Con l’attenzione degli operatori rapita dalle questioni geopolitiche e dal simposio di Jackson Hole, è passato quasi inosservato il rally del caffè delle ultime settimane. Le quotazioni della soft commodity sul Cme di Chicago, dall’inizio di agosto, sono salite di oltre il 30% mentre, nella sola scorsa ottava, il rialzo è stato di oltre il 10% a 370 centesimi per libbra.
Il mercato del caffè sta vivendo una fase di forte tensione a causa di fattori fondamentali legati all’offerta, alla domanda e agli eventi climatici che hanno colpito i principali paesi produttori. Il punto di partenza è il Brasile, leader mondiale nella produzione di caffè. Le ultime previsioni indicano che il raccolto 2025 sarà inferiore alle attese, con il 2026 che rischia di essere anch’esso compromesso. Le temperature più fredde del previsto hanno anticipato la fioritura, creando stress alle piante, contestualmente al fatto che diverse zone produttive hanno anche registrato episodi di gelo. Pur trattandosi di danni localizzati, il timore degli operatori è che questi fenomeni si ripetano, con effetti cumulativi sulle rese future. A complicare il quadro si aggiunge la siccità che da mesi colpisce sia il Brasile che il Vietnam (secondo esportatore mondiale), riducendo in modo significativo la produttività dei raccolti. Nel solo mese di luglio, le esportazioni brasiliane sono scese del 27,6% mentre, nel periodo gennaio-luglio, il calo è stato del 21,4%. La riduzione dell’offerta si scontra però con una domanda globale in crescita costante, trainata da mercati emergenti come la Cina. Non sorprende quindi che, il combinato disposto di questi fattori abbia messo il turbo ai prezzi.
Fondamentali che stanno scatenando anche le speculazioni finanziarie: guardando alla dinamica delle posizioni, i dati del COT Report mostrano un crescente interesse degli investitori istituzionali. I fondi <managed money> hanno aumentato del 4,7% le posizioni lunghe nette, raggiungendo 22.466 contratti, mentre gli Index Fund hanno spinto ancora più in alto le loro scommesse rialziste (aumentate del 7,45% rispetto alla rilevazione del mese precedente). Stessa situazione anche sul Caffè Robusta, con gli speculatori che hanno ridotto le loro posizioni corte, segno che il sentiment di mercato resta orientato verso un prolungamento della fase positiva.
Anche gli indicatori di analisi tecnica confermano l’impostazione rialzista, con il Macd che si trova in territorio positivo, consolidando l’attuale tendenza. Graficamente, il superamento della resistenza di 360 centesimi proietta il primo target a 380 centesimi di dollaro. Tuttavia, considerata l’impostazione di fondo ancora ampiamente rialzista, i commodities trader stanno puntando alla soglia psicologica dei 400 centesimi di dollaro, livello che coincide anche con l’incrocio di una resistenza dinamica. In quel punto, ci sarà il vero banco di prova per caffè perchè, in caso di superamento, i prezzi sono destinati a raggiungere i massimi di febbraio a 430 cents/lb. (riproduzione riservata)