Le decisioni di Trump stanno colpendo in casa. Una delle vittime eccellenti delle strategie economiche e geopolitiche del nuovo presidente degli Stati Uniti è il dollaro. Da quando è entrata ufficialmente in essere la nuova amministrazione americana infatti, la moneta Usa non fatto che scendere. Il futures sul Dollar index è passato dai massimi relativi di quota 110 punti, segnati il 13 gennaio scorso, a ridosso di area 103 punti, chiusura di questa settimana.
Nell’ultima ottava in particolare, l’accelerazione ribassista è stata più significativa, soprattutto dopo la decisione d’istituire una riserva strategica composta da valuta digitale sequestrata in procedimenti penali statunitensi. Alla fine si è trattato più di marketing che non altro, considerato che l’esecutivo non procederà ad acquisti sul mercato delle cripto per questa riserva. Ad ogni modo, il dollaro ha accusato il colpo e la discesa, sembra tutt’altro che finita. Gli operatori sono preoccupati dai possibili impatti sull’economia americana dei dazi doganali, che alla fine potrebbero danneggiare gli importatori e ricadere sul consumatore finale, riducendone il potere d’acquisto e alla fine, la domanda interna stessa.
Oltre alle questioni fondamentali, anche la struttura tecnica suggerisce che la svalutazione in atto del dollaro possa continuare. Tra novembre 2024 e l’inizio di marzo 2025 si è venuta a creare una figura tecnica denominata testa e spalla, che ha cominciato a svilupparsi il 4 marzo scorso, con la rottura della neck line posizionata a quota 106 punti. L’evoluzione completa di questa figura tecnica prevede il raggiungimento del livello di 101,5 punti. Per una strategia ribassista sul futures è utile tuttavia attendere un possibile rimbalzo nelle prime sedute della prossima settimana, con il Dollar Index che potrebbe tornare a ridosso della media mobile a 200 giorni che transita intorno a quota 104,7 punti. Soltanto un allungo oltre tale livello andrebbe ad invalidare lo short. Per i forex trader che preferiscono trattare l’euro/dollaro, essendo correlato inversamente al Dollar Index, si può valutare un trade rialzista sul cambio.
La coppia valutaria ha chiuso le contrattazioni settimanali a ridosso di 1,0870 dollari, poco sotto i massimi relativi segnati il 5 novembre scorso. Anche in questo caso, visto l’ipercomprato registrato, è più conveniente aspettare un eventuale ritracciamento del cambio, che potrebbe riportare le contrattazioni verso un ritorno a 1,06 dollari. L’impostazione di fondo è comunque rialzista e, una volta superata la barriera di di 1,09 dollari, si apre la strada per il raggiungimento dei massimi di fine settembre a quota 1,12 dollari. Un aiuto in tal senso potrebbe arrivare dalla nuove aspettative sulle politiche monetarie delle banche centrali, con gli operatori che ora si attendono una Fed più accomodante a fronte di una Banca Centrale Europea che potrebbe invece interrompere la sua fase di riduzione dei tassi. (riproduzione riservata)