È di nuovo febbre dell’oro. Le incertezze dell’ultimo periodo hanno fatto tornare quell’avversione al rischio di cui si nutrono i rialzi del metallo giallo e molti trader stanno valutando l’investimento con i vari strumenti messi a disposizione dai broker. D’altronde i temi caldi aperti sono molti, a cominciare dallo scontro commerciale tra Usa e Cina, che puntualmente si rianima quando le cose sembrano raddrizzarsi, alla questione del petrolio che tra l’embargo all’Iran e la possibile riduzione della domanda globale, sta mostrando tutta la fragilità dei mercati azionari. E anche l’Europa, sempre in crisi sul fronte politico come economico. Insomma i rischi non mancano. Ed ecco quindi spiegato il forte trend rialzista che ha registrato l’oro dalla fine di maggio ad oggi. I prezzi sono infatti passati dal minimo di 1.271 dollari del 30 maggio scorso al massimo relativo del 7 giugno a 1.348 dollari. La corsa rialzista ha fatto uscire l’oro dal canale laterale tra 1270 dollari (limite inferiore) e 1.320 dollari (limite superiore) in cui si muoveva da inizio anno. Tecnicamente, nella seduta di ieri, lunedì 10 giugno, il metallo giallo, dopo aver battuto il massimo venerdì scorso a 1.348 dollari, ha subito uno storno che l’ha riportato sotto quota 1.330 dollari, con un minimo intraday a 1.318 dollari, sotto il livello di supporto (ex resistenza statica) di 1.320 dollari. Scendere sotto tale livello, recuperandolo però in chiusura di giornata, è un segnale tipicamente rialzista. Nell’ipotesi che il trend al rialzo si confermi, dopo il superamento della barriera di 1.340 dollari il primo target è costituito dalla serie di massimi relativi del primo semestre 2018 a 1.360 dollari. Una volta superati, il target succeccivo è a 1.400 dollari.
Ma come fare operare sull’oro? Quali gli strumenti a disposizione? E soprattutto con quali costi? L’offerta è ampia. Fineco, broker tricolore, ad esempio propone una vasta gamma di prodotti sulle materie prime in genere e l’oro in particolare, adatti a chi opera in derivati e ha un profilo di rischio alto. Il broker dispone dei Cfd su cui non si pagano commissioni ma solo lo spread di un punto percentuale sul primo livello in denaro e il primo in lettera presenti sul book. Ci sono poi le opzioni daily che costano da 5 punti a un massimo di 10 punti a seconda dell’opzione che si sceglie (sia in the money che out of the money).
Piano commissionale a scalare, con tre diversi scaglioni, invece per il future sull’oro. L’operatore meno attivo andrà a pagare 10,95 dollari a contratto, quello mediamente attivo 5,95 dollari, mentre il più attivo può strappare commissioni anche di 3 dollari a contratto. Poiché si tratta di derivati occorre anche tener conto della marginazione necessaria per muovere i contratti che a livello intraday è pari al 6% del valore nozionale del future, mentre per l’overnight occorre mettere sul piatto il 20% del valore. Serve l’abilitazione ai derivati con profilo di rischio alto anche per operare con i future offerti da Webank. Il braccio operativo (sul trading) di Banco Bpm propone commissioni che variano da 4 a 5 dollari per contratto a seconda del profilo del cliente, e soprattutto la possibilità di scegliere la dimensione del contratto. I più capitalizzati possono scegliere di usare il contratto pieno mettendo circa 3 mila euro a marginazione. I trader più conservativi possono scegliere il mini contratto da 1.500 euro di marginazione, mentre per i micro contratti bastano 300 euro. Ovviamente il valore del tick diminuisce in base al contratto scelto. Competitiva anche la proposta di Activtrades, broker londinese autorizzato Fca e specializzato in Cfd. Le commissioni stanno all’interno dello spread tra il primo prezzo in denaro e quello in vendita del book. Il target spread offerto da ActivTrades per l’oro risulta tra i più bassi, 35 centesimi di dollaro per oncia. In cifre, se un’oncia di oro viene scambiata a 1.310,50 dollari, l’investitore potrà acquistarla presso ActivTrades a 1.310,67 e venderla a 1.310,32, con una differenza fra bid e ask di 0,35 dollari, poco più di 30 centesimi di euro. Secondo i dati forniti dall’operatore, nell’ultimo mese lo spread medio è stato di 35,77 pip (ossia 35,77 centesimi di dollaro), in linea con l’obiettivo prefissato.
Da considerare il tasso per le posizioni overnight (swap), che risulta negativo (a debito) di 9,86 pip per le posizioni long sul gold, mentre è positivo (a credito) di 5,93 pip sulle posizioni short. Ampia possibilità d’investimento sull’oro anche con gli Etc, strumenti permettono di operare su vari sottostanti come l’oro fisico, l’oro finanziario o su panieri di società specializzate nell’estrazione della materia prima. Per tale ragione è utile studiare approfonditamente il documento di accompagnamento del prodotto. Molta attenzione anche quando si valutano i costi di questi prodotti che, in media, hanno un Ter (costo annuo) che va dallo 0,30% in su rispetto all’ammontare investito. A pesare sulle tasche dei trader sono gli eventuali costi di hedging. Nel caso infatti si voglia comprare un prodotto quotato in dollari con una copertura intrinseca del rischio di cambio (rispetto a un investitore in euro), bisogna aspettarsi il 2,5% circa di maggiorazione dei costi. Se si acquista un prodotto con copertura sullo yen invece, i costi sono praticamente nulli perchè i tassi d’interesse tra le due banche centrali (Bce e BoJ) sono allineati.
Per chi non vuole utilizzare strumenti finanziari c’è anche la possibilità di comprare l’oro fisico. Il broker torinese Directa, ad esempio, offre la possibilità di acquistare direttamente l’oro fisico. I costi qui vanno a regredire in base alle dimensione del lingotto scelto e vanno dal 15% sul prezzo spot di mercato per un lingotto di 2 grammi al 3% per un lingotto da 1kg. Gli intermediari per queste operazioni però sono tre (operatore che commercia l’oro, una banca d’appoggio e Directa) ed è per questo che i premi pagati sono abbastanza importanti. Per l’oro fisico, risulta più conveniente affidarsi a società che funzionano da unico intermediario ma bisogna fare molta attenzione che siano iscritte nell’elenco operatori professionali in oro della Banca d’Italia. In questo caso per un lingotto da 1kg del valore attuale di circa 38.600 euro si va a pagare una commissione del 3% circa, cioè intorno a 1.000 euro, cifra che, a volte, comprende anche la spedizione al domicilio. (riproduzione riservata)