In un contesto di costanti massimi storici da parte di Wall street viene poca voglia di diversificare il portafoglio di rischio, ma è sempre bene non mettere tutte le uova nello stesso paniere. E, per coloro che mantengono un approccio a volatilità non contenuta, le valute continuano ad offrire opportunità di investimento e di de correlazione rispetto ad altre scelte da inserire in portafoglio. Guardando alle sole dinamiche dei tassi di cambio, si segnala in particolare la forza del biglietto verde e del franco svizzero, da un lato un po’ insolita in un contesto nettamente risk-on (indici azionari ai massimi) come quello oggi presente. Nonostante sotto il profilo macro ci si possa attendere in futuro un dollaro più debole, la divisa Usa testa i livelli di inizio 2017 contro l’euro mostrando una forza eccezionale. Tecnicamente si può mettere in conto un pull-back verso 1,095-1,10 dollari che permetta all’ipervenduto di breve – Rsi a 14 giorni sotto 30 punti- di scaricarsi verso l’alto, ma il bias di fondo resta a favore della divisa statunitense con potenzialità di test dell’area 1,07-1,075 dollari. L’altra divisa rifugio che non conosce sosta è il franco svizzero, nonostante i rendimenti per chi parcheggia il denaro in obbligazioni siano in territorio negativo (a differenza del dollaro Usa che ha un carry nettamente positivo almeno rispetto all’euro). Alcuni cross interessanti da monitorare sono il franco svizzero rispetto alla corona norvegese e svedese, ma anche nei confronti dello stesso euro e del dollaro australiano (debole contro molte divise). Importante test grafico e psicologico per il cambio franco svizzero-corona svedese a ridosso di 10 corone, oltre cui si può mettere in conto un possibile allungo, con successivo target di medio termine nell’area 10,2-10,25 corone. Il franco svizzero si sta a sua volta riportando sui valori minimi (massima forza) rispetto all’euro, e il test in atto sui livelli di inizio metà 2015 può tramutarsi in ulteriore rafforzamento per il bene rifugio. Importante in tal senso il consolidamento al di sotto di 1,06 franchi, con spazi di allungo in ottica di medio termine verso l’area 1,035-1,04 franchi. Ma la forza del franco può essere abbinata alla debolezza del dollaro australiano. Anche qui il trend è molto robusto e non ci sono segnali di inversione: un pull-back verso quota 0,67 può essere sfruttato in ottica contrarian, scommettendo su un ulteriore rafforzamento del franco con obiettivo nell’area 0,625-0,63 franchi. La debolezza del dollaro australiano è sfruttabile anche attraverso una posizione sui cambi rispetto al dollaro Usa e a quello canadese: per Aud-Usd si stanno testando i minimi dal inizio 2009, e il cedimento di 0,665 dollari aprirebbe margini verso l’area 0,635-0,64 dollari. Se è molto difficile interpretare le dinamiche della sterlina, alcune storie emergenti meritano invece attenzione. Ad esempio il real brasiliano è in netto indebolimento rispetto a euro e dollaro, mentre il peso messicano esprime un interessante trend di recupero. In tal senso un movimento correttivo per il cambio dollaro-real verso l’area 4,25-4,27 real può rappresentare un’opportunità, con scenario rialzista di medio periodo verso 4,45-4,50. Il impostato il movimento ribassista dell’euro-peso messicano, a favore della divisa americana, con target potenziale a quota 19,5. Il carry a favore della valuta messicana è inoltre elevato, offrendo la possibilità di investimento anche a coloro che non ricercano i puri movimenti dei tassi di cambio. Attualmente ad esempio si fotografa sulla scadenza a 3 anni un rendimento annuo netto del 5,3%, in valuta locale, per il bond emesso dalla Bei con scadenza luglio 2023 (Isin XS1760115649). Rendimento simile, su base annua, per l’emissione della Bei in peso messicano con scadenza luglio 2020 (Isin XS1555155388). (riproduzione riservata)