È cresciuto il numero dei piccoli trader nei primi cinque mesi dell’anno, che, nonostante le forti escursioni dei mercati, continuano ad essere attivi. Tanti si sono avvicinati al mondo del trading nel corso degli ultimi anni, molti meno sono rimasti. Questa volta però potrebbe essere diversa. L’ondata, prima di volatilità, e poi di direzionalità (rialzista) che ha investito i mercati da febbraio a questa parte, ha favorito l’avvicinarsi all’investimento fai da te. E così molte persone hanno aperto conti trading o hanno trasformato la loro operatività da dormiente ad attiva. La forzata inattività a causa del lockdown, in questo caso avrà sicuramente contribuito al fenomeno. Ad ogni modo, le new entry sono ancora qui e lottano insieme al mercato. Lo si desume dalle statistiche mensili delle operazioni effettuate, pubblicate il 3 giugno scorso dal London Stock Exchange.
La controllante di Borsa Italiana ha evidenziato che nel mese di maggio 2020 c’è stato un aumento dei trade del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con 7,2 milioni di transazioni eseguite a fronte dei precedenti 6,5 milioni. A differenza dei mesi scorsi però, a maggio il controvalore mensile scambiato è risultato per la prima volta nell’anno in contrazione (-16% a 52 miliardi di euro rispetto ai 62 miliardi del 2019. Ma questo elemento non è altro che l’eccezione che conferma la regola. Più operazioni ma di valore minore, che tradotto significa più trader ma meno istituzionali (che non è certo una buona notizia, ma è un’altra storia). A confermare l’attivismo dei trader italiani anche i dati delle maggiori banche e dei broker. Sulla piattaforma Fineco ad esempio si è notato sia un forte afflusso di nuovi clienti, che hanno fatto registrare una crescita del 42% degli asset medi per nuovo conto aperto rispetto allo scorso anno e sia un maggiore utilizzo dei servizi da parte di chi già era cliente della banca. «In maggio, nonostante la volatilità sia nettamente diminuita rispetto ai picchi di marzo riavvicinandosi così ai livelli di un anno fa, gli ordini eseguiti sono più che raddoppiati su base annua (+103%)», ha spiegato Romualdo Guidi, responsabile Prodotti e servizi di Fineco.
Per quanto riguarda i ricavi, la banca nel mese ha registrato delle brokerage revenues stimate in circa 21 milioni di euro, con un incremento dell’82% rispetto a maggio 2019. «Dal nostro punto di vista è riduttivo liquidare questi numeri interpretandoli semplicemente come una crescita del trading online, che resta un fenomeno di nicchia da poche migliaia di clienti» dice Romualdo Guidi, responsabile Prodotti e servizi di Fineco. «In realtà quello a cui stiamo assistendo», ha aggiunto Guidi, «un consistente ampliamento del pubblico interessato a interagire con i mercati, che sta coinvolgendo centinaia di migliaia di clienti attivi sulla nostra piattaforma per comprare etf, azioni, obbligazioni. Non si tratta insomma di un incremento dell’operatività professionale, ma di milioni di italiani che investono e cercano il modo più conveniente ed efficiente per farlo». Dati alla mano, il manager, ha fatto notare ad Mf Trading Online che mettendo a confronto i ricavi 2020/2019 dell’attività di brokeraggio con l’andamento della volatilità dei rispettivi anni si può vedere che c’è stato un aumento importante dei ricavi lungo tutti i mesi del 2020 (vs 2019), anche quando la volatilità era molto simile un anno con l’altro (grafico in pagina). Stessa tendenza nei primi cinque mesi di quest’anno per IWBank anche se l’effetto volatilità è stato più marcato, portando con sé picchi importanti nel mese di febbraio e marzo, con un aumento del trading da parte dei retail nell’ordine dell’80’% (rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente). «Significativo anche il dato registrato nell’apertura di nuovi conti, addirittura raddoppiato in questi due mesi», specifica Alessandro Forconi, responsabile area Trading e Mercati IWBank, «a testimonianza del fatto che sempre più persone si stanno avvicinando con interesse al mondo del trading online. Un trend, quest’ultimo, che rileviamo anche in questi primi giorni di progressiva riapertura e che ci fa ben sperare per il futuro». Secondo Forconi, bisogna fare però delle distinzioni tra trader e prodotti utilizzati con una parte della clientela, la più aggressiva (i cosiddetti heavy trader ha utilizzato derivati a leva nella fase altamente volatile, mentre altri clienti si sono orientati a investimenti di medio periodo concentrandosi sui certificati.
Anche Directa sim, dopo aver registrato un 2019 in leggero utile, sta assistendo ad un 2020 in netta espansione archiviando un primo trimestre con un margine lordo superiore ad 1,1 milioni di euro (contro un margine negativo di 250 mila euro nello stesso trimestre 2019) e migliorando tutti i principali indici di performance, a partire dal numero di clienti, che al 31 marzo hanno raggiunto le 30 mila unità. «Il 2020 si conferma un anno molto forte per il trading online, per avere una annata simile dovremmo probabilmente andare al 2000, anno dello sboom della new economy», ha sottolineato l’amministratore delegato della sim Vincenzo Tedeschi, che prosegue: «la richiesta di apertura di nuovi conti e i volumi sul mercato sono a livelli che non si vedevano da tempo, tanto da aver potenziato gli strumenti di contatto del ServiceDesk e ampliato la potenza dei server di informativa per riuscire ad assicurare la stessa qualità di servizio ai Clienti seppur in presenza di volumi quasi doppi rispetto al normale».
Bisogna però mettere in guardia sia chi ha ripreso l’attività di trading, sia le persone che hanno aperto un conto per la prima volta. Un trader si vede nel lungo periodo e passata la sbornia da volatilità e la direzionalità seguente, che ha portato molti mercati a recuperare quasi interamente la fase discendente di marzo (facilitando anche le perfomance di portafoglio), nei prossimi mesi si potrebbe assistere ad un mercato nervoso intenzionato a riassorbire gli squilibri tra mondo finanziario e mondo reale, indotti dalle banche centrali. (riproduzione riservata)