Un’altra fase molto delicata di una seduta di borsa, oltre alla fase di pre-apertura (già analizzata la settimana scorsa da MF Trading Online), è quella dell’asta di chiusura. «Sotto alcuni punti di vista il momento finale di borsa è persino più importante rispetto a quello iniziale», ha esordito Andrea Cartisano, trader professionista e formatore di Giotto Cellino sim, «perché viene stabilito il prezzo di riferimento da cui partirà poi la fase di pre-apertura del giorno dopo». Ma come funziona a livello tecnico l’asta di chiusura? Innanzitutto gli orari: tutti i giorni dalle ore 17:30 alle ore 17:35, con chiusura random negli ultimi 30 secondi (17:35:00 - 17:35:29). Se durante gli ultimi due minuti della negoziazione continua si dovessero realizzare le condizioni di attivazione dell’asta di volatilità (ovvero, se si verificasse il superamento della soglia di variazione massima rispetto al prezzo statico o dinamico), la piattaforma attiva immediatamente la fase di asta di chiusura. Nel caso in cui il prezzo teorico di chiusura superi il limite massimo di variazione rispetto al prezzo statico (nel qual caso il prezzo teorico non viene validato), è invece attivata un’ulteriore asta di volatilità di due minuti (più un intervallo variabile della durata massima 30 secondi, determinato dal sistema di negoziazione in modo casuale).
Tale asta di volatilità (ulteriore rispetto all’asta di chiusura) può essere attivata una sola volta. Durante l’asta finale è permesso l’inserimento di soli ordini con limite di prezzo con le seguenti validità temporali: «good for Auction» (Gfa), ossia una proposta di negoziazione valida solo per la fase d’asta successiva indipendentemente dall’orario in cui è stata inserita, o «At close» (Atc), cioè una proposta di negoziazione valida solo per l’asta di chiusura. La presenza dello specialista a garanzia della liquidità del mercato, già prevista per la fase di negoziazione continua, è anche estesa anche all’asta di chiusura.
«L’operatività in asta di chiusura però va ben oltre la conoscenza dei tecnicismi», spiega Cartisano, «il segreto è prestare particolare attenzione a come si determina il prezzo di asta finale». Secondo lo specialista ci possono infatti essere delle anomalie di prezzo, a rialzo o a ribasso, che si possono sfruttare a proprio vantaggio, con però l’unica discriminante data dalla capitalizzazione della società. Quando avviene uno scostamento importante di prezzo tra gli ultimi scambi regolamentari e il prezzo teorico dell’asta finale su una large cap, si possono ad esempio piazzare degli ordini (sempre in fase di asta finale) nel senso contrario al forte scostamento con l’aspettativa che questo venga riassorbito nelle contrattazioni in after hour, o nei primi minuti del giorno successivo. «Questo tipo di anomalia accade quando più operatori devono liquidare o acquistare grosse quantità di titoli di una società e non riescono per vari motivi a coordinarsi, creando così un’inefficienza che noi trader dobbiamo cogliere», ha specificato Cartisano.
Quando lo stesso fenomeno accade su titoli con media o bassa capitalizzazione, il gioco si fa duro. In questi casi, secondo lo specialista, la strategia è la stessa ma le probabilità che lo scostamento venga riassorbito si riducono. Per non incappare in questi tranelli bisogna avere l’occhio allenato sui volumi medi di scambio dei titoli. Su Carel ad esempio, negli ultimi due mesi di borsa è successo spesso che delle aste finali anomale venissero ricoperte il giorno successivo, tuttavia bisogna anche sapere quando fermarsi «e su questo titolo il semaforo rosso è arrivato con l’abb del 3,6% attuato dall’azionista Luigi Nalini, mossa che ha allontanato gli operatori e raffreddato l’entusiamo sul titolo», conclude Cartisano. (riproduzione riservata)