Nell'ultima settimana il dollaro-yen è diventato il parco giochi dei forex trader, con movimenti tanto ampi quanto repentini. Tutto è cominciato giovedì 7 dicembre, quando le parole del governatore della Bank of Japan, la banca centrale giapponese, Kazuo Ueda, sono state interpretate come un'apertura alla revisione della politica monetaria ultra accomodante della banca centrale nipponica. Il governatore della BoJ nel dettaglio ha discusso delle opzioni per uscire dall'attuale contesto monetario, dichiarando che i tassi a breve termine potrebbero muoversi al rialzo, ma con quale velocità lo diranno le condizioni economiche e finanziarie del momento. Tali parole hanno galvanizzato gli operatori che si sono gettati in una corsa all'acquisto di yen, tanto da provocare sul cambio dollaro/yen un ribasso monstre di cinque figure in una sola seduta di borsa (quella appunto del 7 dicembre), facendolo cadere da 147,30 yen a 142,50 yen.
«Dopo mesi e mesi in cui il tema ricorrente era il possibile intervento della Boj per frenare la corsa dello yen», ha esordito Saverio Berlinzani, trader/formatore e analista ActivTrades, «il mercato ha finalmente visto la valuta giapponese rafforzarsi senza però il sostegno delle autorità monetarie, ma a seguito di voci di un possibile rialzo dei tassi da parte della banca centrale».
Secondo lo specialista, sebbene nel corso degli anni alcuni avvenimenti hanno provocato movimenti significativi della valuta giapponese, mai si era verificata un'escursione di oltre 500 tick in così poche ore. «Ho vissuto personalmente la gold era del mercato valutario giapponese, a cominciare dalla discesa del cambio Usd/Jpy dal 1990 al 1998, otto anni di ribassi da 160 yen a 80.00 yen», ha agginto Berlinzani, «oppure la rapidissima caduta del 1998, durante la crisi russa, quando in due mesi e mezzo si passò da 147.60 yen a 111.50 yen. Come dimenticare poi il declino dettato dalla crisi Lehman Brothers, da maggio 2007 al marzo 2011, quando il cambio arrivò al minimo di 75.57 yen. Ma anche l'inversione rialzista e il movimento di recupero dal 2012 al 2015 con l'introduzione del Quantitative and Qualitative Monetary Easing che portò i prezzi da 76 yen a 126.00 yen in tre anni».
In tutti questi movimenti, tuttavia, la Boj ha avuto un ruolo determinante, mentre quello della settimana scorsa è stato generato dall'impeto degli operatori. In ogni caso il movimento è già stato in parte riassorbito con la seduta di ieri: il dollaro/yen ha infatti ritracciato quasi interamente la brusca discesa, andando a chiudere la seduta a 146,3 yen. Il contro movimento è stato agevolato da un report di Reuters che ha affermato che il mercato ha mal interpretato i commenti del governatore Kazuo Ueda, il quale non intendeva segnalare un imminente cambio di politica monetaria. Un'altra agenzia di stampa internazionale, citando fonti vicine al dossier, sostiene che i funzionari della banca centrale non vedono la necessità di abbandonare la politica dei tassi di interesse negativi nella prossima riunione del 19 dicembre. Queste indiscrezioni, insieme ai dati che mostrano che
l'economia del Giappone si è contratta più bruscamente di quanto inizialmente stimato nel terzo trimestre (2,9% su base annua), sembrano aver indebolito lo yen giapponese.
I forex trader però rimangono guardinghi, pronti già dalla seduta odierna a ricominciare a comprare valuta nipponica e puntando al ribasso del cambio dollaro/yen. Alla base di questa convinzione c'è il fatto che la risalita di ieri ha permesso di ritestare l'area dei 146,4 yen che rappresentava l'ex livello di supporto, diventato poi resistenza. A livello grafico il ri-test evidenzia che ci sono effettivamente tutti i presupposti per tornare a scendere, considerato anche che il cambio è intrappolato in una sorta di canale discendente. Dal 13 novembre scorso, dopo il massimo relativo di 151,6 yen, il cambio ha registrato una serie di massimi e minimi discendenti che hanno creato un movimento ribassista strutturalmente solido che verrebbe meno solo con un ritorno delle quotazioni al di sopra dei 147,6 yen. Nelle prossime sedute, sono dunque alte le probabilità di un ritorno del movimento discendente, con l'area di 145,8 yen come primo target per poi puntare ai 145 yen secchi.
Ma sul medio/lungo periodo, cosa potrebbe succedere? «Molti sostengono che il 2024 sarà l'anno dello yen e della caduta del dollaro», ha concluso Berlinzani, «e con queste premesse, l'anno a venire sarà certamente intrigante, anche sotto questo profilo. Tecnicamente ci sono tanti livelli per il cambio Usd/Jpy, a cominciare dal supporto a 141,60 yen toccato la settimana scorsa». Secondo il trader poi, sotto quota 141,60 yen, il cambio potrebbe addirittura guadare all'area dei 138 yen, target che per ora sembra però prematuro. (riproduzione riservata)