Cronaca di un crollo annunciato per la sterlina. Dopo aver violato il supporto statico di 1,25 dollari, il cable (cambio sterlina dollaro) potrebbe essere all’inizio di una fase discendente di medio periodo. L’obiettivo è molto interessante e si tratta del minimo di gennaio 2017 a 1,20 dollari. Nulla di nuovo per i forex trader, che stavano aspettando il segnale per aprire gli short sul cambio sterlina/dollaro e il segnale è arrivato proprio con la discesa sotto quota 1,25 dollari. Tale livello, come più volte ricordato nel corso degli ultimi due e mezzo, ha sempre rappresentato una linea Maginot sotto la quale c’era il rischio che la sterlina cominciasse ad avvitarsi su se stessa. E così è stato, anche se c’è voluta la discesa sotto 1,24 dollari, avvenuta venerdì scorso 26 luglio, per imprimere maggiore spinta a ribasso. Durante la seduta di ieri, 29 luglio 2019, il cambio ha perso l’1,38% chiudendo a ridosso di 1,2215 dollari. L’ultima volta che il cable aveva segnato, in un solo giorno, una discesa simile è stato il 28 marzo scorso.
Ma cosa è successo per mettere così in crisi la sterlina? La risposta ha un nome e un cognome: Boris Johnson. Con il nuovo premier britannico, che ha preso il posto della dimissionaria Theresa May, la paura è che il no deal si concretizzi veramente. Nonostante i toni anche aspri dei mesi passati, gli operatori non hanno mai creduto veramente alla possibilità che la Gran Bretagna uscisse dall’Unione Europea senza un accordo. L’arrivo di Johnson invece cambia tutto perché il personaggio è talmente eccentrico che potrebbe anche forzare con la trattativa fino ad arrivare ad un punto di rottura. In particolare, ieri ad alimentare la speculazione sono state le dichiarazioni dure di alcuni membri della sua squadra, il cancelliere Sajid Javid che ha parlato di questa ipotesi (uscita disordinata) in modo più concreto e di Michael Gove, il quale ha scritto che il governo sta «lavorando sul presupposto»che i colloqui con l’UE potrebbero fallire. E questo gli operatori del forex stanno cominciando a prezzarlo. Il tempo d’altronde stringe con la scadenza del 31 ottobre che si avvicina, data che sancirà definitivamente (salvo ulteriori proroghe) l’uscita della Gran Bretagna.
Sotto il profilo operativo c’è ancora molto spazio per una possibile svalutazione della sterlina che, nelle prossime sedute, potrebbe però rimbalzare per dare modo agli shortisti di chiudere le loro posizioni ribassiste. Lo scenario di rimbalzo, anche se probabile, non è sicuro perché il vero target ribassista è come anticipato il minimo del gennaio 2017 a 1,20 dollari. Alcuni analisti tuttavia sostengono che dopo l’eventuale raggiungimento del minimo sopracitato ci possa essere un rimbalzo delle quotazioni salvo poi ricominciare a scendere. Il vero pericolo per la sterlina sarebbe proprio la rottura del minimo a 1,20 dollari che aprirebbe scenari inesplorati negli ultimi 10 anni per la valuta di Londra. Prima di tutto questo però c’è la Federal Reserve che, con la decisione che prenderà nella riunione del 31 luglio prossimo, potrebbe accelerare il processo di discesa della sterlina o eventualmente arrestarlo.
Nel caso la Fed rimanga nelle previsioni di un taglio da 0,25% è molto probabile che la discesa della sterlina non venga alterata. Nell’ipotesi invece che la banca centrale americana decida di sorprendere il mercato con un taglio dello 0,50% del tasso d’interesse è probabile che il dollaro vada a indebolirsi, con un conseguente rafforzamento indiretto della sterlina. Se questa ipotesi dovesse avverarsi ci potrebbe stare anche un ritorno vero quota 1,25 dollari da parte del cable. L’impostazione ribassista di medio termine però non verrebbe messa in discussione e sarebbe dunque solo questione di tempo prima di rivedere i minimi di gennaio 2017. L’unico fattore che potrebbe far invertire la tendenza di medio termine della sterlina è un accordo sulla Brexit con l’Unione Europea.
Tecnicamente il cable prima di tornare long dovrebbe superare nuovamente al rialzo l’area di 1,26 dollari ma per essere tranquilli il livello da superare sarebbe 1,2750 dollari dove le quotazioni del cambio andrebbero ad incrociare una trend line discendente partita con i massimi relativi di metà marzo a 1,3340 dollari. L’operatività da prediligere è con prodotti come i Cfd che possono proporre un investimento maggiormente limitato e con una marginazione abbastanza contenuta rispetto ai classici future. (riproduzione riservata)