollari, andando così a ritestare la precedente resistenza, ora diventata supporto. Sul medio termine, tuttavia, sono tutti piuttosto sicuri che il trend sarà al rialzo, con molti target interessanti. Premesso che almeno un altro attacco di quota 1.300 dollari potrebbe andare a vuoto, una volta superata la barriera un primo target si trova a 1.310 dollari. L’obiettivo successivo però è ben identificato a 1.330 dollari, per poi tentare di recuperare i massimi relativi di 1.360 dollari.
Le possibilità di investimento sul metallo giallo sono molte, a partire proprio dall’oro fisico. «Per acquistare o vendere oro fisico in prima battuta occorre contattare un operatore professionale in oro reperibile sul sito di Banca d’Italia, ente che certifica gli operatori professionali così da non imbattersi in brutte sorprese», ha spiegato Maurizio Spoldi di Dsc, società specializzata in oro e diamanti fisici. Da lì la procedura è abbastanza semplice: si fissa un appuntamento con l’operatore e si decide cosa acquistare, da una semplice moneta fino al lingotto da 1 kg. Si procede poi con l’emissione di una fattura che comprende il prezzo fixing del metallo al momento dell’acquisto più una commissione all’operatore, si paga e si ritira quanto richiesto (il ritiro può essere effettuato presso l’operatore o si può richiedere la consegna dove si vuole, anche presso una banca). L’oro fisico, va specificato, è trattato come prodotto finanziario e di conseguenza sulle eventuali plusvalenze grava una tassazione del 26%. Ma qual è il vantaggio di acquistare oro fisico invece che uno strumento finanziario? «L’acquisto di oro fisico va inteso in ottica di salvaguardia del potere d’acquisto e non di investimento peculativo», premette Spoldi. «C’è un esempio che mi piace sempre portare all’attenzione dei potenziali clienti: nel 1970 con 333 grammi di oro puro si poteva acquistare una Fiat 500. Nel 2018, con 340 grammi di oro puro si può sempre acquistare una Fiat 500. Se invece, nel 1970 avessimo monetizzato l’oro, l’incasso sarebbe stato di 500 mila lire, con cui oggi si può comprare solo un buon aspirapolvere».

Gli investitori possono comunque sbizzarrirsi anche con i prodotti finanziari con sottostante oro. Si può agire direttamente sul future del Chicago Mercantile Exchgange acquistando o vendendo contratti future. Questi strumenti hanno però il difetto di richiedere molto denaro da mettere a garanzia di marginazione del proprio conto trading per poter operare, oltre al costo delle commissioni dei broker che varia in base all’operatività (si va in media dai 2 dollari in su, in base al broker e all’operatività). Molto più economico l’utilizzo degli Etc (Exchange traded commodities), ormai di uso comune anche presso i piccoli trader retail sia per la loro facilità di accesso che per l’enorme ventaglio di proposte. Tra queste, ci sono anche quelle a leva che hanno però la caratteristica dell’effetto d’interesse composto (compounding effect), che erode le perfomance se si mantiene il prodotto in portafoglio per lungo tempo. Per scegliere un Etf non servono molti accorgimenti, se non quello di leggere attentamente il prospetto informativo o quantomeno il Kiid, la versione light del prospetto. A volte la dicitura di alcuni prodotti può portare a spiacevoli malintesi in relazione al sottostante a cui è agganciato. Bisogna inoltre fare attenzione alla liquidità del prodotto (è sempre facile entrare, ma non sempre uscire), alla differenza tra denaro e lettera (più è stretto e meglio è), alla valuta con cui è emesso l’Etc e se il prodotto è eventualmente coperto dal rischio di cambio (che di solito ha un 3% in più di costi). Sicuramente poi va analizzato il Ter del prodotto, che altro non è che il costo dell’Etc (si viaggia mediamente intorno allo 0,25% annuo). Il sito di Borsa italiana da questo punto di vista è completo ed ha un Etc selector abbastanza user friendly. (riproduzione riservata)



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