Sono volatili, pericolose e hanno già provocato forti perdite agli investitori, l’ultima recentissima, dopo le parole del presidente Usa Donald Trump. Nonostante tutto ciò le criptovalute sono riuscite a far felici almeno i day trader, che hanno potuto approfittare proprio di quest’ultimo evento per realizzare performance interessanti attraverso posizioni short. L’altra buona notizia è che l’analisi tecnica riesce bene a individuare e anticipare trend, forza e punti di svolta.
A patto però di settare i periodi giusti. La storia degli ultimi giorni ne è la riprova. È infatti bastata una dichiarazione del presidente Trump per far crollare il mondo delle monete digitali. Nella fattispecie, la scorsa settimana il presidente si è scagliato contro l’idea di Facebook di creare una moneta propria (Libra), sostenendo che «non sono soldi, e il loro valore è altamente volatile e basato sul nulla». Tanto è bastato per far registrare un crollo di circa il 20% del Bitcoin, passato dal massimo relativo di 13.480 dollari segnato il 10 luglio, ai 10.650 dollari circa della chiusura di ieri 15 luglio. Le altre cripto, se possibile, sono andate ancora peggio. Nello stesso arco temporale, l’Ethereum è scesa del 26%, il Litecoin del 25% e così via.
Come premesso gli unici ad esser contenti di questa situazione sono i trader intraday, che hanno banchettato sulla volatilità di questi giorni. Le criptovalute sono strumenti da prendere con estrema cautela, da sconsigliare fortemente a tutti, neofiti dell’investimento retail in particolare. Tuttavia, la cosa interessante è che valgono tutte le principali regole codificate dall’analisi tecnica classica. L’analisi grafica infatti non fa altro che cercare di individuare un trend e la sua forza e su questa base selezionare delle scelte operative coerenti. Anzi, paradossalmente, le criptovalute sono meno efficienti dei mercati più maturi, e pertanto molte tecniche basilari hanno un miglior riscontro.
Bisogna però tener presente che le criptovalute hanno una elevata volatilità che, con il tempo, ha persino evidenziato un miglioramento qualitativo. Per questa ragione è importante utilizzare strumenti come indicatori od oscillatori, che incamerino il valore della volatilità e che quindi si adattino rapidamente al mutare dei prezzi.
Esemplare è il caso del Bitcoin, la criptovaluta dominante con una capitalizzazione di 187 miliardi di dollari, pari a quasi il 66% dell’intero mercato. Tutte le altre criptovalute hanno movimenti collegati a quelli del Bitcoin. Per analizzare questo sottostante può essere utile ricorrere alle bande di Bollinger che possono fornire qualche indicazione tecnica. Il grafico in pagina riporta i prezzi in dollari del Bitcoin su scala logaritmica, a partire da dicembre 2019. A questo sono state applicate le Bande di Bollinger, tarate su 30 giorni invece che i canonici 20. «Occorre tenere conto che si tratta di un mercato sempre aperto», ha sottolineato Eugenio Sartorelli, esperto in opzioni e analista ciclico con la passione per le monete elettroniche, «e pertanto è il caso di allungare i dimensionamenti della maggior parte degli indicatori ed oscillatori».
La tendenza del Bitcoin è risultata fortemente rialzista soprattutto dall’aprile di quest’anno. Da allora è stata registrata un’area di doppio massimo tra il 26 giugno e il 10 luglio, con valori sugli estremi delle bande. La correzione successiva ha da poco rotto al ribasso la media mobile a 30 giorni, portando le contrattazioni su una trendline importante e nei pressi di un ritracciamento di Fibonacci del 38,2% (che passa intorno a 9.740 dollari). Se il Bitcoin riuscisse a trovare supporto per alcuni giorni in area 10.000-9.700 dollari si potrebbe ritornare verso la parte alta delle bande e quindi perlomeno oltre quota 12.000 dollari. La mancata tenuta del supporto potrebbe invece portare a una discesa verso un ritracciamento del 50% e quindi verso l’area degli 8.500 dollari, «che considero una correzione estrema in questa fase e una potenziale area di acquisto sulla debolezza», ha aggiunto Sartorelli.
Numerosi gli strumenti che consentono di operare sulle criptovalute. A cominciare dal future sul Bitcoin (Btc), quotato sui mercati Usa regolamentati del Cme e del Cboe. Il sottostante è rispettivamente di 5 Btc per il future del Cme e di 1 Btc per il future del Cboe. Poiché si tratta di mercati molto volatili la marginazione è pari al 50% del valore del contratto. Si ha pertanto una leva 2 e quindi con il Bitcoin a quota 10.000 dollari occorre bloccare capitali elevati. I costi di transazione sono rispettivamente intorno a 15 dollari e 5 dollari con i migliori discount broker. Il punto debole di questi mercati è che non sono sempre aperti e quotano 23 ore al giorno dal lunedì a venerdì, mentre il sottostante è sempre quotato ed è perciò possibile il verificarsi di ampi gap (al rialzo o al ribasso).
Per avere una quotazione in continuo occorre rivolgersi agli Exchange ovvero broker non regolamentati che consentono di operare direttamente sulle singole criptovalute contro le principali divise, oppure di operare sul cross tra due differenti criptovalute. È chiaro che ricorrere a questo tipo di operatori comporta dei rischi, ma basta fare una rapida ricerca online per individuare quelli con una storia più lunga alle spalle e soprattutto con una miglior reputazione fornita dagli utenti stessi. In questo caso i costi di transazione sono molto variegati, ma sempre nell’ordine dello 0,01-0,02% del controvalore. Muovendo il controvalore di 1 Btc che quota ipoteticamente 10 mila dollari, i costi saranno di 1-2 dollari.
Ci sono poi i costi di marginazione che possono far lievitare di parecchio l’esborso complessivo, ma anche in questo caso si riscontra un’ampia varietà di trattamento. La leva di solito non arriva oltre 4. Il pregio di un buon Exchange è l’ampia varietà di cross su cui operare e soprattutto che gli ordini di acquisto/vendita, stop-loss e take profit possono rimanere attivi in continuo. Come ultima risorsa esistono i Cfd (certificate for difference) che hanno il difetto di costi più elevati, minor numero di criptovalute su cui operare e contrattazione non in continuo. (riproduzione riservata)