
Negli ultimi anni l’industria dei certificati si è concentrata in modo particolare su soluzioni d’investimento ibride, che offrissero un utile compromesso tra il mercato obbligazionario e quello azionario, grazie a soluzioni operative in grado di pagare importi periodici complessivamente più elevati rispetto a quelli dei bond, a fronte di una probabilità di perdita o anche solo di mancato incasso dei premi più sbilanciata verso gli investimenti ad alto rischio.
L’offerta disponibile va però ben oltre questa classe di prodotti e coinvolge logiche operative anche molto più dirette e aggressive. In generale, la diversificazione degli investimenti non si è sviluppata solo sul fronte dei payoff, ma anche su quello dei sottostanti coinvolti, che comprendono un range sempre più ampio di soluzioni operative, coinvolgendo anche asset magari quotati su mercati esteri e quindi non facilmente accessibili per un investitore domestico.
Recentemente Vontobel ha quotato per esempio i suoi primi certificati su Etf: in particolare, l’operatore svizzero ha emesso ben 92 Turbo Long e Short a leva variabile e senza scadenza, legati a 15 Etf emessi da player di primaria grandezza (iShares, Vanguard, SPDR) o specializzati in strumenti settoriali e tematici (Global X, Van Eck, Ark) quotati negli Usa, quindi difficilmente accessibili agli investitori italiani. Sono prodotti speculativi, che permettono di puntare sia al rialzo sia al ribasso su settori e temi come oro, healthcare, tecnologie innovative, uranio, beni di consumo, aerospazio, utility, real estate, energy, titoli minerari oppure finanziari e industriali, ma anche su asset class più tradizionali come le large cap cinesi e le small cap Usa.
Una logica simile ha guidato anche Bnp Paribas, che ha recentemente ampliato la sua offerta di Mini Future con un’emissione focalizzata proprio su alcuni Etf settoriali targati SPDR, non tutti quotati in Europa e quindi anche qui difficilmente accessibili per un investitore italiano. Sono prodotti che investono sul tessuto economico americano, con una gamma molto diversificata che coinvolge un insieme di settori chiave quali i servizi finanziari, la sanità, i consumi, l’energia, le utility, il comparto manifatturiero, quello industriale e anche il settore tech.
Turbo e Mini future hanno una struttura simile: il loro valore riflette di fatto la differenza tra la quotazione corrente del sottostante e un livello strike prefissato (variabile nel tempo o meno), ovvero il valore del sottostante stabilito all’inizio della vita del prodotto, in relazione al quale viene anche determinato l’effetto leva del certificato. Tanto più questi due livelli saranno ravvicinati, tanto più basso sarà il prezzo del certificato e quindi maggiore il suo effetto leva, dal momento che sarà sufficiente un investimento minimo per acquisire un’esposizione sul sottostante d’interesse. Se la differenza tra i due prezzi (spot e strike) si dovesse annullare, l’investimento si estinguerebbe, limitando la perdita massima al solo capitale investito.
Altri due esempi di emissioni recenti guidate da una logica di tipo settoriale possono essere rintracciati in due Tracker quotati sempre da Vontobel e in quattro Benchmark targati Unicredit. L’operatore svizzero ha emesso due certificati lineari legati a indici gestiti dal provider tedesco Solactive, il Solactive US Magnificent 7 index NTR e il Solactive Granolas EUR index NTR: il primo permette di acquisire un’esposizione senza alcun effetto leva su un paniere di titoli tecnologici americani quali Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta, Nvidia e Tesla. Il secondo sottostante è invece più diversificato e comprende le azioni europee GSK, Roche, ASML, Nestlé, Novartis, Novo Nordisk, L'Oréal, LVMH, AstraZeneca, SAP e Sanofi, che coinvolgono quindi settori diversi, dalla salute ai beni di consumo durevoli, dai consumi voluttuari alla tecnologia.
La proposta di Unicredit si è concentrata infine sul settore del lusso, coinvolgendo quattro titoli (Burberry, Ermenegildo Zegna, Prada e Aston Martin Lagonda), quotati rispettivamente a Londra, New York, Hong Kong e ancora Londra. La struttura prevede una replica lineare dell’andamento del sottostante, senza alcun effetto leva, né scadenza (Open End). Di nuovo, grazie ai certificati, si può acquisire un’esposizione su asset quotati su mercati esteri, quindi non facilmente accessibili per gli investitori italiani. Anche questo è un elemento di appeal che l’industria dei certificati sta dimostrando di voler rilanciare. (riproduzione riservata)