Lo slancio è finito ed è ora di alleggerire le posizioni sulle banche. Almeno fino a quando non si capirà meglio se le tensioni all’interno del Governo sono momentanee o se la crisi è strutturale. Il comparto bancario ha infatti registrato un’interruzione della fase rialzista, cominciata dai minimi relativi di agosto, in concomitanza con il rialzo dello spread: gli operatori italiani e internazionali stanno infatti tornando a misurare il rischio Paese e di conseguenza il differenziale di rendimento tra il Btp e il Bund decennale è tornato a pesare sul comparto bancario e a cascata sul listino italiano. La situazione è abbastanza evidente: anche se ieri si è assistito a un lieve ridimensionamento, dal 7 novembre scorso, data in cui lo spread ha ricominciato a salire rispetto alla base che aveva trovato a ridosso dei 130 punti base, indice e titoli bancari hanno smesso di crescere. Alcuni hanno iniziato a muoversi lateralmente, altre hanno avviato un leggero storno. A questo punto la domanda è: si tratta solo di prese di profitto o è cominciata una fase ribassista di medio termine? Difficile dirlo, perché al netto dei fattori eterni alla situazione italiana (dazi Usa/Cina, Brexit ecc.) sarà l’incertezza politica a dettare l’andamento futuro delle banche italiane.
Graficamente, il quadro dello spread non appare dei migliori, anche se le vere preoccupazioni potrebbero arrivare quando verrà meno la trend line discendente che sta funzionando da resistenza dinamica. Partita con il massimo relativo di fine maggio a 290 punti, la barriera si è venuta a creare unendo lo spike rialzista di agosto (causato dalla fine del governo gialloverde) che poi passa a ridosso dei 170 punti. In caso di superamento di questo livello, è probabile che lo spread vada a raggiungere l’area dei 190 punti, per poi superare i 200 punti, situazione che andrebbe sicuramente a impattare sull’andamento delle banche italiane. Difficile dire se già nelle prossime sedute si potrà già assistere alla violazione della resistenza, anche perché il contesto di breve termine potrebbe lasciare spazio ad alcuni giorni di lateralità. Il Ftse Italia All-Share Banks, l’indice settoriale delle banche, con il massimo del 13 novembre a 9.447 punti ha raggiunto una doppia barriera creata da una resistenza statica e da una dinamica. Tale livello non sarà facile da superare, e questo rafforza le probabilità di una prossima discesa dell’indice. In ogni caso la partita si giocherà sul supporto dinamico partito con il minimo dell’8 ottobre scorso a 8.000 punti e che ora passa intorno ai 9.230 punti: una sua rottura porterebbe l’indice settoriale delle banche verso quota 9.000 punti, dove si trova il prossimo supporto statico. Ma anche la situazione dei principali titoli bancari che formano il Ftse Italia All-Share Banks appare precaria.
L’impostazione ad esempio di Intesa Sanpaolo è del tutto simile: il titolo è sì all’interno di un canale rialzista di medio termine partito con i minimi di metà agosto, ma nel breve potrebbe avere una fase laterale di alcuni giorni che gli permetterà di andare ad incrociare il supporto dinamico più vicino a 2,3 euro. Solo allora si potrà capire quale sarà l’andamento del titolo nel medio periodo. In caso di tenuta, Intesa Sanpaolo è destinata a tornare all’attacco dei massimi della scorsa settimana poco sotto i 2,40 euro. In caso di rottura ribassista del supporto invece si potrebbe aprire una fase di discesa che ha come primo target i massimi relativi di metà ottobre a 2,28 euro. Intorno a quell’area si trova il limite inferiore del canale rialzista: se non dovesse tenere farebbe uscire il titolo dal trend positivo. A quel punto gli scenari tecnici si deteriorerebbero fino a toccare l’area dei 2,20 euro. Un’ulteriore discesa sotto 2,20 euro invece potrebbe aprire una fase ribassista più importante in grado di riportare il titolo verso i 2 euro.
Peggiore l’impostazione grafica di Unicredit, con il titolo indirizzato verso il supporto statico di 11,80/11,90 euro. A differenza di Intesa, la banca di piazza Gae Aulenti non ha livelli intermedi prima di andare a incrociare il supporto dinamico. Un peggioramento dello spread scatenerebbe una decisa pressione ribassista sul titolo portandolo subito verso questo supporto, col rischio anche di violarlo. Tecnicamente l’approdo successivo è in area 11,20 euro il quanto rispetto a Intesa il grafico di Unicredit si allarga di più lateralmente. Non va poi dimenticato Banco Bpm, terza colonna portante del settore. Il titolo è già in prossimità del supporto dinamico di medio termine, con l’incrocio in area 1,98 euro. Una discesa sotto tale soglia inciderebbe negativamente sia sul rendimento del titolo sia sull’indice settoriale, mettendo sotto pressione tutti i titoli del paniere. Per questa ragione è opportuno valutare un alleggerimento delle posizioni o anche, se le cose dovessero mettersi male, una vendita totale. I trader più sofisticati invece potrebbero tentare uno short leggero per poi incrementarlo i caso di discesa più accentuata. (riproduzione riservata)