Nonostante non ci sia stato ancora nessun rialzo di tasso d'interesse da parte della Federa Reserve, i forex traders si sono già mossi per ridare splendore al vecchio carry trade. La strategia è antica come i mercati finanziari, e consiste nel prendere a prestito denaro nei Paesi dove i tassi d'interesse sono bassi per poi reinvestirli in quelli con tassi più alti, guadagnandoci sullo spread di tasso. E quale miglior valuta da prendere a prestito se non lo yen giapponese, moneta da sempre preferita per fare questo tipo di operazioni? Con i tassi di interesse in territorio negativo dal 2016, lo yen giapponese emerge ancora una volta come una valuta di finanziamento adeguata. Mentre la maggior parte del mondo sviluppato è alle prese con un'inflazione ai massimi da diversi anni, il Giappone continua a lottare per ottenere un'inflazione più elevata a lungo termine, confermando saldamente il suo regime di tassi di interesse negativi.
Come controparte del carry trade è come sempre il dollaro americano. A Washington, di fronte all'improvviso surriscaldamento dell'economia Usa, con un'inflazione salita in dicembre al 7%, il valore più alto da 40 anni in qua, il presidente della Fed Jerome Powell, ha annunciato che nel 2022 saranno ben tre i rialzi previsti (ora il tasso è tra zero e 0,25%) e altrettanti nel 2023. In parallelo, il piano di aiuti Fed all'economia per contrastare la pandemia avrà fine in marzo, dopo avere immesso 120 miliardi di dollari al mese nei primi mesi della pandemia, poi ridotti a 105 e da gennaio a 90 miliardi.
Da una parte dunque negli Usa la liquidità resta elevatissima, mentre dall'altra la Fed riduce il Qe e rialza i tassi. Insomma, un mix perfetto per favorire il ritorno del carry trade. I grandi investitori istituzionali, già da alcuni mesi, stanno costruendo posizioni in questo quadro, come si può facilmente dedurre dalle posizioni nette corte sul derivato dello yen giapponese, quotato al Cme. Le posizioni ribassiste sul future della moneta giapponese sono infatti aumentate in modo vertiginoso da novembre. Solo i timori legati alla variante Omicron hanno rallentato le posizioni ribassiste perché, pure con le proiezioni di carry trade, lo yen resta sempre una valuta rifugio cui aggrapparsi nelle fasi di turbolenza o incertezza dei mercati finanziari.
Il rimbalzo delle quotazioni del future sullo yen dal minimo di fine anno (a 0,86 dollari) ha però riportato le quotazioni sull'ex supporto statico, ora diventato resistenza, a 0,88 dollari. Le tensioni sui mercati legate a Omicron sono state però riassorbite molto velocemente e già dalla fine della settimana scorsa è ripartita la fase discendente del derivato con la chiusura delle quotazioni ieri a 0,8730 dollari. L'attuale situazione tecnica lascia intendere un possibile ritorno sui minimi di periodo a 0,86 dollari in quanto le quotazioni sono bloccate all'interno di un canale ribassista partito l'8 gennaio 2021 dal massimo relativo a 0,9750 dollari. Il target del movimento è in corrispondenza del minimo di gennaio 2017 a 0,8450 dollari per poi eventualmente scendere verso il minimo di aprile 2015 a 0,80 dollari.
Alcuni trader potrebbero, a ragione, giudicare l'operatività sul future dello yen troppo onerosa (i margini richiesti dal Cme sono di 2.500 dollari per contratto utilizzato). Si può allora ribaltare la strategia sul dollaro/yen. Il forex è proposto da numerosi broker e attraverso l'uso dei Cfd si può frazionare l'esposizione in misura adeguata alle proprie tasche. Anche il dollaro/yen ha registrato ieri un rimbalzo delle quotazioni, ma al rialzo in quanto è inversamente correlato al future sullo yen. Con la chiusura di giornata a quota 114,60 yen, il cambio si è allontanato dall'area di supporto di 114 yen e ora punta dritto verso la prima resistenza statica a 115,5 yen per poi dirigersi verso il massimo relativo del 4 gennaio a 116,34 yen. Quelli elencati, tuttavia, sono gli obiettivi di breve periodo; in ottica più lunga ii forex trader hanno individuato il massimo di gennaio 2017 a 118,5 yen. Lo stop loss di un'operazione simile deve essere posizionato almeno sotto quota 112 yen.
Oltre al dollaro/yen c'è un altro cambio che gli operatori istituzionali stanno monitorando con attenzione in ottica carry trade: la sterlina/yen. La moneta inglese negli anni scorsi non è stata mai identificata come valuta per carry, tuttavia la politica monetaria della Bank of England potrebbe diventare più restrittiva alla luce delle attese di rialzo dell'inflazione, del rimbalzo dell'economia e dei dati sull'occupazione dopo lo stop della moratoria sui licenziamenti per la crisi pandemica. Gli investitori non hanno certo mancato di notare che per il 2022 il ritmo degli aumenti dei tassi d'interesse dovrebbe essere maggiore in Uk rispetto agli Usa. A livello grafico, il cambio sterlina/yen si trova a combattere con l'ostica resistenza di medio termine a 158 yen. In caso di superamento il margine di rialzo risulta però maggiore rispetto a quello sul dollaro/yen. Da qui il vivo interesse degli investitori verso questa coppia di valute. L'obiettivo minimo è addirittura quota 163 yen, in corrispondenza del massimo relativo del giugno 2016, mentre lo stop loss dell'operazione è sotto 155 yen. (riproduzione riservata)