Dopo aver oscillato attorno a quota 34.000 negli ultimi nove mesi del 2024, ritrovando la strada rialzista solo all’inizio del nuovo anno, il rischio di ripiegamento massimo teorico del Ftse Mib arriva a quanto guadagnato del 2025. Questo estremo, tuttavia, sarebbe di attualità solo nel caso in cui Wall Street scontasse con più forza una recessione tecnica negli Stati Uniti, che storicamente comporta una correzione nell’ordine del 25%, ipotesi che al momento è limitata a una probabilità tra il 10% e il 15%. Per ora, le prese di beneficio delle ultime tre settimane rimangono circoscritte alle incertezze macro e microeconomiche originate dall’imprevedibile politica commerciale della nuova amministrazione Trump, capaci anche di compromettere le poche possibilità di riduzione dei tassi da parte della Fed.
FTSE-MIB

Così, il Vix si è mantenuto costantemente sopra quota 20% per la seconda settimana consecutiva, spingendo l’S&P500 e il Nasdaq a cedere l’importante media mobile a 52 settimane in cerca di un livello su cui ritrovare la domanda: il ritracciamento fino a quota 5.350 per il primo, o perfino 5.100, e a 16.500 punti per il secondo sarebbe cosa normale, nell’ambito di un sano ciclo rialzista di lungo periodo che stava vedendo valutazioni piuttosto care in alcuni settori-guida.
S&P500

In questo scenario, gli indici dell’Eurozona si sono dimostrati inaspettatamente resilienti, grazie anche alle quotazioni più equilibrate e alla politica monetaria sempre meno restrittiva, nonché alle prime speranze di cessazione della guerra in Ucraina e alle prospettive di aumento della spesa pubblica dei Paesi Ue. Grazie alla sua composizione settoriale, il Ftse Mib spicca non solo per la capacità di allontanarsi di meno dai massimi di fine febbraio, ma anche per avere i migliori presupposti di tenuta in questa fase correttiva di Wall Street.
Tutto l’appeal dei settori di piazza Affari
Le banche. Un terzo dei movimenti del Ftse Mib deriva dalle banche, guidate a loro volta per un terzo da Intesa Sanpaolo e per un terzo da Unicredit, tutte protagoniste del 2025 e del biennio precedente grazie alla consistenza dei bilanci (favoriti dai tassi elevati), al buon rapporto prezzo /utili (tutt’ora attraente), al ricco dividend yield (spesso più elevato delle utility) e al processo di aggregazione in atto. Tra tutti questi motivi d’appeal, solo uno, cioè il margine d’interesse, può essere visto in fase calante in scia alla politica di normalizzazione dei tassi da parte della Bce, il cui percorso dei prossimi mesi rimane ancora da stabilire in funzione dell’andamento delle componenti dell’inflazione: le incognite sui dazi e sull’aumento delle spese per la difesa, nonché sulle sorti del conflitto in Ucraina, potrebbero far sì che la Bce non riesca a onorare pienamente le attuali attese di mercato sulla discesa dei tassi, lasciando le banche come unico settore favorito in borsa.
Le utility del Ftse Mib (A2a, Italgas, Snam, Terna e soprattutto Enel, che da sola ha un peso del 9%), costituiscono il secondo settore più decisivo per i movimenti dell’indice, con una capitalizzazione complessiva di poco superiore al 15%: poiché il relativo indice settoriale è sostanzialmente in pari da inizio anno, non ci sono guadagni da realizzare che ne contribuirebbero alla discesa. Essendo sensibili alle attese sui tassi, e quindi ai movimenti dei corsi obbligazionari, l’unico motivo di debolezza potrebbe riguardare un nuovo scivolone dei prezzi dei titoli decennali dell’Eurozona, com’è accaduto la scorsa settimana in occasione della proposta del governo tedesco di sforare il tetto del debito per stanziare 500 miliardi in spese infrastrutturali, seguita dalla decisione di Bruxelles di stanziare 800 miliardi in quattro anni per le spese sulla difesa: le implicazioni inflattive di simili aumenti della spesa pubblica hanno scatenato tre giorni di vendite sui titoli di stato dell’area euro a media e lunga scadenza, lasciando i corsi decennali a sedimentare sui livelli di minimo per tutta la settimana appena conclusa.
Automotive e assicurativi. Con un peso complessivo molto simile al 15% delle utility, dominato dal 10% di Ferrari, il settore automotive (costituito da Pirelli e soprattutto Stellantis, dopo Ferrari) rappresenta in questa fase l’anello più incerto di Piazza Affari, essendo il più esposto alle intemperie dei dazi dentro e fuori dall’Europa. Questa dose di rischio è parzialmente stemperata dal peso del 7,7% del settore assicurativo, dove la forza della domanda di Generali e Unipol aiuta a mantenerle ancorate ai massimi di periodo. (riproduzione riservata)