La strategia prevede un'operazione short sul tentativo di rimbalzo della moneta oceanica. Il Kiwi è già partito al ribasso la scorsa settimana sull'onda del Qe europeo. Un ingresso sui prezzi attuali sarebbe troppo rischioso. Lo stop loss andrebbe posizionato molto più in alto e i rischi di un rimbalzo sono elevati. Tutto ciò a fronte di un primo target molto ravvicinato e posto a quota 0,7362. Al momento il cambio dollaro neozelandese contro dollaro Usa quota 0,7445. L'ideale è quindi attendere un rimbalzo in area 0,7620/0,7660, livello dal quale è partita l'ultima accelerazione ribassista. Ovviamente quello indicato a 0,7362 è solo il primo obiettivo. Al ribasso ci sono altri punti importanti molto più ambiziosi: target della discesa per esempio potrebbero essere i minimi del 2011, quando il Kiwi fu scambiato in area 0,7410. C'è infine un target molto ambizioso di lungo periodo rappresentato dalla barriera psicologica e statica a 0,7000. Quest'ultimo obiettivo viene individuato con la proiezione verso il basso del canale laterale che ha contenuto il Kiwi da inizio ottobre. Il breakout di volatilità ha innescato un importante movimento ribassista sui mercati. I target sono quindi molto ambiziosi.
Un rimbalzo troppo forte con un ingresso su questi livelli nel tentativo di rincorrere il mercato genera quasi sempre contraccolpi dolorosi perché dopo perdite abbastanza significative diventa difficile mantenere la posizione: si corre il rischio di rimanere fuori dal mercato proprio nel momento in cui riparte nella direzione sperata, una vera beffa!
Come spiegano molti trader, «è meglio perdere un'occasione che perdere dei soldi». Il mercato offre sempre altre opportunità.
Dopo i possibili obiettivi occorre fissare anche lo stop loss a protezione dell'operazione.
Nel caso di ingresso sotto quota 0,7660, un punto a protezione della strategia può essere quota 0,7750, livello da cui è partita l'ultima accelerazione negativa.
Le specifiche del contratto. Per quanto riguarda le specifiche del contratto, quello relativo al cross dollaro neozelandese contro dollaro Usa è come sempre denominato nella prima valuta, il dollaro neozelandese (nzd). I broker offrono micro lotti da 1.000 nzd (661 euro), mini lotti da 10 mila nzd (6.610 euro), lotti da 100 mila nzd (66.100 euro). Il pip, ovvero la variazione minima del contratto, è rappresentato dalla quarta cifra decimale, cioè 0,0001. Per ogni pip si possono guadagnare o perdere 10 dollari Usa nel contratto standard, 1 dollaro nel mini e 0,10 nel micro. I dollari andranno poi riconvertiti in euro: al momento 1 dollaro vale circa 0,90 euro.
In genere i contratti valutari non prevedono commissioni di negoziazione, ma uno spread. Negli scambi su Mtf, invece, le commissioni sussistono così come per i future quotati al Cme.
Da metà gennaio la volatilità giornaliera è salita a 100 pip (prima era molto più bassa, vicina ai 75 punti), quindi in un giorno operando su questo cambio si possono guadagnare o perdere 1.000 dollari Usa per lotto (900 euro), con il mini 100 dollari (90 euro) e con il micro 10 dollari (9 euro).
I fondamentali. Il cambio nzd/usd (dollaro neozelandese contro dollaro americano) ha una correlazione importante con il cambio aud/usd (dollaro australiano/dollaro usa) in quanto, a causa della vicinanza geografica di Australia e Nuova Zelanda, entrambi reagiscono in modo analogo agli eventi macroeconomici.
La debolezza della moneta neozelandese nasce da una serie di fattori di natura fondamentale: il dollaro della Nuova Zelanda è stato sempre considerato una valuta commodity, cioè il suo corso è legato al trend delle materie prime nonostante il Paese sia per lo più dedito all'agricoltura. A pesare è però la sua vicinanza con l'Australia, al contrario molto ricca di materie prime. In genere la Nuova Zelanda beneficia della crescita economica dell'Australia e viene invece penalizzata dai suoi rallentamenti. A questo proposito, come noto, il lungo periodo di rialzo delle materie prime appare esaurito: il petrolio è infatti sotto scacco a causa della nuova tecnologia dello shale gas, l'oro è sotto pressione dopo l'abbandono del Quantitative easing americano, mentre il rame non gode più della forte domanda derivante dagli investimenti cinesi. Poiché si tratta delle commodity più importanti, che fungono anche da benchmark, si assiste a un ribasso di tutto il resto del paniere delle materie prime. L'Australia è ricca di metalli.
Occhio ai bond. I bond hanno cominciato a risentire di questa prospettiva di crescita anemica e di bassa inflazione e così, rispetto a qualche anno, fa i rendimenti sono scesi in modo significativo. La politica monetaria ne ha risentito.
La minore inflazione e il contesto economico globale più debole rendono più remota la prospettiva di nuovi rialzi dei tassi in Nuova Zelanda. La Reserve Bank della Nuova Zelanda, nel corso della riunione in cui ha portato i tassi di riferimento al 3,50%, ha lasciato intendere che, alla luce del rallentamento dell'inflazione, il costo del denaro rimarrà stabile abbastanza a lungo. Rispetto al precedente statement non c'è più alcun riferimento a futuri rialzi dei tassi per contenere l'inflazione.
Il governatore della Rbnz, Graeme Wheeler, ha inoltre riaffermato che il dollaro neozelandese rimane ancora a «livelli ingiustificatamente elevati» e agisce da «freno alla crescita». La Rbnz si aspetta quindi un ulteriore deprezzamento del cambio. Wheeler ha comunque sottolineato come la recente discesa dei prezzi delle materie prime e una maggiore volatilità dei mercati finanziari globali abbiano leggermente deteriorato la forza del dollaro della Nuova Zelanda.
La Rbnz è stata la prima banca centrale di Paesi sviluppati ad alzare i tassi nel 2014, con quattro ritocchi al rialzo del costo del denaro tra marzo e luglio. (riproduzione riservata)